Fabrizio Checcacci in “Firenze, città d’ingegni arditi”

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fotoLa Firenze del ‘900 è protagonista della seconda serata del Festival “Suoni e Colori di Toscana” di Rignano sull’Arno (FI). Fabrizio Checcacci racconta la bella città toscana attraverso poesie, letture e tanta musica.

Nella suggestiva cornice della Fattoria di Castiglionchio, accompagnato dal fidato Cosimo Zannelli alla chitarra, Fabrizio Checcacci ci conduce alla scoperta di Firenze. La protagonista del suo racconto, però, non è la città di Dante o dei Medici, ma quella del secolo appena trascorso. Se infatti Firenze è universalmente riconosciuta e ripetutamente celebrata come la culla del Rinascimento, l’intento di questo spettacolo è raccontare la città scaturita dalle grandi rivoluzioni culturali e urbanistiche del dopo Firenze Capitale.

Firenze, città d’ingegni arditi”, titolo preso dal primo verso di una canzone del fiorentino Odoardo Spadaro, è una divertente carrellata che si muove tra la stand up comedy e lo storytelling musicale. La formula rispecchia quella dello spettacolo “C’era una volta l’Italia”, in cui Checcacci aveva già dato modo al pubblico di apprezzare la sua linea stilistica. Racconti storici che si intrecciano con quelli personali ed una scelta di canzoni affatto banale, per dare origine ad un crescendo divertente ed emozionante tra letteratura, storia e aneddoti.

Protagonista, questa volta, è la fiorentinità. L’autore ne definisce i contorni servendosi dei passi di Palazzeschi, Montale, Pratolini e Malaparte. Il racconto si snoda attraverso momenti e personaggi storici, tratteggiati talvolta con rispetto, talvolta con sarcasmo e ironia.

fotoLa scelta delle canzoni è un piccolo capolavoro. Si va dalla tradizione di Spadaro e Buti, alla ricerca popolare di Caterina Bueno, passando attraverso la feroce ironia di Riccardo Marasco, che permette di soffermarci su alcune delle parti più importanti del racconto con le sue “L’alluvione” e “Via Panicale”. Ad allietare questo viaggio fiorentino vi sono anche la canzone d’autore di Graziani e di De Gregori, i Litfiba e Brunori SAS. Ed è proprio la musica a strappare al pubblico una delle ultime risate di questo spettacolo, quando sul finale nel riflettere sull’assenza di un pezzo epico per la canzone d’autore fiorentina, come è invece “Roma Capoccia” per la capitale o “Genova per noi” per la città della lanterna, si rispolvera una semi dimenticata “Firenze Santa Maria Novella” di Pupo.

Un viaggio divertente ed evocativo. Immagini, ricordi e racconti, ritraggono una città viva e vivace, dove l’ironia, l’arguzia e un certo sarcasmo un po’ malinconico, non solo non sono mai venuti meno, ma definiscono ancora oggi la fiorentinità.

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