Oblivion: The Human Jukebox

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fotoQualche volta bisogna lasciarsi andare. Mettere in sonno la ragione, l’impegno, la grigia seriosità che accompagna la nostra esistenza. Abbandonarsi alle sensazioni che nascono spontanee, senza mediazioni culturali, che non stimolano domande di senso. La pancia, ecco lasciamo libero sfogo al viscerale divertissement. Il merito di questa boccata di ossigeno, di questa flebo di allegria va ascritto a cinque bravissimi cantanti, attori, fantasisti, trasformisti, mimi che, con le loro capacità vocali e gestuali, con la loro verve e simpatia ci hanno regalato una bellissima serata. Questi artisti (Graziana Borciani, Davide Calabrese, Clara Maselli, Lorenzo Scuda e Fabio Vagnarelli) con la consulenza registica di Giorgio Gallione, hanno assunto le funzioni di una sorta di Jukebox umano dove il pubblico può virtualmente premere il tasto per ascoltare una canzone desiderata. In realtà i nostri “eroi” prima dello spettacolo raccolgono dal pubblico una serie di biglietti col nome del cantante preferito, mettono tutti i biglietti in un contenitore da quale estraggono di volta in volta il nome del povero cantante le cui interpretazioni verranno rivisitate in chiave ironica contaminando con sublime improntitudine musiche e parole. Quel che ne esce è un melting pot che abbina senso del grottesco, ironia ed eleganza riproducendo fedelmente sonorità e arrangiamenti in una sorta di spotify vivente (Ricchi e poveri, Baglioni, Morandi, Ligabue, Albano e Romina alla conquista della Russia, il Quartetto Cetra, i Queen, il trio Lescano, Dalla, De Gregori, il Volo, i Rapper, per finire con i Cori Gospel). Indimenticabile il mash-up di tutte le canzoni vincitrici del festival di San Remo in 5 minuti.

I nostri “eroi” con le loro elaborazioni parodistiche, l’umorismo, la satira bonaria, la comicità surreale, gli intelligenti accostamenti e la grande versatilità sono subissati da un tripudio di applausi.

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