Il prigioniero della seconda strada

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fotoMel e Edna abitano ai piani alti di un palazzo della seconda strada. Fa caldo, terribilmente caldo a New York, ma non in casa di Mel e Edna, perché l’impianto dell’aria condizionata è guasto. Così fa freddo, terribilmente freddo nel salotto dove Mel non riesce a dormire per i rumori del piano di sotto. Le hostess del piano di sotto non soffrono il fuso orario, sono sempre a far baldoria con qualche avventore anche in piena notte, con quel caldo. E poi i cani che abbaiano giù nella strada, i bambini che piangono dall’altra parte del pianerottolo, la puzza di immondizia, nessuno che dorma con tutto quel caldo, figuriamoci nel freddo salotto da dove si sentono tutti i rumori di New York. Edna riesce a dormire, invece, non sente le hostess e dopo un po’ si abitua anche alla temperatura dei piani alti del palazzo della seconda strada. Mel vive in uno stato di ansia permanente, che si trasforma presto in depressione, quando perde il lavoro. Così inizia a lavorare Edna, per tirare avanti. Mel rimane a casa solo, e in quella solitudine il caldo, i rumori, lo smog sembrano amplificarsi e divorarlo, fino a scomparire. Il caos del viavai metropolitano, quel brusio fastidioso del mondo insonne lo assuefà, lo ovatta, desensibilizza la sua percezione della realtà e la sua facoltà di lamentarsi e protestare. Che poi è ciò che ci rende essere umani, come lui stesso ci ricorda in un sfogo nervoso. Se ci rinunci, non esisti più. Abbiamo rinunciato alla lucidità, ci siamo abituati a una tacita sopportazione di tutto, dimenticando la naturalezza della ribellione, la necessità dell’opinione.

Il prigioniero della seconda strada è stato scritto dalla sagace penna di Neil Simon negli anni Settanta, mentre la televisione diventava oggetto d’arredo comune e il computer moderno muoveva i primi passi. Con l’avanzare della tecnologia, i rapporti umani iniziavano a precipitare e le valvole di sfogo a otturarsi.

La compagnia Teatro del Mantice, con la regia di Marco Bartolini, porta in scena un pezzo ancora poco conosciuto, nonostante l’equilibrio perfetto tra comicità e denuncia sociale. Davide Arena e Sofia Busia sono gli eccezionali Mel e Edna, che mantengono la potenza e la semplicità del testo senza eccessi o sbavature, pur rendendo l’aspetto caricaturale che contraddistingue i protagonisti. Il linguaggio vivo di Neil Simon trova nuova freschezza nelle voci giovani degli attori e nella grafica di Andrea Romano, che con un motivo mosaicato e l’uso dei soli tre colori primari ci dimostra che Mel e Edna, in fondo, hanno tutto ciò di cui necessitano, tutti i pezzi e le sfumature della loro vita sono al sicuro in quell’appartamento sulla seconda strada. Il loro amore basta. Il loro amore e un pizzico di fortuna che aiuta la follia: una nevicata agostana, non meno assurda della sordità del mondo di fronte alle sue proteste, permette a Mel di ricoprire il vicino con palate di umida, candida neve.

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