Molière: la recita di Versailles

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fotodi Paolo Rossi e Giampiero Solari su canovaccio di Stefano Massini

regia Giampiero Solari

scene e costumi Elisabetta Gabbioneta

luci Gigi Saccomandi

con Paolo Rossi, Lucia Vasini, Fulvio Falzarano, Mario Sala, Emanuele Dell’Aquila, Alex Orciari, Stefano Bembi, Mariaberta Blasko, Riccardo Zini, Irene Villa, Karoline Comarella, Paolo Grossi

canzoni originali Gianmaria Testa

musiche eseguite dal vivo I Virtuosi del Carso

produzione TEATRO STABILE DI BOLZANO

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Ora che ci penso lo sapevo… sì… che era di Monfalcone, ma me ne ero dimenticata perché ormai è milanese d’adozione…

Sono emozionato a tornare qui dopo vent’anni…

Il Teatro è unico e irripetibile perché ogni replica di uno stesso spettacolo non potrebbe essere più diversa dei cani di una stessa cucciolata… Esempio un po’ forte? Forse non appropriato? Ed invece sì! E come sempre la ragione c’è, anche se nascosta; dietro il pensiero repentino di una frase o di una parola a ben scoprire, a ben cercare, c’è il pensiero e la causa dell’idea che l’ha creata e resa possibile.

In scena c’è un bellissimo cane, forse una femmina anche se non ne hanno svelato il nome, assoluta protagonista della scena! È entrata scodinzolando all’inizio dello spettacolo ed ha partecipato a tutto, perfettamente in parte (nel suo ruolo di cane) fino ai meritati applausi. Abituata a muoversi sul palco, per nulla infastidita dalle luci, dalle musiche, dai rumori, ha ‘improvvisato’ numerosi controscena esilaranti (addentando il cordone penzolante della tonaca di un frate, costringendolo a camminare a strattoni e contorsioni, addormentandosi al centro della scena ostacolando il previsto posizionamento degli attori, rifiutandosi ostinatamente di sdraiarsi sotto il grande tavolo dove Paolo Rossi, vestito da Papa, la invitava con offerte di cibo, e calibrando le entrate e le uscite con placida dignità). A volte ‘recitare come un cane’ può essere un bel complimento!

Tutto ciò per dire che lo spettacolo si è svolto all’insegna di una serena e distesa atmosfera quasi familiare. D’altronde l’improvvisazione è il tema predominante della serata.

Nel 1663 Molière scrive “L’improvvisazione di Versailles” per soddisfare il capriccio del Re Sole, Luigi XIV, che gli chiede (ogni richiesta del Re è un ordine perentorio) una recita ‘nuova’ da preparare in poche ore, e non contento gli cambia addirittura tre volte l’argomento della richiesta. Molière è decisamente contrariato e l’intera Compagnia protesta ma il Potere (a quei tempi manifestamente Assoluto) decide ciò che vuole e bisogna di buon grado affannarsi per soddisfare ogni desiderio ed ogni più imprevedibile necessità. E così si comincia a provare riducendo e riadattando scene dal “Misantropo” per poi passare al “Tartufo” e al “Malato Immaginario”.

Da qui parte la riscrittura dell’opera, firmata a sei mani da un autore del calibro di Massini, dal capocomico per eccellenza Paolo Rossi e da un regista di esperienza e fama indiscussa come Giampiero Solari, che approfondisce l’arte comica, fondendo la tradizione e l’attualità con rigore e poesia. Ne nascono una divertente rappresentazione della vita quotidiana dei teatranti alla continua ricerca del capolavoro e – allo stesso tempo – un viaggio nelle opere e nella biografia di Molière”.

Diversi i piani di lettura dello spettacolo, come a dire Meta-Teatro, Meta-fisica, e: “…perché io ci sono proprio nato così…Meta-fisico…” Paolo Rossi ha sempre giocato con profonda autoironia sulla sua fisicità e ne ha fatto un elemento di forza. E con forza e generosità si regala al pubblico con la sua perspicace, incisiva, irriverente, goliardica, disordinata ‘cialtroneria’ da Teatrante puro. È proprio contento di stare in scena, di ‘vivere’ davanti al pubblico. La passione e la felicità esplodono dal costume che lo fa entrare nei panni di Molière e come un satiro ridacchia, anche se dice di non voler o non poter più fare satira, farfugliando pungenti battutine come saette e lampi di condivisa ilarità..

“… Molière mi piace, mi fa godere e mi consola. Mi affascinano soprattutto le voci che circolano sul suo lavoro, sulla sua vita privata, sulle scadenze, le commissioni, sui temi pericolosi da recitare in un ambiente ancor più pericoloso, sulle rivalità degli altri teatri; ma soprattutto sulle leggende – le chiamerei così – sulla sua compagnia. Compagnia che mi è sempre apparsa come una famiglia che oggi chiamerebbero allargata. Ecco, avrei voluto vivere e recitare con loro, anche se poi ho sempre voluto che le compagnie con cui ho lavorato diventassero una famiglia. Quelle belle famiglie con tante persone e non poche solitudini, al di là delle differenze, dell’ideologia, delle tensioni… costrette a restare unite amorevolmente per affrontare nuove sfide. Magari improvvisando per giocare con La recita di Versailles.

Il sipario è già aperto. La scena viene in avanti con una passerella inclinata, dietro corre una pedana lineare, dove sono poggiate le maschere che indossano gli attori.

Sembra una grande “T” di TEATRO.

La musica dal vivo dei bravissimi Virtuosi del Carso riscalda l’atmosfera.

Gli attori aspettano il pubblico e si muovono sulla scena con tranquillità, un po’ danzando, un po’ camminando… Costumi originali e stilisticamente armoniosi riempiono la scena accompagnando i movimenti veloci e guizzanti di tutti gli interpreti. Si ha l’impressione di arrivare ad una festa in un bellissimo salone (il Teatro Rossetti è splendido nei suoi sfavillanti cromatici azzurri) accolti da ospiti cortesi. Si aspetta il padrone di casa che arriva accolto da un caloroso applauso. Guarda il pubblico negli occhi, come fa sempre quando entra in scena. E parla! Si vede, si sente che gli piace da morire! Gli piace parlare al pubblico. Ma stasera è emozionato davvero e lo dice ad alta voce: “Sono emozionato a tornare qui dopo vent’anni!

Saluta, si guarda in giro, si nutre dell’attesa e dell’energia collettiva. Non è ancora personaggio, ma è già attore”! “Io non recito per il pubblico, io recito con il pubblico!” È un istrione! Informa delle modalità necessarie per seguire lo spettacolo. La Compagnia di Paolo Rossi che recita la Compagnia di Molière che improvvisa la “Recita di Versailles”.

Io non mi concentro in camerino, ma qui davanti a voi, con voi. E racconta la sua metafora: un bicchiere di cristallo con il vino rosso, il bicchiere cade, si rompe ferendolo ad un braccio, il sangue sgorga, rosso che si mescola confondendosi con il rosso del vino…

L’attore entra nel personaggio, ma dov’è la persona?

È un continuo entrare ed uscire dallo schema prefissato della trama con la sapiente e divertente improvvisazione della Commedia dell’Arte, ma con i tratti evidenti ed evidenziati della satira.

Da sempre Paolo Rossi ha parlato al pubblico della libertà, della ricerca dell’attore di incidere nella realtà culturale e politica ma ora è tutto più difficile. Non si può fare la parodia della parodia.

È in gran forma il Capocomico che ha scelto di fare il Capocomico perché è più giusto far lavorare anche gli altri attori. E di questo lo ringraziamo perché ha messo su una Compagnia davvero strepitosa. Tutti lo seguono, ciascuno convincente nel suo ruolo e perfettamente inserito nel mosaico agilmente e sapientemente ideato dalla dinamica regia di Giampiero Solari.

Da citare fra gli altri una brillante Lucia Vasini (divertente nel monologo dei ‘Luigi che non riescono neanche a contare fino a venti’), effervescente nell’improvvisazione, senza alcun affanno, affianca ‘Paolino Molierino’ a suggellare un’intesa ritrovata; Mario Sala scoppiettante nella sua personale e viva interpretazione dei personaggi assegnatigli; Fulvio Falzarano, esilarante anche nelle cadute forse volute o forse accidentalmente capitate, brillante nei controscena (la camminata del leghista duro sopra e molle sotto, inchini a profusione) e istrionico tanto quanto basta a rimanere debitamente a distanza dal vero ed unico Mattatore Paolo Rossi, che si muove sulla scena come fosse nella sala prove del Teatro di Corte a Versailles o forse sulle tavole di legno…

Siamo tutti alla corte di un Re Sole ed inconsapevoli obbediamo agli ordini capricciosi di un Potere nebuloso e indefinibile. E nessuno si alza a gridare: “Il Re è nudo!”

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