Colloqui con la Cattiva Dea. Piccole storie dalla Grande Guerra

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fotouna drammaturgia in musica di e con Elena Bucci

musiche originali alla fisarmonica Simone Zanchini

luci Loredana Oddone – cura, registrazione e ricerca dei suoni Raffaele Bassetti

collaborazione ai costumi Marta Benini – cura Nicoletta Fabbri

produzione LE BELLE BANDIERE – RAVENNA FESTIVAL 2014

con il sostegno di Regione Emilia Romagna, Comune di Russi

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Dal 3 al 5 maggio (ore 21) al Teatro India è di scena la seconda proposta del dittico al femminile dedicato alla Prima Guerra Mondiale. Tra parole e musica Elena Bucci ci accompagna nella cronaca del suo personale viaggio nel tempo, alla ricerca di vicende e sguardi di chi ha riconosciuto la “Cattiva Dea” nel 1914 e ha reagito a cambiamenti inimmaginabili, rimanendo ai margini della storiografia ufficiale. Colloqui con la Cattiva Dea. Piccole storie dalla Grande Guerra è una drammaturgia per parole e musica che, pur fondandosi su saggi storici e raccolte di lettere, diari e documenti, storie locali e familiari, si trasforma in un fiume di scritture e testimonianze personali, un gigantesco coro che, attraverso dissonanze e differenze, si accorda in un possente canto contro la guerra. Un canto che dà corpo e voce, per prime, alle donne che di fronte alla follia della distruzione, si trovarono a lavorare, creare, curare, consolare, difendere, proteggere. Così Elena Bucci mescola le parole al suono della fisarmonica di Simone Zanchini, tra cultura popolare e sperimentazione, e al ritmo della strumentazione elettronica di Raffaele Bassetti per comprendere la follia di quella parte oscura della Cattiva Dea.

Cosa sia la Cattiva Dea non so, ma la vedo, la sento, la percepisco e la incontro ogni volta che metto in scena questo lavoro – spiega Elena Bucci – Lavorando a questo spettacolo ho scoperto come la storia sia in realtà la storia di un oblio. Crediamo di sapere ma non sappiamo. Così ho privilegiato gli sguardi marginali; ad esempio i carteggi dal fronte di persone strappate dalla propria terra e finite in un luogo che non capiscono. Ho cercato segnali in ‘Plotoni d’esecuzione’ di Enzo Forcella e Alberto Monticone, saggio che rievoca i processi dei Tribunali militari; e ho indagato anche un altro punto di vista, quello raccontato in ‘Animali al fronte’ da Eugenio Bucciol, in cui i protagonisti sono coinvolti in destini del tutto simili a quelli degli umani. Fino ai documenti preziosi conservati nella Torre dell’orologio della mia Russi. Alla fine, ho visitato trincee che, pur nella luce di maggio, tra il verde e i fiori, erano il buio”. 

Piccole storie di una grande guerra dove la voce si intreccia in una sorta di inedito melologo per raccontare le vite di coloro che quella guerra l’hanno combattuta al fronte, ma soprattutto a casa, nelle fabbriche, nei postriboli o sul palcoscenico per scoprire, attraverso l’alterità del loro sguardo, dove si nasconde la permanenza della storia. Nel 1914 si sognava un mondo rinnovato e pieno di energia, ma sulla voce generosa e autentica del riconoscimento reciproco si impose quella della “cattiva dea” che divide e distrugge: “e ora noi, che annusiamo una fine più volte annunciata, sapremo distinguere meglio, nel rumore confuso, le sue parole, e sconfiggerla?”. A teatro è di scena la “guerra” che non si combatte al fronte, fra assalti epici e atti d’eroismo, quella guerra che ferisce anche nelle case e nelle fabbriche, quando porta la propria ombra su mogli e figli; quando annichilisce ogni aspirazione che non sia quella di sopravvivere.

Insieme a Friendly Feuer di Marta Gilmore, lo spettacolo compone il dittico dedicato alla Prima Guerra Mondiale che si inserisce nell’ambito di Guerre/Conflitti/Terrorismi, il progetto che affronta il tema dei conflitti, presenti e passati, ideologici e morali, che interessano le nostre società moderne.

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