Segnalazioni – Maggio 2016

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ChaplinQuesta rubrica non vuol rappresentare una panoramica di quanto esce sugli schermi nel mese, né una selezione del meglio, ma semplicemente l’indicazione di opere che presentano motivi d’interesse.

Vorrebbe inoltre essere d’aiuto a chi volendo recarsi al cinema cerca un film adatto ai suoi gusti o allo stato d’animo del momento: non sempre infatti si ha voglia di problematiche sociali o esistenziali, c’è anche il momento in cui andare al cinema significa, giustamente, fuggire dal quotidiano per distendere la mente con due risate (ridere è un diritto) o fuggire nel sogno identificandosi con gli ‘eroi’ dello schermo o farsi catturare dall’enigma di un thriller.

La grandezza del cinema è di essere un diamante con mille facce: si può sempre trovare quella adatta al momento che si sta vivendo.

L’importante è andare al cinema e non guardare il film sullo schermo di casa: vedere un film è un rito e come tutti i riti ha bisogno di un tempio.

Quello che la rubrica si propone, nei limiti del possibile, è evitare l’inutile imbecillità, la volgarità fine a se stessa e l’idiozia: ce ne sono già troppe nella vita quotidiana fuori dal cinema.

Poiché però sbagliare è umano, si chiede scusa in anticipo per eventuali errori.

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Mesi precedenti: MARZO 2016

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fotoAL DI LÀ DELLE MONTAGNE

Genere: drammatico

Regia: Jia Zhang-ke

Cast: Zhao Tao, Zhang Yi, Liang Jingdong, Chang Sylvia, Dong Zijiang

Origine: Cina, Francia

Anno: 2015

In sala dal 5 maggio 2016

Il film: Zhangke Jia (uno dei migliori registi emersi in questi decenni a livello mondiale) come già nell’ottimo Still Life (Leone d’oro a Venezia nel 2006) racconta in questo splendido film i cambiamenti economici, sociali e culturali della Cina – e i relativi limiti, reali e in prospettiva – attraverso la vita di tre ragazzi coetanei e amici d’infanzia. Il film è diviso in tre capitoli – quasi a fissare tre fotogrammi dell’evolversi della nuova Cina che ha sostituito il verde del dollaro al rosso delle massime di Mao – ambientati nel 1999, nel 2014 e nel 2025. Tre capitoli che il regista realizza con tecniche diverse per sottolinearne le differenze. Il racconto inizia a Fenyang (cittadina mineraria nella regione settentrionale dello Shanxi, il cui nome significa “a ovest delle montagne”) in cui la bella e piena di vita Tao deve scegliere tra i suoi due amici entrambi innamorati di lei: Liangzi minatore legato alla tradizione e Zhang proprietario di una pompa di benzina e di un’auto tedesca, prototipo del giovane con il mito del capitalismo d’assalto e privo di scrupoli pur di raggiungere i propri obiettivi e accumulare ricchezza. Tra il passato e il futuro Tao che guarda al cambiamento e aspira a una società in certa misura simile a quella idealizzata da Go West (la celebre canzone dei Pet Shop Boys che apre il film: i giovani la ballano in discoteca mentre nelle strade sfilano i tradizionali draghi per festeggiare il Capodanno) sceglie il futuro (con qualche dubbio del padre). Tao ha un figlio cui Zhang impone il nome di Dollar quasi simbolo di quella Cina che ripudia le radici, anche quelle pre-maoiste, per consegnarsi interamente al capitalismo. Capitolo secondo, 2014: l’economia ha rallentato lo sviluppo impetuoso e le miniere sono travolte dalla finanza d’assalto. Liangzi, come moltissimi altri minatori, perde il posto di lavoro e non dispone in questa Cina divenuta potenza economica mondiale di strumenti e denaro per curare la malattia contratta in miniera. Il matrimonio tra Tao e Zhang si è sfasciato e quest’ultimo si è trasferito a Shangai, simbolo del nuovo capitalismo cinese, portando con sé il figlio per farlo studiare in collegi internazionali e vivere e crescere in un ambiente simile al mito americano. Dollar ha il primo contatto con la Cina vera quando è inviato a Fenyang per i funerali del nonno materno e rivede dopo anni la madre, ormai per lui quasi un’estranea, come gli sono estranei quell’atmosfera, quei cerimoniali e quella lingua che non capisce e in cui non sa esprimersi, conoscendo e utilizzando unicamente l’inglese. Il rapporto con Tao (la vera madre) e con la cultura tradizionale cinese, anche a livello dei cibi, è la parte più alta e delicata del film. La terza parte si svolge nel 2025 in Australia, paese in cui Zhang si è trasferito per vivere nel ‘mitico’ occidente capitalistico (e per sfuggire alle inchieste sulle sue operazioni finanziarie). Ricchissimo, conduce una vita tra noia, disperazione e solitudine (emblematica la battuta sulle armi) perché con il denaro si può comprare tutto meno che felicità e amicizie sincere. Dollar è divenuto un ragazzo rabbioso nei confronti del padre e delle strutture in cui è costretto a vivere (anche se fondamentalmente di animo delicato) e – come tanti altri giovani cinesi che hanno bisogno di Google Translate per comunicare con i parenti – parla solo inglese e la Cina è per lui un’entità sconosciuta. Il regista affida la sintesi del suo pensiero alla figura di Mia, un’insegnante che conosce i codici nuovi senza aver dimenticato quelli antichi (culturalmente tragica la sequenza in cui Mia funge da interprete tra Dollar e suo padre: il primo conosce solo l’inglese, il secondo non capisce le parole con cui il figlio tenta di spiegargli la sua ribellione). Dollar (ed è il rischio denunciato dal regista) si sente privo di identità culturale: non è occidentale e non è cinese. Identificata nel lontano ricordo della madre, la Cina gli appare come un sogno e un rifugio in cui cercare la pace interiore e capire se stesso. Finale aperto alla speranza sulle note di Go West ballato da Tao nella serenità di un paesaggio innevato. Al di là delle montagne può avere una lettura a carattere universale perché la crisi esistenziale in cui si trovano Zhang e ancor più l’incolpevole Dollar (ma non Tao) è la conseguenza dei violenti mutamenti economici e sociali, del vuoto morale e culturale di chi in nome di un ‘nuovo’ pur necessario (altrimenti il mondo sarebbe ancora all’età della pietra) ripudia le proprie radici: le tradizioni possono evolversi, ma non essere sostituite dal primato del denaro e del suo accumulo. Un grande film e una straordinaria Zhao Tao sia quando interpreta la giovane Tao traboccante di speranze e gioia di vivere, sia quando Tao è ormai una donna melanconica e segnata dalla vita, ma ancora aperta all’ottimismo.

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fotoFLORIDA

Genere: commedia

Regia: Philippe Le Guay

Cast: Jean Rochefort, Sandrine Kiberlaine, Annamaria Marinca, Laurent Lucas

Origine: Francia

Anno: 2015

In sala dal 5 maggio 2016

Il film: Dopo lo splendido Molière in bicicletta in cui tratteggiava le reazioni e le paure di un solitario uomo maturo, Philippe Le Guay esplora un altro passaggio delicato della psicologia umana: quello in cui l’incalzare dell’età porta a volte alla ‘demenza senile’ che origina due dimensioni di vita, una reale e una immaginaria, le quali mixandosi finiscono per non essere distinguibili e quindi entrambe vissute come vere. Gli effetti sono difficili da gestire da parte di chi vive vicino al ‘malato’ e pericolosi per quest’ultimo. Jean Rochefort è lo splendido interprete di Claude, anziano vedovo e padre di due figlie, una che vive con lui, lo controlla nei momenti in cui l’immaginario diviene reale e ne prosegue l’attività alla guida dell’azienda di famiglia, mentre l’altra da molti anni ha lasciato casa e Paese per stabilirsi in Florida inviando di rado sue notizie. Tanto raramente che Claude decide di andare a trovarla per vedere che fine abbia fatto. Naturalmente senza dire nulla a nessuno. Florida è – come tutti i film di Le Guay – delizioso, molto raffinato e profondo sotto l’apparente leggerezza: un cammeo delicato e senza nessuna retorica sull’amore familiare, sulle melanconiche conseguenze della vecchiaia (“senectus ipsa morbus est” diceva Cicerone, ma è assai peggio non contrarlo…) anche sulla vita dei figli, spesso sconvolta. Accanto a quella di Rochefort brilla per sensibilità l’interpretazione di Sandrine Kiberlaine. Florida è ideale per chi ama un cinema sereno, mai volgare, distensivo ma non banale e che stimola benevolmente a un piccolo esame di coscienza.

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Foto di Claudia Fratarcangeli
Foto di Claudia Fratarcangeli

IL MINISTRO

Genere: commedia

Regia: Giorgio Amato

Cast: Gianmarco Tognazzi, Alessia Barela, Edoardo Pesce, Fortunato Cerlino, Jun Ichikawa, Ira Frontén

Origine: Italia

Anno: 2015

In sala dal 5 maggio 2016

Il film: La corruzione è la protagonista dell’amara commedia di Giorgio Amato e fotografa con accuratezza situazioni e strumenti di cui spesso, troppo spesso, si ha notizia dai giornali e dalle cronache giudiziarie. Il fenomeno, peraltro, non è solo di oggi e del nostro Paese. Guardando al passato, appare evidente come questa ‘malattia’ dell’umanità sia costante dai tempi più remoti: basti pensare alle tragedie e alle commedie dei grandi autori greci e latini o a quelle di Shakespeare o a quanto sia affollato il girone dei corrotti nell’Inferno dantesco. Quello che amareggia è che – a differenza di quanto accade in altre Nazioni – in Italia il già difficile compito della Magistratura spesso non è agevolato dal mondo politico che a volte sembra interessato più a ostacolare la conoscenza della verità che a ricercarla. Con grave danno d’immagine, credibilità e fiducia presso l’opinione pubblica che è portata, erroneamente, a ‘caricare’ solo sui politici colpe che invece sono di tutti i protagonisti del ‘baratto’: alla sua radice vi sono, infatti, la ricerca del potere e del denaro e la voglia di arrivarvi attraverso scorciatoie. Nel film di Amato è peggiore l’imprenditore sull’orlo del fallimento che vuol corrompere il Ministro che può assegnargli un appalto salvifico, o il Ministro disponibile a farsi corrompere o la moglie dell’imprenditore, consenziente e collaborativa, per difendere le proprie comodità? Il diavolo, però, fa le pentole, ma (spesso) dimentica i coperchi per cui il perfetto meccanismo messo a punto dall’imprenditore s’inceppa proprio su uno dei punti di forza: l’escort – convocata per allietare il dopo cena del Ministro – si rivela una ragazza delle molte qualità, ma di scarsa professionalità. Andrà in porto il tentativo – e l’opinione pubblica avrà un altro ‘furbetto’ da ammirare – o la cena prenderà una piega inattesa?

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fotoIL TRADITORE TIPO

Genere: thriller

Regia: Susanna White

Cast: Ewan McGregor, Damian Lewis, Stellan Skarsgárd, Naomie Harris, Jeremy Northam

Origine: Gran Bretagna

Anno: 2016

In sala dal 5 maggio 2016

Il film: Tratto dal romanzo di John Le Carré Il nostro traditore tipo (edito da Mondadori), racconta il coinvolgimento di una giovane coppia inglese in vacanza romantica a Marrakech (nel racconto originale ad Antigua, Caraibi) in un giallo internazionale in linea con l’attualità in cui la corruzione e il riciclaggio di denaro sporco hanno sostituito lo scontro ideologico. La vicenda ruota intorno a Dima, tesoriere, principale esperto di finanza della mafia russa e depositario dei segreti della rete internazionale di banchieri, politici… coinvolti nelle varie operazioni. Per l’Organizzazione uomo importante, ma anche un potenziale ‘importante’ pericolo. Avidità e corruzione sono al centro di quest’avvincente thriller che disegna con acuta intelligenza il ruolo delle spie nell’odierna società globalizzata in cui con la fine delle ideologie la democrazia sta divenendo sempre più apparente e il potere determinato dal ‘Dio Denaro’. In questa eticamente tragica dimensione le varie ‘mafie’ – vere potenze economiche – trovano spazio e modo di entrare a far parte del sistema finanziario e politico internazionale. Il film e il romanzo sviscerano il lato oscuro di un potere (quello inglese, ma il discorso può essere ampliato a molti Paesi) corrotto in cui è difficile applicare l’antico schema dei film di spionaggio (e dei primi romanzi di Le Carré) dei ‘buoni’ contro i ‘cattivi’. A quale categoria si possono iscrivere l’affascinante e simpatico Dima che vuol vendere i segreti della mafia russa al governo inglese per salvare la propria famiglia e l’agente inglese la cui intransigenza è determinata forse da un personale bisogno di vendetta? In questo quadro, i cittadini comuni con i loro problemi e la loro etica (esemplificati da Perry, professore di poetica all’Università, e da sua moglie Gail, avvocato di successo) sono solo strumenti che s’illudono di essere protagonisti, in realtà sono marionette di un gioco di cui conoscono solo ciò che i burattinai vogliono far sapere per motivarne il coinvolgimento. Anche se con qualche limite a livello interpretativo Il traditore tipo avvince e intriga, e soprattutto diverte in modo intelligente lasciando argomenti di riflessione.

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fotoROBISON CRUSOE

Genere: animazione

Regia: Vincent Kessteloot, Ben Stassen

Origine: Belgio

Anno: 2016

In sala dal 5 maggio 2016

Il film: Esordio nel mondo dell’animazione per il classico romanzo scritto nel 1719 da Daniel Defoe e con un taglio originale: il punto di vista non è quello di Robinson, ma del pappagallo Martedì e della piccola comunità di animali di varia specie che in tranquillità vivono sull’isola. Martedì è più curioso dei suoi amici e pensa che il mondo vada anche oltre l’isola per cui l’arrivo del naufrago conferma la sua tesi e ne acuisce il desiderio di conoscenza. È quindi portato a creare un rapporto di amicizia con quell’essere così diverso da tutti quelli che conosce e cerca di capirne le esigenze e di aiutarlo anche nei confronti dei più diffidenti dei suoi amici. Belle le caratterizzazioni dei diversi animali che riflettono quelle di una qualsiasi comunità umana e quella dei due gatti. Un’opera adatta ai più piccoli (godibilissima anche da chi li accompagna) che non solo si divertono molto, ma possono capire il valore della curiosità come aspetto essenziale dell’intelligenza e quello della disponibilità verso gli altri, anche se diversi da noi, come fondamento di una società civile.

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fotoTHE BOY AND THE BEAST

Genere: animazione

Regia: Mamoru Hosoda

Origine: Giappone

Anno: 2015

In sala il 10 e 11 maggio 2016

Il film: Kyuta, il protagonista, è un giovane orfano che si aggira sperduto per le vie di Tokyo e finisce per trovarsi in un modo diverso da quello in cui vive, un mondo parallelo e comunque a lui sconosciuto. In questo suo vagare incontra Kumatetsu, un essere che al bimbo pare magico e simile a un orso e che prende Kyuta sotto la sua protezione, gli fa da guida e gli insegna l’arte di vivere e di combattere. Dopo alcuni anni Kyuta, ormai cresciuto, decide di tornare a Tokyo per cercare di scoprire le proprie origini, ma arriva in città nel momento sbagliato poiché dopo un periodo di serenità e tranquillità Tokyo è nuovamente insidiata dagli antichi nemici: sarà il giovane Kyuta ad affrontare la difficile lotta per liberare la città dal pericolo. Come in molta animazione nipponica gli intenti didascalici, etici e formativi appaiono evidenti, ma sono sviluppati con molta delicatezza senza divenire prevaricanti nello sviluppo del racconto. Come sempre di classe l’animazione.

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fotoMONEY MONSTER – L’ALTRA FACCIA DEL DENARO

Genere: drammatico

Regia: Jodie Foster

Cast: Julia Roberts, George Clooney, Jack O’ Connell, Caitriona Balfe, Dominic West, Giancarlo Esposito, Emily Meade, Olivia Luccardi, Condola Rashad, Dennis Boutsikaris

Origine: Usa

Anno: 2016

In sala dal 12 maggio 2016

Il film: Nell’interessante quarta regia di Jodie Foster (al suo esordio nel thriller di cui ha pienamente assimilato i ritmi), i protagonisti sono due, uno visibile (il malcapitato Lee Gates) e uno invisibile, quel ‘Dio denaro’ che non da oggi per molti non è solo uno strumento per vivere, ma lo scopo della vita e il metro con cui misurare se stessi: una lettura calvinista della benevolenza divina che finisce con il giustificare quasi tutto pur di ottenere il successo economico. Forse più strettamente connessa alla nostra epoca è, invece, la voglia di trovare scorciatoie per accumulare denaro, e nessuna è più accattivante di quella finanziaria che nelle mirabolanti promesse dei promotori assicura facili e rapidi guadagni con zero fatica. In questa folle speranza si è disposti a credere a tutti, figuriamoci quando le promesse le fa il guru di un popolare show televisivo. Lee Gates è il conduttore di una di queste trasmissioni in cui un argomento delicato come la finanza diviene spettacolo e – anche per mantenere alta l’audience – spesso regala indicazioni sugli investimenti più vantaggiosi. Tutto va bene fino al giorno in cui un uomo armato irrompe nello studio tv mentre la trasmissione è ‘in diretta’ e sequestra il conduttore (obbligandolo a indossare un giubbotto esplosivo) accusandolo di aver provocato la sua rovina economica con un consiglio che si è rivelato errato. Il film racconta la lotta disperata di Gates – sotto gli occhi impotenti dei presenti – per evitare che l’aggressore lo faccia saltare in aria. Particolarità di Money Monster è sviluppare le diverse storie (il dramma dell’ostaggio, la cabina di regia, il mondo finanziario, la polizia…) in contemporanea e in tempo reale: da qui un ritmo incalzante supportato da una recitazione convincente. E non può essere altrimenti considerata la squadra di star messa in campo. Un film gradevole che lascia allo spettatore attento anche motivi di riflessione.

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foto2 EURO L’ORA

Genere: drammatico

Regia: Andrea D’Ambrosio

Cast: Chiara Baffi, Virginia Da Brescia, Massimo De Matteo, Patrizia Di Martino, Paolo Gasparini, Lorena Leone, Alessandra Mascarucci, Marianna Mercurio, Peppe Miale, Antonella Morea, Alyona Osmanova, Davide Schiavo, Peppe Servillo

Origine: Italia

Anno: 2015

In sala dal 12 maggio 2016

Il film: Brillante esordio di Andrea D’Ambrosio che ha vinto i premi per la miglior regia e la miglior attrice protagonista (Chiara Baffi) al Bif&st-Bari International Film Festival con 2 euro l’ora, sua opera prima e molto interessante per molti aspetti. Il film – girato a Montemarano in Irpinia (paese noto in letteratura per essere il luogo in cui Gianbattista Basile scrisse parte di Lo cunto de li cunti, uno dei più bei volumi di racconti di origine popolare) e con un cast formato quasi esclusivamente da attori campani – è la storia di due donne che cercano attraverso il lavoro una vita migliore sotto il duplice aspetto sociale e affettivo. Le due protagoniste divengono quindi simbolo di un Sud che vuol uscire dagli stereotipi di una tradizione legata a un altro secolo.

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fotoIL REGNO DI WUBA

Genere: fantasy

Regia: Raman Hui

Cast: Bai Baihe, Eric Tsang, Jin Boran, Wallace Chung, Jiang Wu, Elaine Jin

Origine: Cina

Anno: 2015

In sala dal 12 maggio 2016

Il film: Il nuovo film di Raman Hui (noto per essere il padre di Shrek, uno dei personaggi più amati e vincitore nel 2001 del primo Oscar per l’animazione) è un’avventura fiabesca ambientata in un mondo fantastico dove coesistono uomini e creature incredibili (realizzate in CGI). Protagonista è il giovane Tianyin che con un gruppo di amici intraprende un viaggio che si rivela pieno di sorprese: la regina dei mostri gli affida, infatti, il piccolo Wuba destinato a diventare il nuovo re della specie. Compito difficile perché il nostro eroe dovrà proteggere il piccolo dai cacciatori di mostri che vogliono catturarlo. Ad aiutarlo interviene una giovane cacciatrice che gli offre protezione in cambio di… Ma quando si è in difficoltà occorre accondiscendere pur di salvare Wuba e i destini del popolo dei mostri: inizia così una straordinaria avventura. Un film delizioso per grandi e piccoli, impreziosito nell’edizione italiana da due brani dei The Kolors (Me Minus You e My Queen) tratti da Out, il loro secondo album che ha ottenuto quattro dischi di platino.

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fotoPERICLE IL NERO:

Genere: drammatico

Regia: Stefano Mordini

Cast: Riccardo Scamarcio, Marina Foïs, Valentina Acca, Gigio Morra, Maria Luisa Santella

Origine: Italia, Belgio, Francia

Anno: 2016

In sala dal 12 maggio 2016

Il film: Terzo film del quarantasettenne Stefano Mordini (esordio nel 2005 con Provincia meccanica, seguito nel 2012 da Acciaio) e terzo film (dopo Miele e Per amor vostro) anche per Buena Onda – società di produzione costituita da Valeria Golino, Viola Prestieri e Riccardo Scamarcio – Pericle il nero, un noir di taglio molto particolare, è stato selezionato da Cannes 2016 per Un certain régard, la sezione che ospita opere che osservano la società da un punto di vista particolare. Il film – tratto dall’opera d’esordio (1993) di Giuseppe Ferrandino che (come molte volte accade nel nostro Paese) ha trovato un editore in Italia (Adelphi) cinque anni dopo essere stato pubblicato in Francia da Gallimard – è un frammento di vita di un soldato della camorra abituato a svolgere il proprio ‘lavoro’ senza porsi domande né sul passato (unico ricordo la madre della cui tomba si preoccupa) né sul futuro. Il presente è rappresentato dagli incarichi che gli affida don Vincenzo (boss delle pizzerie), qualche pasticca che scioglie nell’acqua e vivere all’ombra del boss come un cane fedele. Rispetto al libro l’azione è trasferita da Napoli e Pescara al Belgio e Calais, ma sempre di camorra si tratta e di un sistema malavitoso che resta sostanzialmente invariato anche in un contesto diverso. Scamarcio fa vivere molto bene il personaggio di Pericle: cupo, solitario, melanconico anzi plumbeo come il cielo e il mare di quel tratto di costa. La vita di Pericle procede senza scosse finché, incaricato di ‘ridurre alla ragione’ (compito che esegue sodomizzando il malcapitato dopo averlo stordito con un sacchetto di sabbia) il poco rispettoso parroco della chiesa frequentata dagli immigrati napoletani, non commette l’errore di infierire su una donna casualmente presente in chiesa e da cui riteneva di essere stato riconosciuto. Solo che si tratta di Signorinella, la sorella di don Gualtiero, non solo boss rivale di don Vincenzo, ma in una fase di riavvicinamento delle due famiglie. Un errore equivalente a una condanna a morte senza appello. Pericle fugge e trova ospitalità presso la melanconica Anastasia, madre di due figli e commessa in una panetteria (nell’opera di Ferrandino un’operaia di origine polacca) ed entra in contatto con un mondo e una vita totalmente diversi da quelli in cui era cresciuto e vissuto: uno shock che lo porta alla ribellione e a un istintivo ripensamento esistenziale, facendo emergere dalla noia, dall’indifferenza e dall’amoralità il meno peggio della sua natura. Si è già accennato all’interpretazione di Scamarcio – tra gli attori più interessanti dell’attuale cinema italiano – che si muove ottimamente nell’atmosfera di indagine sulla natura del male creata da Mordini che conferma di essere un regista mai banale. Un film intelligente e coinvolgente che merita di essere visto.

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