“Zero” di Elsinor-Centro di Produzione Teatrale / Versiliadanza

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fotoNel Ritorno di Ulisse non c’era il solito palcoscenico con decorazioni dove si svolge l’azione, c’era invece una stanza, distrutta, “truccata”, una vera opera d’arte, al cui interno si trovavano sia gli spettatori sia gli attori. (Tadeus Kantor)

Pittore e regista teatrale, scenografo, teorico, creatore di happening, costruttore di incredibili macchine teatrali, artista d’avanguardia tra i più originali della Polonia contemporanea: Tadeus Kantor. Quest’anno si festeggia l’anno kantoriano, il centenario dalla nascita di Tadeus Kantor (6 aprile 2015 – 6 aprile 2016). Versiliadanza, in collaborazione con Elsinor-Centro di Produzione Teatrale e nell’ambito del progetto di residenza Flow al Teatro Cantiere Florida di Firenze, ha deciso di indagare la figura di questo artista poliedrico, un vero Poeta ante litteram, attraverso lo spettacolo di danza contemporanea ZERO e con l’ausilio di installazioni audio-video.

Movimenti rotti in corpi disorientati, persi nello spazio scenico alla ricerca di un luogo a loro consono mai raggiunto. Una inquietudine costante e persistente. È come se i corpi del teatro di Kantor non trovassero mai il posto giusto, non si sentissero mai a casa.” (Paola Bianchi)

Palcoscenico spoglio, oscuro, fatto di penombre irrisolvibili se non in due figure umane, appena intraviste, che pian piano si stagliano sulla scena, assumendo la connotazione di un uomo arrancante con un bastone e una donna, il cui corpo mima, con pose plastiche, sincopate e ieratiche nell’assurdo, le parole, i rantolii e i respiri che provengono da un nastro registrato.

ZERO è costruito su una partitura sonora frutto del montaggio delle pause, dei respiri tra una parola e l’altra di Kantor – parole pesate, studiate, mai a caso – momenti di un niente carico di senso tratti dalle registrazioni provenienti dall’archivio sonoro della Cricoteka di Cracovia. Quei silenzi ricchi di peso diventano traccia drammaturgica, un non detto che non saprei come dire se non con il corpo. (Paola Bianchi)

Il corpo dell’uomo arranca meccanicamente come un sonnambulo disperso nella sua insensatezza, mentre il corpo della donna si anima in un ritmo dilaniato da una ricerca priva di scopo, senza un fine che non sia circoscrivibile se non in un ipnotico movimento chiuso in se stesso, se non nell’angoscia di un destino, così penetrante e assoluto da neutralizzare, a poco a poco nell’evolversi della rappresentazione, le differenze di genere tra i due e farsi così puro corpo in azione.

Un percorso tra quei silenzi e quei corpi, in una terra di mezzo che sconfina nel corpo in azione. Un corpo fuori contesto, lontano da una storia, che rifugge un senso logico per rimettersi alla legge che nasce dal nostro stare uno di fronte all’altro. Corpo dell’azione e corpo della visione che vivono uno stesso indiscutibile destino: la fine. (Paola Bianchi)

Liturgia senza culto di un corpo, scavato nelle sue profondità, grottesco, paradossale nel suo essere niente su una scena nichilista e tutto nel niente rappresentato, disorientato dalla sua azione stessa, priva di futuro e passato, imprigionato in un presente senza più nome. Tadeus Kantor parlava di annullamento del testo ed il corpo qua diventa appunto lettera morta, inquieta, bloccata, silenziata nei suoi spasmi, nelle sue contrazioni nell’impossibile, ancorata ai suoi confini di corpo, reso particolare senza più universale, frammentato, senza l’orizzonte antico di una possibile catarsi.

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PAOLA BIANCHI
Paola Bianchi è danzatrice e coreografa indipendente. Con i suoi lavori partecipa ai festival internazionali più significativi per il teatro e la danza contemporanei. Ha inoltre creato alcuni video presentati in molti festival dedicati alla videodanza. Nell’intento di promuovere la diffusione della danza e del teatro contemporaneo Paola Bianchi ha curato negli anni la direzione artistica di alcune rassegne e festival e numerosi laboratori di ricerca. Nel 2009 costituisce il [collettivo] c_a_p, compagine che nella provincia Rimini si impegna nella divulgazione della cultura della danza contemporanea. Periodicamente conduce lezioni teoriche incentrate sul tema della danza presso alcuni atenei italiani. Nel 2014 è stato pubblicato per la casa editrice Editoria & Spettacolo il suo volume “Corpo Politico _ distopia del gesto, utopia del movimento” curato da Silvia Bottiroli e SilviaParlagreco

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SILVIA PARLAGRECO
Silvia Parlagreco è ricercatrice e organizzatrice indipendente in ambito culturale artistico. Da molti anni è impegnata nello studio dell’opera degli artisti polacchi del Novecento. Ha curato numerosi testi sull’opera di Tadeusz Kantor e Andrzej Wajda, fra cui si ricordano: Tadeusz Kantor – Cricot 2, Salerno, Oedipus Ed., 2001; con Luigi Marinelli, La classe morta Tadeusz Kantor, Milano, Scheiwiller, 2003; Andrzej Wajda – Il cinema, il teatro, l’arte, Torino Lindau, 2004; Andrzej Wajda – Il teatro della coscienza di Dostoevskij Titivillus, 2012. Nel 2005 è stata co-curatrice della mostra ‘Costruttivismo in Polonia’ al Filatoio di Caraglio (Cn) e curatrice del volume Costruttivismo in Polonia, Torino, Bollati Boringhieri.

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PROSA | DANZA PROGETTO TADEUSZ KANTOR 100; ideazione, coreografia, testi Paola Bianchi; elaborazione suono Paola Bianchi, Fabio Barovero; consulenza artistica Silvia Parlagreco; esecuzione Paola Bianchi, Giuseppe Tordi; disegno luci Paolo Pollo Rodighiero; produzione FC@PIN.D’OC; in collaborazione con Cricoteka – Centro di documentazione dell’arte di T.Kantor – Cracovia, Consolato Generale della Repubblica di Polonia in Milano, Teatro Verdi – Milano, Versiliadanza, Teatro Cantiere Florida / FLOW – residenze creative, Santarcangelo Festival Internazionale del Teatro in Piazza, AGAR con il contributo di MiBACT Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo Regione Sicilia

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