“La ragione degli altri” di Luigi Pirandello

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fotoInterpreti: Renato Raimo, Eleonora Zacchi, Riccardo De Francesca, Prunella Meschini, Sofia Clarissa Tanganelli

Adattamento: Renato Raimo – Eleonora Zacchi

Regia: Renato Raimo

Una produzione Renatoraimoproduzioni

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Non si tratta di vedere la ragione. Aver torto e aver ragione è un tutt’uno”.

Silenzi che scandiscono il tempo che incombe, labbra strette, talvolta serrate, talvolta disperatamente spalancate, lunghe pause che scandiscono imbarazzi, parole sgorganti da cuori portati al di là di ogni umana capacità di trattenere.

Quale ragione può essere così convincente e persino più conveniente della propria? Quale senso può avere il concetto di “giusto” o “sbagliato” quando una società borghese, formale e stereotipata si fonda sull’unico e inderogabile assioma che l’unica vita degna di essere vissuta alla luce del sole sia quella perentoriamente allineata alle “regole”?

Di fronte a quest’opera pirandelliana del tardo ‘800 lo spettatore viene inizialmente chiamato alla necessità di suggellare il colpevole e l’innocente, distinguendo nettamente vittima e carnefice; impresa, questa, che scena dopo scena, tra le righe dei ricchi scambi di parola tra i protagonisti, si trasforma da istintiva presa di posizione a fluido e continuo ribaltamento del pensiero. E il paradosso logico del dramma si manifesta in tutta la sua completezza.

Una drammaturgia formalmente ineccepibile, sapientemente riadattata a quattro mani da Renato Raimo da Eleonora Zacchi, resa al pubblico nella sua integrità ed al contempo valorizzando la centralità della parola di cui l’ottima interpretazione degli attori in scena si fa puro elogio.

Un palco tagliato in tre parti da un misurato gioco di luci fa da cornice al triangolo perverso sulla cui sommità si staglia la figura di Leonardo Arciani, interpretato da un appassionato Renato Raimo, che fa da perno alla forte contrapposizione tra due enormi figure femminili: Livia, moglie tradita, di cui la profonda ed esperta interpretazione di Eleonora Zacchi fa emergere inappuntabilmente l’improbabile e legittima ragione, ed Elena, amante e madre del “frutto del peccato”, che l’attenta e commovente messa in scena di Prunella Meschini, unita a quella fresca e delicata della piccola Sofia Clarissa Tanganelli nel ruolo di Dina, regala allo spettatore un impatto emotivo di rara bellezza. Al di fuori della triade emerge sicura la figura del padre di Livia, Guglielmo, reso in tutta la sua drammatica fermezza dall’interpretazione di Riccardo De Francesca. Guglielmo è l’unico a scuoter un limbo immobile e sotteso ponendo al di sopra del torto e del giusto, la ragione, colei che, lontana da un inscindibile tutt’uno, può essere duplice ed ambigua, persino crudele.

Nel più straziante degli epiloghi, a vincere è davvero la ragione degli altri, quella che anche quando sembra la propria, trattiene in sé l’altro, quella che si fa serva, quella che si cerca e non si trova, che ci spinge a farci una ragione di quell’unica monolitica ragione che non c’è.

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