“Rosso” di John Logan al Teatro India di Roma

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Foto di Luca Piva
Foto di Luca Piva

Arriva al Teatro India di Roma uno dei maggiori successi del Teatro dell’Elfo di Milano: Ferdinando Bruni, anima e corpo del teatro milanese (insieme ad Elio De Capitani) interpreta il grande Mark Rothko in Rosso, dramma di John Logan, con regia, scene e costumi di Francesco Frongia.

Curiosare” nella vita privata e professionale di un artista solletica sempre un pizzico di voyerismo da parte dello spettatore: è un po’ come sbirciare nelle pieghe della storia e della finzione per poter comprendere il tormento e l’estate dell’artista.

La pièce, ambientata nell’atelier del pittore fra grandi tele e i celeberrimi rossi, prende spunto dalla biografia del maestro russo-statunitense, massimo esponente dell’espressionismo astratto: alla fine degli anni Cinquanta Rothko ottenne la più ricca commissione della storia dell’arte moderna, una serie di murali per il celebre ristorante Four Season di New York che avrebbe aperto di lì a breve.

Rosso parte da qui, strutturandosi come un testo a due voci che mette a confronto uno scontro generazionale fra il Maestro, Rothko, un artista affermato, un uomo maturo forse alle prese con una crisi di carattere esistenziale, e il giovane Ken, suo allievo-collaboratore con un trauma infantile sulle spalle e alla costante ricerca di sé stesso e di un proprio posto nel mondo.

Lentamente, ma inesorabilmente il timore e la riservatezza dell’allievo lascia lo spazio al coraggio, alla propria personalità e allo scontro: sarà Ken a costringere Rothko a fare i conti con sé stesso tanto che l’artista rinuncerà alla famigerata committenza del Four season (la più grande dopo la Cappella Sistina) mantenendo integra la propria dignità e la propria coerenza.

Il figlio deve scacciare il padre. Rispettarlo, certo, ma anche ucciderlo. Abbiamo distrutto il cubismo, io e de Kooning e Barnett Newman” aveva detto Rothko ripercorrendo la propria storia personale. Rosso è uno spettacolo avvincente ed emozionate che si regge su uno scontro verbale ed emotivo fra i due protagonisti, interpreti in scena: Bruni, qui attore, è uno strepitoso Rothko, egocentrico, lunatico, logorroico e severo, ma infine coerente con la onestà artistica e intellettuale e Alejandro Bruni Ocana è un convincente, entusiasta Ken, allievo del maestro pronto a mettersi in gioco perché come ricorda Rothko “non c’è nulla da perdere, ma c’è tutta una visione da conquistare”.

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