Con Shakespeare in death, Alessandro Tampieri accende le notti estive in Certosa

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Foto di Emanuela Sforza
Foto di Emanuela Sforza

Quest’anno ricorrono i 400 anni dalla morte di William Shakespeare le cui opere sono state rilette e messe in scena nei teatri di tutto il mondo senza mai risultare noiose per la straordinaria capacità di dar voce, con la poesia e la prosa, ad ogni sentimento e debolezza umana.

Per omaggiare il genio di Stratford-upon-Avon l’attore e regista Alessandro Tampieri, dopo il viaggio nell’inferno dantesco degli anni scorsi, ha riproposto il cimitero monumentale della Certosa di Bologna come suggestivo teatro di un bellissimo recital nel quale il pubblico viene coinvolto in passeggiate shakespeariane notturne fra cripte, cimiteri, tombe e lapidi.

Misurarsi con Shakespeare e con alcune delle sue produzioni più grandi, in un contesto tanto particolare, poteva essere rischioso ma con Shakespeare in death, Tampieri ha vinto brillantemente la sfida, apparendo a suo agio nella liricità e sontuosità di questa forma di teatro alla quale il pubblico ha partecipato numeroso ed entusiasta.

Lo spettacolo si articola in cinque tappe interpretate in altrettanti scorci della Certosa; nessun elemento scenico, se non un’illuminazione mirata e la bellezza del luogo, e l’istrionicità del protagonista che si cala in cinque personaggi molto diversi tra loro ma ognuno con un universo interiore complesso e contrastante.

Filo conduttore dell’intero spettacolo è la morte, collegata a sentimenti e pulsioni umane che non sono mai anacronistici e che rivelano la costante attenzione del regista nel rileggere i classici alla luce della modernità. La morte trasforma i protagonisti in semplici uomini, vulnerabili e svuotati dagli ideali di amore, dal potere terreno, dalle ambizioni e dalla cupidigia che ne hanno orientato le scelte. “La morte – spiega il Alessandro Tampieri – sembra toccare il destino di tutti. Quasi fosse un personaggio invisibile che passa indisturbato da un testo all’altro.”

La prima tappa del percorso corrisponde ad un passo del Giulio Cesare ed in particolare all’orazione funebre di Marco Antonio a seguito della congiura ordita, tra gli altri da Bruto. Un pregevole esempio di arte oratoria, ottimamente interpretato e forse il più riuscito di tutto lo spettacolo. Tampieri dosa alla perfezione l’enfasi, in un discorso che dimostra la forza della parola, capace di orientare gli animi delle persone in un senso o nell’altro. Nonostante sembri che Antonio presenti Bruto come “un uomo d’onore”, in realtà, la sua dialettica prosegue su un binario ambiguo che insinua il dubbio nella platea trasformando il congiurato in un traditore.

La passeggiata prosegue per arrivare in un altro scenario dove spicca, nell’oscurità, la figura complessa e manipolatrice di Riccardo III, deforme e claudicante sovrano che attribuisce proprio a questa condizione fisica le ragioni delle sue azioni. Shakespeare disegna un essere a tratti disgustoso e a tratti ammaliante, per sottolineare la frequente seduzione del male. Non a caso, alcune vittime di Riccardo come Lady Anna sono partecipi della loro stessa distruzione e anche il pubblico della Certosa non può evitare di farsi affascinare dai monologhi di Riccardo tra sarcasmo, malizia e misantropia.

Si prosegue con Amleto, in uno dei passi più conosciuti della produzione del drammaturgo elisabettiano. Il protagonista recita un discorso sulla vita e sulla sua complessità nonché sulla difficoltà di scegliere tra l’agire e la possibilità di sopportare le sue sfortune.

Il quarto atto di Shakespeare in death si svolge in un bellissimo chiostro dove gli spettatori, in religioso silenzio e seduti in circolo, hanno assistito alla trasformazione dell’attore in Lady Macbeth, altra figura completa e articolata del repertorio shakespeariano perché esprime temi a lui cari, dalla cattiveria all’ambizione, dalla manipolazione al rimorso. La scena è quella di una notte insonne in cui la donna è turbata dai sensi di colpa e ossessionata da macchie di sangue sulle mani che sono il simbolo delle sue colpe che non riesce ad eliminare.

“Oh, amor mio! Mia sposa! La Morte, che ha succhiato il miele del tuo fiato, non ha ancora potuto trionfare sulla tua bellezza. Tu non sei ancor vinta”. Sono le parole struggenti del quinto e ultimo atto di Romeo e Giulietta che concludono anche la serata bolognese al cimitero monumentale. Romeo/Tampieri si dispera per la morte della sua amata che, in scena, viene palesata tramite tramite una veste bianca leggiadra e simbolo di purezza. L’attore sussurra versi addolorati e poetici che squarciano il silenzio assordante della notte e lacerano l’animo degli spettatori, commossi e con il fiato sospeso per una delle più memorabili e complete storie d’amore di tutta la letteratura. Tutto è contenuto in questa vicenda: la vita, l’amore, la passione, la guerra, la lotta di potere e la morte e non poteva esserci niente di più bello per concludere una serata memorabile.

Chi non avesse ancora avuto modo di vedere Shakespeare in death, potrà prenotarsi per le due repliche del 26 agosto e del 17 settembre (prenotazione obbligatoria al 338.9300148 o at.teatro@gmail.com).

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