Concerto – Godard dei salotti parigini

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Foto di Rocco Grandese
Foto di Rocco Grandese

Sabato 9 aprile, Scuola Grande S. Giovanni Evangelista

Tra parola e canto

Soprano – Olivia Doray

Tenore – Cyrille Dubois

Pianoforte – Tristan Raes

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Domenica 10 aprile, Palazzetto Bru Zane

Quartetti dimenticati

Quatuor Mosaïques

Violini – Erich Höbarth, Andrea Bischof

Viola – Anita Mitterer

violoncello – Christophe Coin

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Con la fine della tradizionale musica da salotto, è andato perso tutto quel piccolo mondo fatto di parole bisbigliate o concitate. Non stupisce che anche il repertorio musicale commissionato ed eseguito in quei salotti sia stato dimenticato o spostato, nel caso dei brani più famosi, nelle sale da concerto.

A riportare agli onori esecutivi questa tradizione sarà il programma del palazzetto Bru Zane che attraverso una decina di appuntamenti (9 aprile – 15 maggio) soffierà via la polvere secolare accumulata sulle pagine del compositore francese Benjamin Godard, musicista eclettico e prediletto dell’ambiente parigino nella seconda metà dell’ottocento.

Cosa possiamo aspettarci dalla sua musica? Un indizio è stato dato in questa due giorni inaugurale.

Se da una parte il primo concerto, tenutosi in S. Giovanni Evangelista, proponeva alcune composizioni vocali (mélodies, arie e duetti d’opera) e alcuni componimenti pianistici, il secondo concerto, fra le mura del Palazzetto Bru Zane, proponevano un assaggio dei suoi quartetti d’archi e dunque del suo mondo cameristico.

La grande aspettativa per il concerto inaugurale per la Berceuse dal Jocelyn, considerata dai posteri come uno dei suoi più grandi successi, ha quasi oscurato questo buon brano operistico, facendo però risaltare gli altri brani, che fossero arie o duetti, come ad esempio il duetto d’amore fra Jeanne ed Henry dal Les Guelfs, poi ripetuto come bis fra gli applausi generali.

Più coinvolgenti le mélodie, fra tutte Les Larmes (ultima composizione dell’autore) e Amour fatal, brani in cui si è più sentito lo slancio sentimentale tipico del compositore, aiutati sia da una scrittura pianistica più liederistica sia dalle singole capacità esecutive del duo rodato Dubois-Raes e dalla calda vocalità della Doray.

D’effetto, grazie anche al loro virtuosismo chopiniano, gli intermezzi pianistici.

Il secondo concerto, proponeva un fugace sguardo sui quartetti d’archi contrapponendo il secondo di Charles Gounod al secondo di Benjamin Godard.

Il Quatuor Mosaïques, formazione di grande esperienza internazionale, ha fornito un’esibizione di grande livello, unito al piacere di scoprire alcuni momenti eccelsi della musica ottocentesca.

Se in particolare per il componimento di Gounod spicca la ricerca timbrica del secondo movimento (Allegretto) data da sordine e pizzicati (bis del concerto e brano di cui auspico una registrazione affinché diventi di dominio pubblico), per il quartetto di Godard sia il secondo movimento (Andante) sia il quarto e ultimo movimento (Allegro molto), hanno mostrato come l’autore avesse appreso e fatta propria la tradizione della musica da camera di Mendelssohn e Brahms.

Trovo encomiabile il lavoro costante di ricerca di partiture dimenticate o inedite che il Palazzetto continua a produrre, grazie anche ad una propria equipe scientifico-musicale.

Un lavoro mirato anche all’esecuzione pubblica dei migliori brani di autori francesi, con l’ausilio di interpreti di valenza europea o di giovani musicisti pronti ad una carriera di alto livello.

Prossimo appuntamento Giovedì 14 aprile con un programma per pianoforte e violino, i due grandi amori strumentali di Godard, e ancora il 26 aprile con il primo recital pianistico, entrambi al palazzetto Bru Zane.

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