Santa Cecilia, il successo di Stefano Bollani e la prima mondiale di “Carme” di Nicola Piovani

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Foto di Valentina Cenni
Foto di Valentina Cenni

Tutto esaurito per l’inaugurazione della stagione estiva dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia in Cavea all’Auditorium di Roma nell’ambito di Luglio Suona Bene: mattatore della serata è stato naturalmente lui, il pianista Stefano Bollani che, dopo il successo al Festival dei 2 Mondi di Spoleto di pochi giorni fa, è già tornato a suonare con l’Orchestra romana diretta per l’occasione dal direttore estone Kristjan Järvi tornato nella Capitale dopo sei anni d’assenza.

Bollani stavolta ha proposto il Concerto campestre di Poulenc, nella trascrizione per piano (del 1928): un concerto assai curioso e per certi versi quasi inaspettato, forse sconosciuto ai più, ma che ha guadagnato immediatamente le luci della ribalta letteralmente fagocitato dalle capacità inventive e un po’ divagatorie di Bollani, fuoriclasse del pianoforte che riesce perfettamente a calibrare l’indiscussa presenza scenica e la verve da intrattenitore, il gesto plateale, ma mai gratuito con un talento musicale puro lasciando scivolare una cascata di note con totale naturalezza.

In jeans e camicia, Bollani, perfettamente avvezzo a qualsiasi genere musicale, non ha neppure risparmiato qualche momento di intrattenimento rompendo le rigide regole delle sale da concerto regalando poi al pubblico due fantasiosi bis (Peaches en regalia di Frank Zappa e Que reste-t-il de nos amours? di Charles Trenet, già in Baisers volés di Truffaut), ma all’insegna della libertà e della divagazione senza freni. Un vero fuoriclasse.

Se a richiamare il pubblico è stata forse la presenza di Bollani, di successo ormai consolidato, è pur vero che l’intero programma proposto era assolutamente di pregio e affatto scontato.

Prima di Poulenc, l’Orchestra romana, complice un programma ad hoc, ha regalato i colori e le atmosfere del fantasioso e sfrenato Carnevale romano di Berlioz, maestro dell’orchestrazione, imprevedibile e dal suono quasi anarchico, poi ha tratteggiato con delicatezza squisita la leggiadria ritmica delle Quattro versioni originali de La ritirata notturna di Madrid di Boccherini, sovrapposte e trascritte da Berio per Orchestra, ha divagato fra i colori esotici e travolgenti de L’Arlésienne (suite 2) di Bizet per chiudere con uno dei pezzi più attesi (e più noti al grande pubblico) con l’intensità ritmica del Boléro di Ravel.

La stagione estiva di Santa Cecilia prosegue sabato 16 luglio (alle ore 21 in Cavea) con la prima mondiale di Carme, la nuova composizione del premio Oscar Nicola Piovani.

Composizione per coro, 2 pianoforti, armonium, tromba, contrabbassi e cinque percussioni, con la voce recitante registrata di Elio Germano, è ispirata al celeberrimo Carme 5 di Catullo e rivolto alla poetessa Lesbia.

È una famosa poesia in cui il poeta incita la sua bella Lesbia a godere l’amore e il piacere sensuale, in barba ai vecchi moralisti, prima che scenda il buio eterno della morte. È un concetto semplice e molto visitato dalla poesia di tutti i tempi – spiega PiovaniMa, al di là del contenuto,  quel che più mi ha attratto nel carme di Catullo è la sonorità della metrica, il ritmo dei versi: rileggendoli mi pareva che mi invitassero a metterli in musica. Ho tentato nello scrivere di riprodurre con voci e strumenti la musicalità di tanta bellezza poetica, ho provato a evidenziarne i valori ritmici arricchendo con timbri strumentali il suono dei versi, per illuminarne il lirico fascino”.

Concludono il concerto i Carmina Burana di Carl Orff nella versione per coro, pianoforti e percussioni, eseguiti dal Coro di Santa Cecilia guidato da Ciro Visco. Prossimi appuntamenti di Santa Cecilia a luglio, giovedì 21 con il violinista David Garrett che impegnato con il  magnifico Concerto in re magg. per violino e orchestra op. 35 di Čajkovskij diretto da Alondra de la Parra e il 28 con l’omaggio al cinema di Steven Spielberg e alle colonne sonore di John Williams con proiezioni dal vivo dirette da Frank Strobel.

 

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