Arbëreshë move on Pollino

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fotoprogetto spettacolo a cura di La Fura Dels Baus

Centro Mediterraneo delle Arti

Md Spettacoli srl

Prima tappa verso Matera 2019 Capitale europea della cultura.
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Sono iniziate le prove di “Arbëreshë move on Pollino”, progetto spettacolo, vincitore del bando pubblico “Progetti innovativi della regione Basilicata, che coinvolge la compagnia La Fura dels Baus di Barcellona diretta da Pedro Tantina Almena, il Centro Mediterraneo delle Arti di Ulderico Pesce e l’attrice Maria Letizia Gorga, la Md spettacoli di Mauro Diazzi. 

Il progetto, (su testi di Ulderico Pesce, per la regia di Pedro Tantina Almena), che viene rappresentato a Banxhurna centro per la creatività di San Paolo Albanese, il 25 settembre alle ore 21 racconta tre viaggi: il primo è quello del 700 quando i monaci bizantini arrivarono nel sud dell’Italia, perchè perseguitati, e costruirono centri nevralgici in Basilicata a Carbone, Matera e alle pendici del Pollino. Il secondo narra l’arrivo, a partire dal 1400, di profughi provenienti dall’antica Albania e dal Peloponneso che scappavano dalla minaccia musulmana, profughi di cultura Arbëreshë che ancora oggi, a distanza di 600 anni conservano le stesse tradizioni, la stessa lingua e lo stesso rito. Il terzo è il viaggio attuale, compiuto da popoli che continuano a scappare, da diverse parti della terra, (dalla Siria, dall’Africa, dal Pakistan, dall’ Afghanistan) uomini in fuga dalle guerre, dalla fame, giovani in cerca di “nuove identità” e di un futuro migliore.

In Basilicata, a San Paolo Albanese, ancora volano sette farfalle, anziane signore che vestono i costumi tipici Arbëreshë. I loro avi scapparono a partire dal 1400 dall’antica Albania e dal Peloponneso perché attaccati dai turchi-musulmani. Arrivarono nel Sud dell’Italia e scelsero di vivere immersi nella natura, tra le ginestre che raccoglievano e lavoravano per creare i loro vestiti. Costruirono piccoli Borghi in pietra, al riparo dalla “modernità”, dove ancora oggi vivono conservando una lingua antichissima, il Rito Bizantino e la lavorazione della ginestra. Questi luoghi, oggi, sono il “futuro”, un futuro “umano”, lento, fatto di rispetto reciproco, passione, solidarietà, cibi buoni, naturali e giusti; un futuro fatto di camminate a piedi, di memorie, di racconti e canti, di parole antiche tramandate oralmente. Un futuro fatto di uomini e donne che vogliono riparare la loro identità continuando a volare come farfalle, dall’alba al tramonto, nei cieli del Pollino.

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