De Revolutionibus – Sulla miseria del genere umano

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Foto di Gianmarco Vetrano
Foto di Gianmarco Vetrano

da Il Copernico e Galantuomo e Mondo di Giacomo Leopardi

diretto e interpretato  Giuseppe Carullo e Cristiana Minasi

disegno luci Roberto Bonaventura

scene e costumi Cinzia Muscolino

scenotecnica Piero Botto

assistenza alla regia Veronica Zito

ringraziamenti Giovanna La Maestra, Angelo Tripodo, Simone Carullo

produzione Carullo-Minasi, I Teatri del Sacro

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Giuseppe Carullo e Cristiana Minasi portano a Milano la loro ultima produzione “DE REVOLUTIONIBUS – SULLA MISERIA DEL GENERE UMANO” su testi originali di Giacomo Leopardi tratti dalle due Operette Morali “Copernico”e “Galantuomo e Mondo”.

Lo spettacolo vincitore della rassegna Teatri del Sacro 2015 è stato presentato in anteprima a Lucca.

Sarà in scena ora dal 3 al 5 aprile al Teatro PIMOFF , preceduto da un laboratorio rivolto ad attori e danzatori che si terra dal 30 marzo al 2 aprile.

Il Copernico –operetta infelice e per questo morale– così la definiscono gli autori.

Con la sua “Operetta”, nelle insolite vesti di Drammaturgo-Demiurgo, Leopardi ricostruisce l’Ordine dell’Universo, ben drammatizzando intorno allo sbriciolamento dell’orgoglio umano, ormai da ritenersi infondato dinanzi a Sua Eccellenza Sole, stufa di girare intorno “ad un granellino di sabbia” per far luce a “quattro animaluzzi”. Il genere umano, così, scacciato dal centro dell’universo e spostato con la sua piccola sfera alla periferia del sistema solare assiste, cosciente, alla propria “Apocalisse”. A voce d’un inerme Copernico, si profetizzano e stigmatizzano le miserie d’un re spodestato: l’uomo.
Operetta infelice e, per questo, morale intorno alla possibile rivoluzione del nuovo mirare dell’uomo nella profondità della propria miseria.

Così dalla minuscola e misera Terra si precipita verso il baratro delle non conosciute Luminose Meraviglie, nell’infinito buio dipinto di stelle, nella profondità e nell’abisso di ciò che rimane una speranza, l’esser parte di un’ Infinita Meraviglia: il Creato. “Niuna cosa maggiormente dimostra la grandezza e la potenza dell’umano intelletto che il potere l’uomo comprendere e fortemente sentire la sua piccolezza” Zibaldone.

Di contro Galantuomo e Mondo –operetta immorale e per questo felice

Con la moderna e sfrenata “civilizzazione”, cioè con il sopravvento del raziocinio sul sentimento e della tecnica sullo spirito, il Mondo è divenuto nemico d’ogni virtù. Nel dialogo leopardiano il “Mondo” spiega all’ingenuo Galantuomo, il quale ha sempre coltivato la virtù e frequentato la bottega della Natura e della Poesia, come ci si deve comportare se si vuole servirlo con successo. In tempi di progresso, lì dove il Mondo “non può far altro che camminare a ritroso”, l’ Uomo deve appigliarsi a “tutto il contrario di ciò che gli parrebbe naturale, compiendo ogni rovescio” e divenendo così “penitente di ogni virtù”. Il Mondo, travestito da Signorina Civiltà tutta vizi e capricci, divorato ogni fondale di immaginazione in cui potere sperare di precipitare, definisce gli estremi d’ un freddo quadro di miseria, dove “tutti gli uomini sono come tante uova”, dove è proibito ogni segno di vera vita. Qui la rivoluzione procede al contrario e diventa involuzione, in quanto il ridimensionamento dell’uomo porta seco una conseguenza negativa, da qui la menzogna utilitaristica. In uno scherzo d’impazienza e rassegnazione, Leopardi “conscio che gli uomini non si contenteranno di tenersi per quello che sono, andando sempre raziocinando a rovescio” presenta la loro Operetta immorale e, per questo, miseramente “felice”.

E gli uomini vollero le tenebre piuttosto che la luce” Giov. 3, 19 ad introduzione della Ginestra.

Rivoluzione e miseria sono parole che riempiamo d’una natura ambigua e paradossale, nell’unica certezza di volerci aggrappare al teatro, fatto di piccole e povere cose, ma capace di grandissime riflessioni sul potere dell’uomo di ribellarsi e dunque ritrovarsi. Passeggiando con il Maestro della più amara e saggia ironia, ci disperdiamo giocando con scenari che danno largo all’immaginazione, sperando di far scivolare il pubblico nella finestra di questo “oltre” che ancora in vita ci rimane e che può, con i suoi scherzi, renderci partecipi rivoluzionari del Sentimento del Sublime.

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Promo video

https://www.youtube.com/watch?time_continue=25&v=bp2iZ6wzcMw

Dal 30 marzo al 2 aprile la compagnia terrà il laboratorio L’ATTORE E L’OGGETTO, prove semiserie d’attore/autore, rivolto ad attori e danzatori per la definizione di piccoli corti teatrali auto-generati. Gli “strumenti” utilizzati saranno l’improvvisazione funzionale alla scrittura scenica e l’utilizzo degli oggetti.

Tutte le informazioni sul sito del teatro al seguente link

http://www.pimoff.it/lattore-e-loggetto-prove-semiserie-dattoreautore-con-cristiana-minasi-e-giuseppe-carullo/

tel. 02-541012612
cell. 338-5389985
segreteria@pimoff.it

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Sito web compagnia

www.carullominasi.wordpress.com

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Prossime date

8-9/4/16 Teatro India, Roma 

16-17/4/16 Interno 5 -Start, Napoli

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Info e prenotazioni

02.54102612

info@pimoff.it

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Biglietti – Intero 15 euro – Ridotto 12 euro

Convenzioni sul sito del teatro al seguente link

http://www.pimoff.it/biglietteria/

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La Compagnia

Cristiana Minasi è attrice, regista, drammaturga e pedagoga. Laureata in Giurisprudenza, è specializzata in Criminologia e Psicologia Giuridica nello specifico settore dei minori e della famiglia. In collaborazione con Giuseppe Carullo attore e regista, pone le basi per una relazione ed integrazione dei temi della libertà e dignità con molteplici progetti che uniscono teatro e pedagogia e investono Scuole, Università e Carceri.

La Compagnia, fondata nel 2009, ha prodotto gli spettacoli:

Due passi sono” vincitore del Premio Scenario per Ustica 2011, Premio In Box 2012, Premio Internazionale Teresa Pomodoro 2103.

T/Empio, critica della ragion giusta” vincitore Teatri del Sacro 2013 e finalista al Bando Ne(x)twork 2013.

Conferenza tragicheffimera – sui concetti ingannevoli dell’arte” vincitore del Premio di produzione E45 Napoli Fringe Festival 2103.

I tre spettacoli chiudono la Trilogia dedicata al tema del Limite, cifra stilistica della Compagnia, inteso quale risorsa drammaturgico creativa per la definizione di qualsivoglia atto d’arte, nella sua natura prima d’atto politico-democratico.

L’intera Trilogia sul Limite definisce un progetto, la cui realizzazione è stata presentata in anteprima per il Cartellone del Teatro Stabile di Messina, volto alla fruizione dei tre spettacoli in tre luoghi diversi: Teatro/Tribunale/Manicomio. Un progetto di Teatro itinerante che giunge nei luoghi della socialità, come fosse un abbraccio culturale dello spazio cittadino: una de-costruzione del concetto di teatro nella logica di una ri-contestualizzazione dell’arte nel mondo.

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