Il vantone

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fotodi Pier Paolo Pasolini


dal Miles Gloriosus di Plauto


regia Federico Vigorito

con Ninetto Davoli, Edoardo Siravo


e con Gaetano Aronica, Paolo Gattini,
 Marco Paoli, Silvia Siravo, Enrica Costantini, Valerio Camelin

scenografia e costumi Antonia Petrocelli


aiuto regia Federica Buffo


assistente alle scene e costumi Francesca Rossetti

Produzione Laros di Gino Caudai

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Dall’8 al 13 marzo al Teatro India debutta Il Vantone di Pier Paolo Pasolini, traduzione dialettale romanesca del Miles Gloriosus di Plauto, regia di Federico Vigorito, con Ninetto Davoli, Edoardo Siravo e con Gaetano Aronica, Paolo Gattini, Marco Paoli, Silvia Siravo, Enrica Costantini, Valerio Camelin.

Una rilettura, quella di Pasolini, in dialetto romanesco per un’opera teatrale e letteraria che già all’epoca della sua elaborazione, era il 1963, destò curiosità e attenzione, soprattutto per la scelta di ambientare la pièce plautina in una borgata romana. «Tra le domande che mi feci studiando il Miles di Plauto, la più insistente fu “Perché, Pasolini?”, quale curiosità spinse il grande poeta a decidere di tradurre una commedia del III secolo avanti Cristo in una lingua, tra l’altro, non sua: il dialetto romanesco? – racconta il regista Federico Vigorito – Rileggendo la commedia Miles e Vantone, compresi come questo testo permettesse a Pasolini di indagare l’umanità grazie agli spaccati di vita plautini: il servo fedele e astuto, il vecchio saggio, il giovane innamorato, il soldato stolto e presuntuoso, prigionie e imbrogli. Allora divenne plausibile immaginare Efeso come una periferia qualsiasi della Roma che Pier Paolo Pasolini ha così tanto amato, far compiere al tempo un salto di due millenni e lasciare che la storia di Pirgopolinice e Palestrione abbandonasse la sua natura farsesca, allegorica, per mutarsi in una graffiante commedia sociale».

Fu Vittorio Gassman a chiedere nel 1961 a Pasolini di lavorare a un adattamento del Miles Gloriosus di Plauto, che il poeta intitolò poi Il Vantone con rimando al mondo popolare romanesco, rimanendo fedele all’originale plautino. Infatti l’opera racconta la storia del giovane Pleusicle che ama la bella Filocomasio. Durante un’assenza del giovane, la ragazza viene rapita dal “vantone” Pirgopolinice, un soldato smargiasso e fanfarone, a cui il parassita Artotrogo fa credere di essere irresistibile con le donne. Palestrione, servo di Pleusicle, parte per avvertire il padrone di ciò che è accaduto, ma viene rapito dai pirati e finisce per essere donato proprio al vantone. Pleusicle, avvertito di nascosto da Palestrione, si fa ospitare da Pericleptomeno, un amico del padre, in una casa contigua a quella stessa del vantone. Palestrione pratica una breccia nel muro di confine tra le due case, consentendo agli amanti di incontrarsi. Ma Sceledro, servo del vantone, li scorge mentre si baciano, e costringe Palestrione a escogitare una serie di inganni per salvare i due amanti, fingendo che esista una gemella di Filocomasio. Palestrione, poi, organizza una feroce beffa ai danni di Pirgopolinice: gli fa credere che la moglie di Periplectomeno sia pazzamente innamorata di lui; il vantone, così, licenzia in un sol colpo Filocomasio e Palestrione, dando loro la libertà, ma – entrato nella casa di Periplectomeno per un appuntamento galante – trova un marito furibondo e i servi pronti a fustigarlo ignominiosamente come adultero.

Erano gli anni del Vangelo secondo Matteo, di Accattone e si erano già dati alle stampe capolavori come Ragazzi di Vita e Le ceneri di Gramsci, «perché Pasolini decise di dedicarsi a questa ardita traduzione? – continua il regista Federico Vigorito – Certo non poteva rispondere a questa domanda la sola ipotesi che il progetto nascesse su richiesta di Vittorio Gassman. Quindi rilessi la commedia e trovarmi nel pensiero di Pasolini mi aiutò a credere dal vero alle parole di Plauto, a considerarne oltre che il valore narrativo anche tutto il potenziale civile e politico; è così che cominciai a convincermi del divertimento intellettuale di Pier Paolo Pasolini rispetto a questa traduzione. La commedia Plautina certo è ben salda sui pilastri dell’intrigo amoroso e delle beffe del servo a carico del padrone ma il Nostro vi individua un germe importante, fondamentale per la sua grammatica di autore degli ultimi: l’Umanità, pietosa e rivoluzionaria. Qui ogni singolo personaggio agisce per suo squisito tornaconto muovendosi all’interno della commedia mal celando quell’ingenua meschinità con cui sempre, il Poeta, ha caratterizzato i suoi personaggi. Una nuova occasione per Pasolini di lanciare l’ennesimo monito che oggi, ahimè, se avessimo saputo leggere, avremmo potuto ben definire eredità». Nel ruolo del soldato romano Pirgopolinice, il vantone del titolo, Edoardo Siravo, mentre nel ruolo di Palestrione Ninetto Davoli, attore feticcio e importante testimone culturale dell’esperienza artistica e intellettuale di Pasolini.

Lo spettacolo si inserisce nel progetto IL TEATRO DI ROMA PER PASOLINI, l’articolato programma di spettacoli ed eventi speciali dedicati al poeta corsaro a quarant’anni dalla sua morte tragica. Un’occasione per raccontare un personaggio straordinario e per riflettere sull’attualità attraverso le parole e l’opera di chi l’attualità aveva saputo decifrare con disincantata lungimiranza.

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INFO TEATRO INDIA

Lungotevere Vittorio Gassman (già Lungotevere dei Papareschi) – Roma 

Ufficio promozione Teatro di Roma: tel. 06.684.000.346 – www.teatrodiroma.net

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Orari spettacolo:

8, 10 e 11 marzo ore 21

9 marzo ore 10.30 e ore 16.30

12 marzo ore 10.30 e ore 21

13 marzo ore 17

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Durata spettacolo: 1 ora e 20 minuti

Biglietti posto unico intero 18 € – under35, over65, convenzioni 16 € scuole e studenti 14 €

DUETTO CARD: 2 ingressi al Teatro India nella stessa serata 16 €

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