Un americano a Parigi. L’importanza delle idee

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UAAP foto bigliettoDOTitIl corpo di ballo della Motion Dance Group di Sonia Nifosi torna al Teatro dell’Angelo a tre anni di distanza dalla messa in scena de La vie en rose dedicato all’indimenticata Edith Piaf, esibendosi in uno spettacolo originale e fantasioso, impostato sulla falsariga del film diretto nel 1951 da Vincent Minnelli vincitore di numerosi Oscar.

Gli undici elementi della compagnia eseguono vari generi musicali, in una sequenza imponente di coreografie suddivise in quadri riferiti allo svolgimento della vicenda cinematografica, sulle note di George Gershwin autore nel 1928 del poema sinfonico che il film ricalcò.

L’allestimento intende rendere omaggio a Gene Kelly e a Vincent Minnelli dei quali ricorre rispettivamente il ventennale e il trentennale della morte. Agli impressionisti francesi si ispirano le immagini scenografiche che variano da nuance calde e sfumate a colori accesi su fondo chiaro. Boschi dalle calde tonalità autunnali proiettati sul fondale e sulle quinte sembrano avvolgere i danzatori coi raggi che filtrano tra le chiome. Un lungo drappeggio azzurro si staglia contro il candido nitore dello sfondo, ripartendo lo spazio tra realtà e sogno.

Di estatico lirismo il grande schizzo a carboncino di una ragazza seduta su una panchina sulla riva della Senna che si tramuta in un’immagine dalle calde e tenui sfumature ramate nella luce radente del tramonto.

I vincoli e le limitazioni imposte in quegli anni dal maccartismo all’industria cinematografica sui contenuti, favorivano la produzione del genere musical, che con lo sfarzo e la fantasmagoria distoglieva l’attenzione dai drammi sociali dell’epoca. In questo clima la Metro Goldwyn Mayer produsse il film musical Un americano a Parigi ricostruendo negli Studios la Ville Lumière raffigurata dagli impressionisti. Claudio Morici nei panni del produttore Arthur Freed e Miriam Mesturino nel ruolo dell’attrice e sceneggiatrice Betty Comden raccontano i momenti salienti della vicenda del giovane americano che giunge nella capitale francese per realizzare le sue ambizioni artistiche e contestualmente dipanano il fil rouge del dietro le quinte svelando aneddoti e particolari inediti della lavorazione i cui tempi si allungavano per l’oscurantismo maccartista che condizionava le riprese. Vittorio Centrone interpreta la parte del cantante Henri Baurel cantando dal vivo.

Uno spettacolo affascinante che mescola teatro, danza e musica, sontuoso, variopinto e articolato che assume l’imponenza di un musical.

Davide Nardi, primo ballerino, effettua numerose performance dal classico al contemporaneo, dal tip tap al modern jazz. I danzatori esprimono tutta la gamma di emozioni oniriche dei protagonisti in un’atmosfera spesso trasognata per l’effetto delle luci, dei colori e dei costumi, nelle coreografie ideate da Sonia Nifosi connotate da un soffuso lirismo.

Nel finale salgono sul palcoscenico anche i bambini diretti da Ilaria Massi.

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