Francesca Garrone e Matthias Martelli in “L’ultima danza del secolo”

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fotoFringe Festival Teatro 2016, siamo a Torino ed anche quest’anno noi spettatori veniamo portati in giro per la città in luoghi teatrali non classici, vecchi e nuovi. L’organizzazione è come sempre impeccabile e, anche se gli orari non sono i soliti canonici per andare a vedere spettacoli – infatti questo inizia alle 19,30 – davanti al locale ci sono già ragazze e ragazzi volontari che ti danno informazioni, ti fanno il biglietto e regalano sorrisi. Siamo al Garage Vian, e già negli anni passati era luogo di performance. Questo spazio non è un teatro bensì un locale arredato di tavolini, bar, sedie posizionate a platea ed una grossa pedana con teli a sipario. Quindi, per i gusti di molti ancora meglio. Ricorda quei vecchi caffè chantant parigini o locali tedeschi dove si esibiva Karl Valentin, e potevi assistere ad esibizioni di vario genere con un bicchiere di vino o di birra, o altro ancora seduto ad un tavolino. Qui è anche possibile mangiare prima o dopo l’evento, e i menù appesi ai muri sono invitanti ed accessibili a tutti, perché economici.

Anche il camerino, (ovviamente solo uno) è stato creato utilizzando un ripostigli poco usato. L’inizio non è stato puntuale per permettere forse, a chi doveva mangiare la merenda di terminarla. Le sedie della platea, circa 40, si sono riempite e così tavoli, sedie e panchine all’interno del locale. C’era un bel clima. Personalmente non sapevo nulla di questo spettacolo, e come me molti spettatori, anzi leggendo la presentazione mi aspettavo una esibizione di danza, infatti c’era scritto fra le altre cose “… la drammaturgia è sospesa, domina l’illogico, come collante si utilizza la poetica e il sentito della danza Butoh” ed il termine Butoh, era ciò che più colpiva. E poi è iniziato e ne sono rimasto davvero colpito.

Più che uno spettacolo, è a mio avviso una performance teatrale di ricerca per palati raffinati. Momenti di poesia e di vita che creano emozione e rimpianti, stupore e curiosità, divertimento e pena, eccitazione e tristezza. Vedere un vecchio che fino alla fine ritieni davvero esserlo, anche se sei sicuro sia stato truccato perché hai visto l’attore (l’unico), prima dello spettacolo aggirarsi per la sala e parlare con dei conoscenti fra il pubblico. Il dubbio ti rimane data la perfezione dell’interpretazione e del travestimento fino alla fine, quando si toglierà davanti a tutti una voluminosa ed ingombrante maschera.

E poi c’è lei, una bella ragazza dal fisico perfetto con la giovinezza dirompente di una danzatrice che si muove con eleganza e con finta indifferenza all’interno di uno spazio teatrale apparentemente limitato, ma che si amplifica sotto i nostri sguardi. È quando questi due mondi che si aprono davanti a noi, invadendo il nostro spazio di spettatori già a ridosso del proscenio, a momenti alterni per un incontro scontro che in realtà non avverrà mai, che avviene il miracolo teatrale. Il vecchio recita, racconta, interpreta testi tratti da Matthias Martelli, Trilussa, Alda Merini, Wolfgang Goethe, Gabriel Garcìa Lorca mentre l’attrice-ballerina interpreta con il corpo musiche classiche e non.

Un’iniziativa del Fringe è che puoi esprimere i tuoi commenti nella pagina dello spettacolo in questione sul link del Festival, per permettere a chi deve scegliere cosa andare a vedere di cogliere sensazioni e consigli. Leggendo il giorno dopo su questo spettacolo, alcuni dei commenti mi hanno colpito:
– “Una piacevole serata. Lo raccomando”.

– “Uno spettacolo ipnotizzante! Un connubio di danza e recitazione da lasciare il fiato!!! Davvero bello e assolutamente da vedere!!! Complimenti!!!”

– “Un vecchio e una donna: due personaggi come quelli delle favole…. Non credevo di saper tenere il respiro per un’ora e qualcosa di più”.

– “… Uno spettacolo che comunica, attraverso la dilatazione del tempo e la frenesia dei movimenti, il ritmo della vita in cui ognuno di noi si può rispecchiare.

– “Spettacolo molto molto interessante da rivedere più volte per scoprirne ogni volta un senso nuovo e diverso”.

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L’ULTIMA DANZA DEL SECOLO

di e con Francesca Garrone e Matthias Martelli

testi di Matthias Martelli, Trilussa, Alda Merini, Wolfgang Goethe, Gabriel Garcia Lorca

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Francesca Garrone

È acrobata aerea, performer, attrice e formatrice.

Ha collaborato per oltre 15 anni con la compagnia francese di circo contemporaneo “Les Farfadais”. È stata acrobata per “Holiday on ice”, “Sky Dance”, e molti altri, esibendosi in tutto il mondo in centinaia di eventi di arte, musica e spettacolo, da Mosca a New York, passando per Africa, Europa, Asia.

Negli ultimi anni porta avanti una ricerca teatrale che mira ad una commistione di generi: il corpo espressivo, la danza butoh, le tecniche acrobatiche aeree. leggidi più su Francesca –> www.francescagarrone.com

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Matthias Martelli

La voce critica propria dell’artista assieme ad una dissacrante comicità emergono vivi nell’opera di questo giovane attore. Formatosi con maestri quali Dario Fo, Philip Radice, Michel Margotta, Eugenio Allegri; Matthias Martelli recupera tutti gli elementi tipici della satira e della tradizione giullaresca del teatro popolare. Il pubblico e le giurie lo premiano nel 2014 con il “Premio Alberto Sordi”, con il Premio “Uanmansciò” FNAS 2014” e il Premio “Locomix – San Marino 2015”. Con lo spettacolo “Il Mercante di Monologhi” ha effettuato più di 120 repliche in tutta Italia. Dal 2015 presenta ogni martedì il “Varietà della Caduta” al Teatro della Caduta di Torino. leggi di più su Matthias –> www.matthiasmartelli.com

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