L’inquilino

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Foto di Giusva Cennamo
Foto di Giusva Cennamo

Tratto dal romanzo “L’inquilino del terzo piano” di Roland Topor

Traduzione G. Gandini © 2004/2015 RCS Libri S.p.A. / Bompiani

Adattamento e regia Claudio Autelli Con Alice Conti, Michele di Giacomo, Giacomo Ferraù, Marcello Mocchi Scene e costumi Maria Paola Di Francesco

Luci Giuliano Bottacin – Suono Fabio Cinicola

Produzione LAB121 in co-produzione con Fondazione Campania dei Festival e Teatro Litta

in collaborazione con il Teatro del Cerchio di Parma

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La nuova produzione della compagnia LAB121 debutta in prima nazionale al Teatro Litta di Milano con uno spettacolo dove la poetica e l’indagine del regista Claudio Autelli s’incontrano con l’immaginario dell’artista francese Roland Topor. Questi nei suoi scritti e illustrazioni dissacranti racconta l’uomo nella società con le sue frustrazioni, paure, vergogne. Racconta l’irrealtà delle situazioni quotidiane, l’allucinante e l’assurdo che diventano normalità,

scovando l’orrore nascosto nelle situazioni più quotidiane.

Anche il genio registico di Roman Polanski ha trasformato la materia de “L’inquilino del terzo piano” in un capolavoro cinematografico degli anni settanta.

Per guadagnare da vivere io non dispongo che dei prodotti derivati dalla mia paura… La realtà in sé è orribile, mi dà l’asma. La realtà è insopportabile senza gioco, il gioco consente un’ immagine della realtà. Io non posso perdere il contatto con la realtà, ma per sopportarla ho bisogno di questo gioco astratto che mi permette di trovare quello che può essere ancora umano.

(Roland Topor)

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Dall’1 al 10 aprile 2016 lo spettacolo L’Inquilino diretto da Claudio Autelli sarà in scena al Teatro Litta di Milano in prima nazionale.

Lo spettacolo, mostrato in anteprima al Fringe Festival di Napoli nel giugno 2015, è frutto del lavoro della compagnia milanese LAB121 diretta da Claudio Autelli che ha avviato la produzione del lavoro grazie a una fortunata campagna di crowdfunding (https://www.indiegogo.com/projects/l-inquilino-the-tenant#). Grande è stata la partecipazione di amici, colleghi, conoscenti e anche internauti che sono venuti a conoscenza del progetto e hanno deciso di sostenerlo.

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Sinossi

Trelkovsky è un uomo qualunque. Un giorno decide di prendere in affitto l’appartamento nel condominio del signor Zy, accettando le rigide regole imposte per un buon vicinato.

Finisce così per ritrovarsi negli ingranaggi di una macchina infernale che lo vede protagonista di misteriose macchinazioni ai suoi danni da parte della comunità del condominio stesso.

Egli ritiene di essere spinto a prendere il posto della precedente inquilina suicida proprio in quello stesso appartamento dove ora si trova ad abitare.

Trelkovsky è convinto che i suoi vicini vogliano trasformarlo nella povera Signorina Choule…

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Note di regia

L’inquilino del terzo piano” è il risultato letterario di Roland Topor come appartenente al movimento “Panico” da lui fondato negli anni sessanta insieme ad Alejandro Jodorwskj e Fernando Arrabal. Il movimento mirava a indagare le energie più scure e destabilizzanti per liberare la fantasia e ritrovare un respiro con il presente. Certe atmosfere di Topor, non a caso, potrebbero essere considerate visioni kafkiane.

Il suo protagonista, il Signor Trelkowsky, è lo sguardo attraverso il quale indaghiamo la paura per il presente, per le piccole meschinerie quotidiane, un sentimento atavico di vergogna che non ci ha mai abbandonato dai tempi dell’infanzia.

Rotto ogni patto sociale, il mondo delle relazioni umane è visto come un campo di conquista tra uomini regrediti ad animali che perseguono i loro interessi in virtù del bisogno di sopravvivere nella giungla della città.

Il condominio che fa da sfondo alla storia di Trelkovsky si erge a microcosmo esemplificativo di un paradigma più ampio che abbraccia l’intera società.

In esso, ogni appartamento risulta essere il fortino dove rifugiarsi, dove difendersi in attesa dell’occasione giusta per poter sferrare a propria volta un attacco al vicino molesto.

Il mondo raccontato in questa storia è visto attraverso la distorsione di una mente fragile, che piano piano si perde nei propri incubi, e si rifugia nel delirio di una persecuzione dagli esiti tragici.

Con una forte dose di nera ironia l’autore ci accompagna nel naufragio di questo personaggio cogliendone le riflessioni personali nelle quali è impossibile non rintracciare quelle stesse inquietudini che colgono l’uomo moderno alle prese con una lotta per la sopravvivenza in un contesto storico che vede la parte della società deputata alla condivisione di comuni valori di solidarietà e condivisione, sempre più ritirarsi difronte l’imperativo produttivo che chiede standard personali sempre più proibitivi.

Il progetto di trasposizione teatrale di questo romanzo sottolinea l’approccio psicanalitico della storia di Trelkovsky. Il racconto è visto attraverso gli occhi e le riflessioni del protagonista. Lo spazio del suo appartamento è uno spazio claustrofobico a metà tra il fortino in cui difendersi e la prigione da cui è impossibile fuggire.

Le relazioni tra i personaggi sembrano votate a ogni forma di mercificio. L’anima non abita più questo mondo. Tutto è messo in vendita, è possibilità di baratto, inganno o momentaneo patto di alleanza contro un comune nemico. In questo mondo vige soltanto la legge del più forte.

Lo spazio che accoglie l’incontro con gli abitanti del condominio è la sua stanza.

Questa stanza è circondata da porte, punti di accesso per la mente del protagonista. Concretizzazioni delle sue paure. Le azioni e le immagini indagate privilegiano non la narrazione dei fatti ma lo stato d’animo di Trelkovsky progressivamente sempre più in balia delle proprie ossessioni. La successione degli episodi segue la logica delle inquietudini di una mente aggredita dai conflitti che la vita le pone davanti.

Il velo della vergogna filtra la realtà. Il ricordo delle angherie subite tornano a disturbare Trelkovsky. Gli incontri con gli inquilini sono una battaglia interiore con le proprie paure, il modo che ha la nostra mente di stanare le nostre menzogne.

Queste figure entrano e giocano con l’inquilino, come il gatto col topo. Poi scompaiono, sembrano dargli tregua. Talvolta sembra entri una figura amica, la possibilità di un rifugio, ma è solo la quiete prima della tempesta, come i movimenti del pensiero, i repentini cambi di umore, il sopravenire di un dubbio, la realtà muta in un abisso che si apre sotto i propri piedi facendoci precipitare al suo interno, facendoci precipitare dal nostro appartamento…

Claudio Autelli

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LAB121 è un’associazione culturale con sede a Milano, nasce nel 2010, ed è un ente indipendente che si occupa di produzione, formazione teatrale e creazione di eventi in sinergia con altre realtà e associazioni culturali. La direzione artistica è affidata al regista Claudio Autelli. Il progetto artistico nasce dall’esigenza di trovare un tempo e un luogo protetti, dove possa svilupparsi la messa a fuoco di una prassi teatrale laboratoriale. Esso rappresenta lo sviluppo del lavoro artistico personale del regista Claudio Autelli, che già ha collaborato per diversi anni con realtà come Teatro Litta di Milano, CRT Centro di Ricerca per il Teatro, Fondazione Pontedera Teatro, Teatro Fraschini di Pavia. Nel 2012 LAB121 ha collaborato alla co-produzione di Romeo e Giulietta tra Fondazione Pontedera Teatro e Teatro Litta Stabile d’Innovazione di Milano. Nel 2013/14 ha co-prodotto con CRT-Milano, Triennale-Teatro dell’Arte, L’insonne, progetto artistico a partire dall’opera letteraria della scrittrice ungherese Ágota Kristóf, che vede coinvolto il gruppo artistico di riferimento. L’Insonne è lo spettacolo vincitore In-Box 2015. Oltre al lavoro produttivo precedentemente esposto, LAB121 persegue anche altre attività collaterali (Progetto Residenza artistica, L’attività di formazione, Sportello del teatrante in crisi, ITFestival) e gestisce uno spazio in affitto a Milano per uso esclusivo delle attività dell’associazione.

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Claudio Autelli, regista. Laureato in Discipline Economiche e Sociali, si diploma nel 2005 presso la Scuola di Teatro Paolo Grassi di Milano. Dal 2010 al 2012 partecipa a un percorso triennale sulla pedagogia teatrale col Maestro Anatolij Vasiliev, organizzato da Fondazione Venezia. Dal 2006 al 2009 è regista residente del Teatro Litta Stabile d’Innovazione di Milano. Durante il triennio allestisce Antigone di Jean Anouilh (2007), Otello di W. Shakespeare (2008) e L’amante di H. Pinter (2009). Nel 2008 vince il Premio Nuove Creatività indetto dall’ETI, per Otello. Nello stesso anno inizia una collaborazione con il Centro di Ricerca Teatrale (CRT) di Milano per il quale realizza La Licenza nel 2008 e La morte di Ivan’Ilic da Tolstoj, nel 2010. Nel 2011 collabora con la Fondazione Pontedera Teatro per un progetto su Romeo e Giulietta di W. Shakespeare, dirige un progetto di formazione per attori presso il Teatro Fraschini di Pavia che sfocia nella produzione di Risveglio di Primavera da F. Wedekind nel gennaio 2012. Nel 2014 debutta L’insonne da Ieri di A. Kristóf co-prodotto da Fondazione CRT Milano. A giugno 2015 debutta al Napoli Festival Teatro, L’inquilino dal romanzo di Roland Topor.

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Roland Topor, pittore, scrittore e cineasta francese. Di origine ebraico-polacca dopo i primi anni a Parigi viene trasferito in Savoia, nascosto dalla famiglia per sfuggire all’occupazione nazista. Affascinato fin dall’infanzia dall’arte dadaista, studia all’Accademia di Belle Arti di Parigi e dal 1961 al 1985 collabora alla rivista satirica mensile Hara-Kiri dove diventa famoso per il suo humor nero, tipico dei suoi lavori. Collabora con altre riviste come Bizarre, Arte, La Rire, Fiction, The New York Times. È tra i fondatori, nel 1962, del celebre movimento surrealista Panico. Il movimento mirava a indagare le energie più scure e destabilizzanti per liberare la fantasia e ritrovare un respiro con il presente. Certe atmosfere di Topor, non a caso, potrebbero essere considerate visioni kafkiane. Nel 1964 a 26 anni, scrive il suo primo romanzo, Le locataire chimérique. È considerato come uno dei più istrionici, imprevedibili, dissacranti esponenti del surrealismo.
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INFORMAZIONI
Teatro Litta – da lunedì a sabato ore 20:30 – domenica 16:00 – mercoledì 6 riposo – Durata: 1 ora e 40 min Biglietti: intero 21€, ridotti 15/11€ – Abbonamenti: MTM, Invito a Teatro tagliando Litta

Abbonamenti e convenzioni www.mtmteatro.it

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BIGLIETTERIA UNICA

Corso Magenta 24, Milano

02 86 45 4545 – biglietteria@mtmteatro.it

Prenotazioni e prevendita da lunedì a sabato dalle 15:00 alle 19:30

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PREVENDITA ONLINE

Biglietti e abbonamenti sono acquistabili sul sito www.mtmteatro.it e sul sito e punti vendita vivaticket.it

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MODALITÀ DI RITIRO

I biglietti prenotati vanno ritirati nei giorni precedenti presso il Teatro Litta negli orari di prevendita o la sera stessa presso il teatro sede dello spettacolo a partire dalle 18:30

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