Requiem in re min per soli, coro e orchestra K.626 di Wolfgang Amadeus Mozart

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La 56a Stagione Concertistica dell’Ente concerti di Pesaro si chiude con un evento irripetibile: il Requiem di Mozart interpretato dalla Filarmonica Arturo Toscanini.

Quando si ascolta Mozart, la sensazione, alla fine del concerto, è quella di essere solo nella pausa tra i due tempi…desideri averne di più; e neanche il bis del Lux Aeterna proposto dalla Filarmonica Toscanini di Parma ed il coro di Piacenza, lunedì 2 Maggio 2016 al Teatro Rossini di Pesaro, ha soddisfatto quella voglia.

Ottima l’esecuzione, perfetta l’impasto sonoro sia nelle sole parti strumentali che a sostegno del coro, bravi i solisti Mariangela Sicilia soprano, José Maria Lo Monaco mezzosoprano, Jesus Garcia tenore, Michele Pertusi basso, anche se a volte non proprio chirurgici nei volumi, insomma un Requiem interpretato al meglio grazie anche alla precisa direzione del maestro Rinaldo Alessandrini a capo della sensibile orchestra Filarmonica Toscanini di Parma e del versatile Maestro Corrado Casati alla direzione del bravo coro del Teatro Municipale di Piacenza.

Come sempre la reazione all’ascolto del Requiem in re minore per soli, coro e orchestra K. 626 del genio di Salisburgo fin dalle primissime note è: nodo in gola e inondazioni di importanti quantità di liquido lacrimale che con fatica vengono contenute nelle cavità oculari, al punto che si ha il dubbio di poter affrontare un’ora in quello stato di assoluta deriva.

fotoQuesta sensazione viene lievemente placata nel Kyrie per poi acuirsi esponenzialmente dal Dies irae al Confutatis, ultima parte conclusa da Mozart prima di morire a soli 35 anni.

Secondo l’ipotesi avanzata dallo scrittore francese Stendhal, un anonimo committente (che si presentò alla porta di Mozart nel cuore della notte con una maschera come quelle di carnevale, un mantello scuro, aria lugubre e una sacca contenente danari) incaricava Mozart, malato e caduto in miseria, di comporre in quattro settimane una messa da requiem, dietro compenso di cinquanta ducati.

Mozart tentò di scoprire chi fosse il misterioso committente. Quando le forze cominciarono a mancargli per il duro lavoro e si rese conto di non riuscire ad identificare l’uomo, il compositore austriaco si convinse che il committente fosse un emissario dell’aldilà che lo incaricava di scrivere la messa da Requiem per se stesso.

Pensate, il compositore più grande di tutti i tempi che sul punto di morte scrive l’ultima parte di una messa da requiem per se stesso…questo è il Confutatis…l’alternanza tra voci tenebrose maschili sul “confutatis maledictis flamnis acribus addictis” supportate dalle fughe degli archi più gravi ad allontanare la possibilità degli inferi, e l’invocazione delle voci angeliche sul “voca me cum benedicitis” quasi lasciate sole dall’orchestra a supplica per l’accoglienza tra i benedetti…è la descrizione del trapasso, delle immani paure, del dubbio, della fede che in quei momenti si fa forte, è la tragedia con supplica di liberazione da parte del divino, che, amplificata enormemente dalla sublime arte del compositore austriaco, ci arriva come colossali ondate di un maremoto di emozioni difficilmente contenibili.

Il Confutatis lascia spazio al Lacrimosa che fu solo abbozzato da Mozart e concluso da Franz Xavier Sussmayr, suo allievo, il quale terminò anche l’opera nella sua totalità, aggiungendo le ultime quattro parti…dal Domine Jesu al Lux Aeterna.

Articolo di Andrea Gamurrini 

 

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