60. Biennale Musica: La musica contemporanea in prospettiva

Il decimo giorno di Biennale Musica a Venezia (16 ottobre 2016)

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Foto di Akiko Miyake
Foto di Akiko Miyake

Ca’ Giustinian, Sala delle colonne – ore 16.30

Divertimento Ensemble/Mehraein Ensemble

La musica iraniana fra presente e passato

Sandro Gorli| direttore

***

Teatro Piccolo Arsenale– ore 20

BIENNALE COLLEGE

Funeral Play

Caterina Di Cecca| musica

Sara Cavosi| libretto

Valentina Rosati| regia, scene e costumi

Francesco Mori| video mapping

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Il flauto tragio

Roberto Vetrano| musica

Stefano Simone Pintor| libretto, regia

Gregorio Zurla| scenografia, costumi

Ensemble Biennale College

Alessandro Cadario| direttore

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Uno dei possibili sviluppi della futura musica, ora in fase creativa calante, potrebbe essere quello di aprirsi a ritmi e a timbri della musica non occidentale.

In questi ultimi decenni abbiamo incominciato, lentamente, ad apprezzare le musiche tradizionali, frutto anche della globalizzazione.

Ricorrere all’uso di strumenti tipici potrebbe far scorrere, quindi, nuova linfa.

Su questa strada, il Divertimeno Ensemble mischia i suoi componenti con quelli del Mehraein Ensemble, in un programma di compositori iraniani.

Fra tradizione e contemporaneità, alla scoperta della cultura persiana, i brani di Alireza Farhang, Karen Heyhani e Mehdi Khayami, sono come un manifesto di tre strumenti particolari come il kamanche, il santour e il tār, suonati dagli specialisti del Mehraein Ensemble.

La seconda parte dello spettacolo si è, invece, concentrata, sulla musica tradizionale con i tre strumenti citati e un largo uso di percussioni iraniane.

L’eleganza insita in questa musica e lo stile particolare hanno ammaliato i presenti.

In questo momento di continua preoccupazione sui problemi mediorientali, trovare un ponte di collegamento con l’Iran e con un mondo che ci appare così distante, è sicuramente di buon auspicio e si spera che nelle prossime edizioni della Biennale, si ripropongano ulteriori concerti simili.

A conclusione di serata e dell’intero Festival, la rappresentazione delle ultime due opere, in atto unico, del progetto Biennale College.

Dopo le due creazioni di domenica scorsa (http://www.teatrionline.com/2016/10/60-biennale-musica-la-nuova-generazione/), continua l’approfondimento sul tema dell’assurdo e dell’impossibile.

Funeral Play

Fino a che punto può essere spinto il desiderio di essere popolari e festaioli?

Tratto da una storia vera, la protagonista dell’opera di Di CeccaCavosi, organizza e allestisce il proprio funerale, pur di non doverselo perdere. Sullo sfondo di un rapporto poco affettivo con il padre, rimane la morale di non scherzare con un rito così sacro e personale.

Fra riferimenti a Twitter, Youtube e cosplayer nelle scene di Valentina Rosati, spicca l’uso dei video, prodotto comunicativo ancora troppo poco esplorato nell’opera, e il lavoro di video mapping di Francesco Mori.

Momento clou il funerale, in cui la composizione di Caterina Di Cecca trova più coerenza con il libretto e in cui va apprezzata la scelta registica, sempre di Rosati, di utilizzare gli strumentisti non impegnati come figuranti addolorati sul palco.

Il finale, anche se prevedibile, non può che suscitare qualche sorriso e qualche applauso in più al bravo Kim Hun, il funeral planner dell’opera.

Il flauto tragico

Le disavventure tragiche di un teatro prossimo alla chiusura per la cattiva gestione della società fa da soggetto all’ultima opera della Biennale College.

La compagnia ormai ridotta all’osso decide di allestire il Flauto Magico di Mozart, da cui il riferimento nel titolo, nel disperato tentativo di coprire i buchi di bilancio ed evitare che il commissario inviato dal ministero faccia chiudere il teatro.

In un libretto, ottima scrittura di Stefano Simone Pintor, in cui è sottile il confine fra buoni e cattivi, la composizione di Roberto Vetrano si difende molto bene, fra più di una citazione mozartiana e l’ausilio di spezzoni di film con relative colonne sonore.

I cantanti (Rosaria Angotti, Silvia Franchini, Lucas Cardoso) recitano oltre a cantare e così il fluire dell’opera è continuo e senza interruzioni.

Menzione particolare merita il ruolo di Roberto Capaldo, attore in scena e protagonista comico della vicenda, caratterizzato da poche parole (il personaggio è pressoché muto) e da comunicativa verve d’attore.

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