60. Biennale Musica: Bang on a Can e OPV

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foto10.10 – Teatro alle Tese – ore 20

Bang on a Can All-Stars

Field Recordings

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11.10 – Teatro alle Tese – ore 20

Orchestra di Padova e del Veneto

Fernanda Girardini | soprano

Paolo Grazia |oboe

Giulia Bolcato | soprano

Duo Alberti – D’Errico | pianoforte

Ilan Volkov | direttore

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Il progetto Field Recording si basa su una semplice e quanto efficace richiesta ai compositori invitati. Di differente patria e differenti origini musicali, ai compositori spettava di trovare una particolare registrazione già esistente (suoni, abbozzi melodici, etc) e di scriverci un brano basandosi su quel nucleo tematico.

I brani, poi, sono stati raccolti nel 2015 in un cd e ora vengono proposti in concerto.

Da cui il nome di Field Recording, registrazione sul campo, ovvero spronare il compositore ad essere egli stesso ricercatore, uscendo di casa o dallo studio e stimolando la curiosità e quindi poi la propria creatività.

Ma anche un proponimento di riutilizzo di materiali precedenti su cui creare il nuovo.

Un caleidoscopio che spazia da colonne sonore alla Nyman, alle musichette da videogiochi giapponesi fino ai Gospel.

A spiccare è la grande coordinazione dei sei componenti sul palco che guidati dal clarinettista Ken Thomson, hanno intrattenuto gli intervenuti per più di un’ora.

Per la prima volta in questo festival, l’uso dei video è sembrato fuso nel processo creativo dei brani e non avulso o contrastante.

Da segnalare i due gospel Seven Sundays di Todd Reynolds e A Wonderful Day di Anna Clyne e il brano unused swan di David Lang, una continua contrapposizione fra lenta melodia e il rumore live con materiali percussivi come catene e tubi.

Di altra anima il programma di martedì, incentrato, volendo proprio etichettarlo, sul solismo con orchestra: l’Orchestra di Padova e del Veneto, sapientemente diretta da Ilan Volkov.

Il brano Più mosso di Giacomo Manzoni, di anima novecentesca ha visto il duo Alberti-D’Errico in un continuo dialogo serrato ad imitazione con l’orchestra lasciata ad un ruolo di commento sull’evoluzione della conversazione pianistica. Qualche innesto jazzistico caratterizza la parte centrale fino ai tre cluster conclusivi, a decretare la fine del dialogo e del brano.

Di grande successo il componimento Nothing di Luca Mosca. Il ciclo di tredici brani ascoltato è coinvolgente fin dallo scambio iniziale fra i due soprani, voce e fischio, alternandosi. Ogni brano ha un vestito proprio, seguito da una orchestrazione accattivante, in cui ogni strumento è utilizzato al meglio. I continui incastri vocali di Fernanda Girardini e Giulia Bolcato, sempre coinvolgenti, che si trattasse di canto, fischi o coordinazioni mano-vocali, fanno solo parte delle ritmiche varie e intriganti adoperate.

Pungolo di un amore di Azio Corghi. Un vero e proprio tour de force per il solista Paolo Grazia, di non facile interpretazione mette il punto fermo alla prima parte.

Forse anche un po’ stanchi per il notevole programma e i continui cambi orchestrali, gli stessi professori d’orchestra si sono persi in qualche occasione, ma il totale controllo di Volkov ha permesso loro di riprendersi nei momenti importanti.

A conclusione di serata, diventa l’orchestra la vera protagonista: Gegenliebe di Sylvano Bussoti, dagli innesti classicheggianti e tonali e Checkpoint di Michele dall’Ongaro, un effetto doppler orchestrale fino al diminuendo finale con colpo di triangolo conclusivo.

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