Lear

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Foto di Roberto Palermo
Foto di Roberto Palermo

di Stefano Geraci, Roberto Bacci

liberamente ispirato a William Shakespeare

regia Roberto Bacci

con Silvia Pasello – Lear

Caterina Simonelli – Goneril

Silvia Tufano – Regan

Maria Bacci Pasello – Cordelia

Tazio Torrini – Edmund

Savino Paparella – Edgar

Francesco Puleo – Conte di Gloucester

Michele Cipriani – Fool

assistente alla regia Francesco Puleo

progetto scene e costumi Márcio Medina

musiche originali Ares Tavolazzi

luci Valeria Foti e Stefano Franzoni

immagine Cristina Gardumi

realizzazione costumi Fondazione Cerratelli

in collaborazione con il Laboratorio di Costumi e Scene del Teatro della Pergola

realizzazione scene Scenartek

consulenza musicale Emanuele Le Pera e Elias Nardi

consulenza storico-musicale Stefano Pogelli

studio registrazione

musiche S.A.M. di Mirco Mencacci

allestimento Leonardo Bonechi

sarta Giulia Romolini

amministratrice compagnia Caterina Botti

si ringraziano Biarnel Liuteria, Carlo Macchi, Chiara Occhini

produzione Fondazione Teatro della Toscana

Atto unico – 1 ora e 50 minuti

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Da mercoledì 8 a mercoledì 15 giugno 2016, al Teatro della Pergola, a Firenze, va in scena Lear, liberamente ispirato a William Shakespeare. Il 23 aprile di 400 anni fa moriva, a 52 anni esatti, il Bardo dell’Avon, autore di quest’opera complessa, gigantesca metafora della condizione umana, che mette in scena un re che muore poco dopo aver scelto finalmente di vivere (Spesso per trovare il meglio noi perdiamo il bene, dice il Duca di Albany già nel I atto). Da un risveglio, da un cambiamento radicale non sempre si esce vincitori, non sempre deriva il bene, dipende dagli strumenti che si hanno disposizione nel momento della crisi: questa premessa parte Lear, lo spettacolo con la regia di Roberto Bacci, la drammaturgia di Stefano Geraci e dello stesso Bacci, e con Maria Bacci Pasello, Michele Cipriani, Savino Paparella, Silvia Pasello, Francesco Puleo, Caterina Simonelli, Tazio Torrini, Silvia Tufano, le scene e i costumi del brasiliano Márcio Medina (già nel cast di molti altri spettacoli di Bacci), realizzati dalla Fondazione Cerratelli in collaborazione con il Laboratorio di Costumi e Scene del Teatro della Pergola (in forza del protocollo d’intesa con la Fondazione Teatro della Toscana), le musiche di Ares Tavolazzi (violoncellista e contrabbassista, ex Area, e per Francesco Guccini, Paolo Conte, Vinicio Capossela, fra gli altri), la consulenza musicale di Emanuele Le Pera e Elias Nardi, la consulenza storico-musicale di Stefano Pogelli, le luci di Valeria Foti e Stefano Franzoni, l’assistenza alla regia di Francesco Puleo, una produzione della Fondazione Teatro della Toscana.

Lo spettacolo, nell’ottobre 2016, sarà alle Olimpiadi del Teatro di Wroclaw, nell’ambito di Wroclaw Capitale Europea della Cultura 2016. Per l’occasione sono state annunciate le partecipazioni di artisti da tutto il mondo, tra cui Eugenio Barba, Peter Brook, Tadashi Suzuki, Theodoros Terzepoulos, Robert Wilson, Romeo Castellucci, Heiner Goebbels, Krystian Lupa, Valery Fokin, Pippo Delbono, Jan Fabre, Ariane Mnouchkine.

Lo spettacolo parte da una domanda: cosa succede quando ci si toglie la maschera e si esce dal proprio “personaggio” sociale e familiare? Quando per ritrovare la propria essenza si abbandonano i ruoli per i quali siamo riconosciuti? Accade che si scuotono le proprie e altrui certezze e aspettative e il disorientamento può travolgere tutto e tutti. È ciò che accade a Re Lear, che rinuncia alla propria veste di re e decide di dividere il regno tra le tre figlie, Goneril, Regan e Cordelia che, secondo la sua volontà, riceveranno territori in proporzione alla loro capacità di dimostrare il loro amore al padre. Da questo antefatto inizia una catastrofe dalla trama nota, qui restituita con chiarezza dal testo di Stefano Geraci e Roberto Bacci. I fatti che si succedono svelano crudeltà, tradimenti e brama di potere, ambizione, giocati quasi a viso aperto, come se il radicale cambio di prospettiva che implica un “regno orfano del suo re” desse il via libera ai più bassi istinti umani, conducendo vittime e carnefici, usurpatori, folli e diseredati inevitabilmente, tutti, verso un finale di morte. I personaggi dimostrano quanto poco siamo in grado di accettare la trasformazione e la mancanza di punti di riferimento, quanta fatica costi – oggi la chiameremmo “resilienza” – accettare con consapevolezza che siamo soprattutto esseri “nudi e indifesi”.

Lear qui è una donna, lo interpreta Silvia Pasello, due volte Premio Ubu, Premio Eleonora Duse, già interprete per Carmelo Bene, Thierry Salmon, Raul Ruiz, Virgilio Sieni, fra gli altri, e protagonista di molti spettacoli anche dello stesso Bacci. Sarà qui Lear e non “Re” Lear: non è un uomo o una donna, è semplicemente un essere umano, in un’interpretazione che riesce a trasmettere, senza forzature, sia elementi del maschile che del femminile. Con lei gli altri sette attori si dividono altri due piani recitativi: i personaggi della storia – insieme a Lear e alle tre figlie, ovvero Goneril (Caterina Simonelli), Regan (Silvia Tufano), Cordelia (Maria Bacci Pasello), il Conte di Gloucester (Francesco Puleo) e i suoi due figli Edmund (Tazio Torrini) e Edgar (Savino Paparella), il Buffone (Michele Cipriani) – e le Maschere, pensate come servi di scena, testimoni attivi di quanto accade, ombre dei personaggi, ma anche emissari del pubblico autorizzati a stare sul palco, amplificatori dell’emotività di ciò che accade loro vicino. Sulla scena sono presenti sette sipari che, col loro continuo movimento, stabiliscono il perimetro del rapporto con il pubblico. Un perimetro dinamico, come a dire che senza trasformazione, senza possibilità di cambiamento, senza contatto diretto e un ascolto continuo non può esserci dialogo.

La musica composta appositamente da Ares Tavolazzi prevederà anche alcuni canti del ‘600 interpretati dalle Maschere e scelti con la consulenza di Stefano Pogelli (responsabile del laboratorio di restauro sonoro dell’audioteca RAI).

Il Lear che offriamo agli spettatori lotta con la potenza di parole e azioni ancora memorabili, a difesa di corpi e menti esposte ai colpi di un cielo vuoto. La vulnerabilità della carne umana, la nuda essenza dell’uomo evocata da Lear, si consegna, disarmata, con la semplice tenerezza del suo esistere e del suo canto, al domani della storia” dice Stefano Geraci. Roberto Bacci: “Lear è un racconto del viaggio dell’anima malata di un Re che si perde nella storia di un mondo che essa stessa ha creato, un mondo di ingiustizie, guerre, tradimenti. Lear è un personaggio che incarniamo ogni volta che, privi di una reale consapevolezza di noi stessi, ci affidiamo alle fragili, ambiziose e pericolose esistenze degli altri … E così, nudi ed indifesi, affrontiamo la tempesta della nostra e dell’altrui storia”.

Chi si smarrisce non può raccontare di quello smarrimento, chi guarda, gli attori insieme al pubblico, può invece testimoniare e quindi forse portare un cambiamento in quella storia.

Spettacolo a capienza limitata.

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BIGLIETTI

Prezzi Platea 18€ – Ridotto 15€
Palchi 15€ – Ridotto 12€
Riduzioni disponibili: Over 60, Under 26, Soci UniCoop Firenze, Abbonati Teatro della Toscana

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Biglietteria Teatro della Pergola
via della Pergola, 30
Mail biglietteria@teatrodellapergola.com
Per informazioni e acquisti con carta di credito
Telefono 055 0763333
Orario: da lunedì a sabato, dalle 9.30 alle 18.30. Domenica chiuso.

Biglietteria online

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Box Office
via delle Vecchie Carceri, 1
Telefono 055 210804
Orario: da lunedì a venerdì dalle 10.00 alle 19.00, sabato dalle 10.00 alle 14.00.
I biglietti sono in vendita anche presso il Circuito Regionale
Box Office, trova qui il punto vendita più vicino a te.

Biglietteria serale
È possibile acquistare i biglietti di tutti gli spettacoli della stagione durante le serate di spettacolo presso la biglietteria del teatro.

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NOTE ALLO SPETTACOLO

Che cosa diventa il regno del nostro quotidiano quando il Re che siamo lo abbandona?

Che cosa accade nel regno delle nostre certezze quando il castello, costruito e difeso per tanti anni, crolla sui nostri piedi?

Lear è un’opera complessa e difficile da mettere in scena, eppure, insieme ad Amleto è una delle grandi creazioni diventate nei secoli sinonimi di “teatro”.

Lear illumina un aspetto della natura umana (individuale e collettiva) che ci risveglia e ci pone davanti a ciò che realmente siamo: esseri fragili e pericolosi, ma anche in grado di riconoscere la propria condizione.

Lear, che abdica prematuramente per le proprie figlie, inizia una discesa che lo fa precipitare prima nella follia di un vecchio per poi farlo risalire, con la fragilità di un bambino, verso un nuovo inizio che è anche la fine della sua esistenza.

Lear è un racconto del viaggio dell’anima malata di un Re che si perde nella storia di un mondo che essa stessa ha creato, un mondo di ingiustizie, guerre, tradimenti.

Lear è un personaggio che incarniamo ogni volta che, privi di una reale consapevolezza di noi stessi, ci affidiamo alle fragili, ambiziose e pericolose esistenze degli altri …

E così, nudi ed indifesi, affrontiamo la tempesta della nostra e dell’altrui storia.

Roberto Bacci

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Le parole finali del “Re Lear” di Shakespeare provengono dagli attori. Portavoci di una compagnia che incarna l’eco del suo autore.

Sono loro a dichiarare negli ultimi versi della tragedia, il compito che si sono assunti: raccontare la storia di Lear come occasione per mostrare ciò che hanno provato, sentito, sofferto. Hanno preso in carico le nuove parole tessute dal loro poeta intorno ad un’antica e lontana leggenda, l’abdicazione di un mitico re e la divisione del regno, per porsi, questa volta esitanti, di fronte allo specchio della storia dei loro tempi. Infatti, ora quello specchio riflette il congedo oscuro e irrimediabile di un re dalle cure del suo regno.

La “follia” di Lear lascia sul campo i cadaveri delle tre figlie, Cordelia, Regan e Goneril, di Gloucester e del suo figlio bastardo Edmund. Edgar, l’altro figlio di Gloucester, il legittimo, assicura la continuità di un regno appena lacerato da una guerra.

La clausola della storia che va avanti è salva, ma, nelle ultime parole degli attori, la solidità del terreno su cui dovranno poggiare i piedi coloro che verranno, è incerta. La visione del futuro è indistinguibile dalle macerie del presente.

Da quando Cordelia ha “pronunciato” il suo silenzio di fronte alla richiesta d’amore del padre, si è aperto un vuoto attraente: lo stupore e l’angoscia prima, poi l’avidità sensuale, l’ebbrezza criminale di Goneril, Regan, Edmund; l’apparizione di un dolente fantasma, Edgar -Tom; il viaggio tragicomico di Gloucester verso una morte sbadata a cui il figlio Edgar vuol porre rimedio; la voce di Cordelia che seduce il cuore di un padre ma non lo salva; l’accorato e insolente lungo addio del Buffone al suo Re.

Tra il “nothing” di Cordelia – il suo silenzio – e il rovinare che produce, c’è una sproporzione incalcolabile col metro della causa e degli effetti sotto cui vorrebbe riparare la continuità della storia, la promessa del giorno che segue.

Il “Lear” che offriamo agli spettatori lotta, con la potenza di parole e azioni ancora memorabili, a difesa di corpi e menti esposte ai colpi di un cielo vuoto. La vulnerabilità della carne umana, la “nuda essenza” dell’uomo invocata da Lear, si consegna, disarmata, con la semplice tenerezza del suo esistere e del suo canto, al domani della storia.

In una scena attraversata da sipari mobili, gli attori indossano una maschera quando lasciano momentaneamente le spoglie dei rispettivi personaggi, accudendo e osservando ancora una volta, con vigile coscienza, il fragile e prezioso passaggio della “follia” di Lear nel teatro.

Stefano Geraci

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