Il teatro NŌ arriva a Firenze

0
354
Condividi TeatriOnline sui Social Network

foto

Hashitomi 半蔀 | La persiana con gelosia a grata, Nō – Oba Ga Sake 伯母ヶ酒 | Il sake della zia, Kyōgen

attore shite di scuola Konparu Maestro SAKURAMA Ujin

attore waki di scuola Shimogakari Hōshō TATEDA Yoshihiro

suonatore di flauto di scuola Issō FUJITA Jirō

suonatore di kotsuzumi di scuola Kō KŌ Masayoshi

suonatore di ōtsuzumi di scuola Kadono KAMEI Hirotada

attore kyōgen di scuola Ōkura Zenchiku Jūrō e Zenchiku Daijirō

produzione Teatro NŌ

Spettacolo con sottotitoli in italiano

———

foto<<Stasera viaggeremo nel tempo>>: esordisce così l’Ambasciatore del Giappone in Italia alla presentazione di questo evento che celebra i nostri 150 anni di rapporti con un paese dalla cultura millenaria, di cui il teatro Nō, riconosciuto dall’UNESCO come patrimonio dell’umanità, resta uno degli esempi più significativi e suggestivi di una tradizione che risale al XIV secolo, in questa particolare occasione portata in scena da artisti di antichissima dinastia, in grado di affiancare con maestria alle atmosfere ineguagliabili delle leggende della letteratura classica, il tono umoristico dello spettacolo di Kyōgen.

In platea spuntano i ricami floreali dei kimono in una palpabile attesa intorno alla scenografia lignea ed essenziale che solo attraverso una tenda sul fondale permette il dischiudersi lento e rituale di una dimensione temporale esotica e avvolgente; la musicalità cantilenata e talvolta acuta dei suonatori accompagna il sapiente vibrato espressivo degli attori in un racconto inanellato di azioni stilizzate, ricercate, uniche. Le maschere che adornano i volti dei protagonisti si dimenticano, eppure, solidamente presenti, commemorano la significatività dei ruoli ricoperti nella vita e nella costruzione delle proprie scelte e identità, mentre l’accensione delle candele, che ripercorrono il perimetro della scena, riporta con sé alla luce episodi lontani che non hanno perso la loro trama e dimorano nelle ombre, regalandoci un sentore di eternità sinistro, che conserva insieme gioie e dolori domate solo dalla disciplina del racconto che ne apre e chiude la visione evocata. Si ripercorrono versi poetici scritti in una notte di luna lontana che inonda ancora gli ambienti di intimità remote e di un vento forte che sibilava allora tra il bamboo.

A conclusione il pubblico è ancora immerso nel silenzio che è rotto da un lungo applauso solo dopo un minuto di veglia e raccoglimento.

Subito diventa un sogno” ciò che è stato.

Ines Arsì

LEAVE A REPLY