“La Regina Dada” di Stefano Bollani e Valentina Cenni

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fotodi Stefano Bollani e Valentina Cenni
con Valentina Cenni
voci e musiche Stefano Bollani
sound design Francesco Giomi
regia del suono Tempo Reale
registrazione del suono Roberto Lioli
light design Luigi Biondi
scenografia e costumi Andrea Svanisci
maschera Dio Pan Roberta Bagni
aiuto regia Emiliano Masala
produzione Stefano Bollani, Corte Ospitale

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Non ci sono buoni o cattivi nella parabola fiabesca de “La regina Dada” andata in scena al Teatro Duse di Bologna. In questa pièce scritta e interpretata da Stefano Bollani e Valentina Cenni ci troviamo, più che in una canonica favola, in un luogo surreale in cui le porte sono oblique e sospese in alto, il giardino è verticale e anche l’incontro tra le due anime protagoniste, il maestro di musica e la Regina Dada, ha caratteristiche fiabesche e oniriche. “Adesso. Adesso. Adesso” ripete con insistenza ossessiva una voce registrata, pungendo l’intelletto dell’ascoltatore, portandolo a riflettere inevitabilmente sulla propria vita e sulle gabbie che ogni giorno ci costruiamo facendo così dissolvere l’attimo, il momento che fugge, dentro il quale, spesso, sono nascosti tesori preziosi che non riusciamo a vedere.

Valentina Cenni vestirà i panni della Regina Dada, sovrana di un regno immaginario che, stanca di governare, decide di abdicare per inseguire i suoi sogni. Nella sua forsennata fuga trova rifugio presso il maestro di musica (Stefano Bollani). In quel luogo tutti i suoi pensieri trovano rifugio e la regina cercherà di trovare la sua identità oltre al ruolo impostole da una vita predeterminata.

Con il bellissimo gioco di luci (disegnate da Luigi Biondi) che si accendono e spengono, proprio come i pensieri, proprio come le alternanze della vita, proprio come la fugacità dell’attimo, le parole sempre di più lasciano il posto alla musica, linguaggio universale nel quale non esistono incomprensioni, che non permette tante interpretazioni quante sono le persone che ascoltano, come succede con le parole. Se le parole, a volte, dividono, la musica riesce sempre a trovare un punto d’incontro. Comunicare, attraverso le note del pianoforte animato dalla magistrale bravura di Bollani, sembra più facile, immediato, veritiero.

Quando si parla spesso si dà spesso voce a dei luoghi comuni, a parole preordinate che la società inculca dalle quale è difficile liberarsi, evolversi. Scegliere la strada più scomoda, abbandonare il serio per il faceto se è proprio lì, in quel luogo da tutti considerato inutile, dove si annidano i sogni e le speranze di una vita diversa. Avere il coraggio di dire “io posso” e riuscire ogni giorno a reinventare la vita: questi sono gli input che ci offrono i due artisti in scena tra musica, parole e danza.

Alcuni momenti sono molto belli. Sublime il ballo che accompagna il funerale delle mosche, animali troppo simili allo sciame di pensieri nella testa, a tutte le persone che seguono l’andamento delle loro vite senza mai prendere decisioni, senza mai dire basta, senza avere il coraggio di provare a essere qualcosa di diverso da ciò che è prestabilito, preconfezionato, predisposto.

Tra sogni, musica, immaginazione, sospesi in una dimensione irreale e magica Stefano Bollani e Valentina Cenni ci ricordano che sono i pensieri a creare la realtà e i pensieri, è bene ricordarlo, sono in mano nostra.

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