Il barbiere di Siviglia: l’opera buffa di Rossini continua a far sorridere a 200 anni dall’esordio.

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Foto di Michele Borzoni
Foto di Michele Borzoni

Nell’ineguagliabile cornice del cortile di Palazzo Pitti a Firenze, è andato ieri sera in scena “Il barbiere di Siviglia” di Rossini:

Un caleidoscopio di travestimenti, serenate notturne, equivoci esilaranti e brani celeberrimi. Il Barbiere di Siviglia, leggendariamente composto da Gioachino Rossini in una dozzina di giorni, va in scena per la prima volta al Teatro Argentina di Roma il 20 febbraio 1816. L’esito della serata, uno dei fiaschi più clamorosi della storia forse organizzato dagli ammiratori di Giovanni Paisiello contrariati di vedere il giovane musicista alla prese con un soggetto già affrontato dall’anziano Maestro, amplifica l’inarrestabile popolarità di questo capolavoro. Opera buffa per eccellenza, qui in scena nell’allestimento firmato da Damiano Michieletto, geniale enfant terrible della regia teatrale” (Opera di Firenze).

A 200 anni dalla prima rappresentazione, l’immortalità del classico viene rimarcata con un adattamento fresco e sorprendente.

Una voce annuncia l’arrivo del treno Firenze-Siviglia, e inizia lo show.

L’ingresso di Figaro è strabiliante, uno dei personaggi più autocelebrativi della storia della scrittura lirica, il suo personaggio è un po’ Stregatto, un po’ Cappellaio Matto, un po’ Volpe di collodiana memoria. L’allestimento è onirico e cartoonesco, l’ambientazione fa pensare ad un Paese dei balocchi, le tre ore di opera scorrono leggere e piacevolmente.

Dalla mia postazione in prima fila non si sa se sia meglio concentrarsi sul coro, sulle acrobazie degli attori con i loro abiti sgargianti, o sulle sapienti mani dei musicisti che danzano sugli strumenti.

L’allestimento è sorprendentemente pop, con colori fluo, pance finte, barbe posticce, e non raramente strizza l’occhio alla contemporaneità con writers, in felpa nera, incappucciati e armati di bomboletta, che entrano improvvisamente in scena disegnando letteralmente la bottega di figaro su di un lenzuolo bianco, durante una delle classiche arie del barbiere; i poliziotti hanno divise da carabiniere odierno, entrano in scena danzanti con maschere da paperino di plastica e coloratissime pistole d’acqua.

I protagonisti sono delle macchiette, simpatici e innovativi, danno una nuova idea riguardo ai personaggi dell’opera, intrattenendo la platea con esilaranti balletti durante le aree.

Notevolissimi i costumi, le parrucche e il trucco, ineccepibile l’orchestra dell’Opera di Firenze sotto la direzione del Maestro Alessandro D’Agostini.

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