La regina Dada

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foto.jpgCapita raramente di assistere ad uno spettacolo e non trovare nulla che non ci piaccia, dall’inizio alla fine. Eppure questo è il caso de La regina Dada, lo spettacolo scritto e interpretato da Stefano Bollani e Valentina Cenni. Un copione intelligente ma divertente, ricco di ironia e spunti di riflessione, di virtuosismi musicali e momenti divertenti, in una amalgama perfettamente riuscita.

Il sipario si apre su un palcoscenico completamente buio, sulle note dal sapore jazz-contemporaneo di Stefano Bollani. Luci intermittenti illuminano a tratti degli elementi architettonici disordinati: una porta storta, delle finestre rovesciate su un muro ricoperto d’erba, una gabbia per uccelli.

Valentina Cenni è leggiadra nella sua bellezza, danzando e dialogando perfettamente con le note potenti di Bollani, in una sorta di surreale monologo tra lei, incarnazione di una follia filosofeggiante e lucidamente (in)consapevole, e lui, che fino a più di metà spettacolo parla solo attraverso i suoni del pianoforte, intrecciando note come sillabe, con una profondità alla quale solo un vero maestro della tastiera può avvicinarsi.

La musica diventa quindi terapia, o meglio psicoterapia, per guarire dalla moderna inconsistenza dell’essere umano, per proteggersi da quella follia che il mondo ogni giorno ci grida addosso, sotto forma di sovrastrutture, imposizioni e proscrizioni sociali: copioni di vite costruite in serie.

Uscire quindi dalla sceneggiatura. Uscire dal ruolo che la società ci impone, dalle “prigioni che ci costruiamo da soli, sbarre attorno alla testa”.

Questo il Fil Rouge dello spettacolo, che si ispira ad una delle avanguardie artistiche più importanti del ‘900, traducendone però il messaggio in una sub-realtà incredibilmente contemporanea.

Una regina dadaista, che vuole abdicare dal suo ruolo e vieta per legge le “gabbie mentali”, salvo essere poi fraintesa dai suoi sudditi, convinti la legge si riferisca alle gabbie per uccelli. Ma per assonanza Valentina Cenni è anche una regina di Saba: capricciosa, altera e viziata e proprio per questo irresistibilmente attraente. Una regina che vuole scrivere il manuale del monarca abdicante, ma si ferma al titolo, perché “pensare e scrivere contemporaneamente è troppo difficile”, salvo poi dettare le parole al povero Bollani, costretto ad impugnare la penna con la mano destra e a suonare con la sinistra, saldando definitivamente il rapporto tra pentagramma e lessico.

Fatti insultare”, sono alcune parole di questo immaginario manuale, “per rompere il ruolo di monarca che ti è stato dato alla nascita. Abdica e trova il modo di ricordare”. Cosa, più di un insulto gratuito, può rompere le convenzioni sociali?

Così il dialogo tra i due si trasforma lentamente in una sorta di serena tensione amorosa, dove i due corpi si avvicinano di pari passo con la sintonia che trovano nei loro discorsi apparentemente insensati: “le mosche sono libere di posarsi perfino sul naso di una regina, una regina non può posarsi sul naso di una mosca”. Oppure: “le parole servono a confonderci, è meglio quindi stare zitti.”

Un Nonsense che diventa profetico, filosofeggiante, trascendentale. Stimolando domande e aspirazioni che vivono dentro ognuno di noi fin dall’infanzia ma che spesso, da adulti, dimentichiamo di porci: chi non ha mai immaginato di vivere una vita priva di gabbie mentali? Questa regina Dada diventa quindi una sorta di Alice nel suo personalissimo mondo delle meraviglie, dove anche le mosche sono uno spunto per compiere un’iperbole introspettiva.

Durante tutto lo spettacolo vi è però una presenza costante, un Godot che non si fa attendere, ma bussa con insistenza a quella porta sbilenca che separa l’universo immaginifico creato dai due dal mondo reale. Solo sul finale questa presenza si risolverà, con un esito inaspettato…

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LA REGINA DADA

Di Stefano Bollani e Valentina Cenni

Con: Valentina Cenni

Voci e musiche: Stefano Bollani

Sound design: Francesco Giomi

Regia del suono: Tempo Reale

Registrazione del suono: Roberto Lioli

Light design: Luigi Biondi

Scenografia e costumi: Andrea Svanisci

Maschera Dio Pan: Roberta Bagni

Aiuto regia: Emiliano Masala

Produzione: Stefano Bollani, Corte Ospitale

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