OLRAIT! Mao sogna Celentano e gliele canta

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fotoMauro “Mao” Gurlino anima il Festival “Suoni e Colori di Toscana” con il suo OLRAIT!, autentico e vivace resoconto di una passione, quella per Adriano Celentano, che dura da una vita.

In occasione del suo penultimo appuntamento, il Festival “Suoni e Colori di Toscana” esce dalle raccolte e suggestive location a cui ci ha abituati e porta suoni e colori in piazza. La grande novità è affidata a Mauro “Mao” Gurlino, personaggio attivo da una quindicina d’anni tra canzone e televisione, che per l’occasione anima Piazza della Resistenza Antifascista di Troghi con la prima assoluta del suo spettacolo OLRAIT! Mao sogna Celentano e gliele canta.

Che Mao ami Celentano lo si capisce da tante cose, anche da come parla. La stessa voce baritonale, incespicante, la stessa irresistibile comunicativa. Si tratta di amore vero, non di copia forzata o di mero interesse. Amore artistico e umano, che lo ha spinto, tra un disco e l’altro, tra un programma di MTV e l’altro, a laurearsi in lettere, indirizzo Storia del Cinema, con una tesi sul film “Yuppi Du” dal titolo “Silvia non è morta è ritornata dal canal”.

Oltre ad essere cantante e personaggio TV, sempre per amore di Celentano Mao si è trasformato anche in scrittore. Il libro “OLRAIT! MAO SOGNA CELENTANO E GLIELE CANTA” (edito da Arcana, 2013) è un dialogo ai margini della psicanalisi col Re degli Ignoranti, in cui la storia del Clan si intreccia coi sogni e i desideri di un artista, a sua volta ossessionato dall’Artista maiuscolo, col tramite di una psicanalista il cui transfert verso di lei sfocia, poco professionalmente, in una storia d’amore. Quel libro, oggi, è uno spettacolo teatrale.

Sul palco, assieme a Mao, vi sono i Balzaak, una band di tutto rispetto che vede al suo interno tre componenti dell’ultima formazione live dei Litfiba. La band accompagna il narratore con arrangiamenti coraggiosi e per niente scontati (arrangiamenti “rock”, niente affatto “lenti”, per dirla come la direbbe Celentano) di alcuni classici quasi intoccabili, come “Una Carezza in un pugno” e “Prisencolinensinainciusol”.

Tra teatro e canzone, Mao racconta, si racconta, e raccontando se stesso racconta Celentano, in un percorso musicale che attraversa gli anni 60 e 70, quelli del Celentano del Clan. Fatta eccezione per alcune cover rispolverate alla fine degli anni 80 col suo progetto “I miei americani”, il pezzo originale più recente è “Svalutation” del 1976. In OLRAIT!, infatti, Mao compie una scelta, ignorando volutamente il tempo che se ne va, l’emozione che non ha voce e tutto ciò che è successo negli ultimi vent’anni.

A livello musicale il progetto risulta assolutamente valido. Siamo ben oltre lo spirito della cover band e Celentano è interpretato in maniera rispettosa ed originale. Dal punto di vista teatrale, il racconto potrebbe essere messo maggiormente a fuoco. Sebbene spicchi in vivacità, infatti, la narrazione risulta a tratti solo un contrappunto alle canzoni e spesso si ha come l’impressione di non sapere dove il discorso vada a parare. E se certe cose, come l’essere apparentemente senza un filo logico, a Celentano le perdoni, a Mao al suo debutto le perdoni un po’ meno. Ma siamo convinti che, grazie alla competenza e all’amore per il personaggio, aiutato anche da quel briciolo di follia che lo contraddistingue, nelle repliche future Mao riuscirà a centrare il suo obiettivo. Il suo talento, fresco ed originale, se lo merita.

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