60. Biennale Musica: La nuova generazione

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Foto ufficiale della Biennale
Foto ufficiale della Biennale

Teatro Piccolo Arsenale– ore 20

BIENNALE COLLEGE

Troposfera

Francesco Ciurlo| musica

Tobia Rossi| libretto

Maria Concetta Gravagno| regia

Andrea Colombo| scenografia

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Trascrizione di un errore

Alexander Chernyshkov| musica, scene e testi

Isabelle Kranabetter| drammaturgia

Wolfgang Nägele| regia e scenografia

Ensemble Biennale College

Matthieu Mantanus| direttore

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Teatro alle Tese– ore 23

RASSEGNA 23OFF

Yakamoto Kotzuga

Slowly Fading

M+A

Red Day Letter

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Concluse le celebrazioni con la consegna dei leoni (qui un resoconto della serata di premiazione http://www.teatrionline.com/2016/10/60-biennale-musica-nel-segno-di-salvatore-sciarrino/), la sessantesima edizione della Biennale lascia lo spazio concertistico ai giovani e alle loro idee e performance, con i due progetti fortemente voluti dal direttore artistico, Ivan Fedele, ovvero Biennale College, realizzazione di quattro opere in atti unici per giovani under35, e Biennale 23OFF (qui la prima serata http://www.teatrionline.com/2016/10/60-biennale-musica-musica-moderna-e-musica-contemporanea/).

Domenica abbiamo assistito alle prime due opere di teatro musicale da camera sul tema dell’assurdo, del surreale e del paradosso.

Aiutati da tutor di prima scelta, come Salvatore Sciarrino e Franco Ripa di Meana, i team selezionati hanno potuto mettere in scena la loro idea.

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Troposfera

L’opera di Ciurlo-Rossi è una favola di stampo calviniano in cui una ragazza appena maggiorenne Isi (la brava e molto coreografica Anna Piroli), stanca delle brutture del mondo, decide di innalzarsi sopra di esse e spiccare il volo. Nulla la convince a ripensarci, né i genitori (il soprano Rosaria Angotti e il basso Gabriele Spina) né il ragazzo Ico (il tenore Kim Hun).

Molto interessanti le scelte compositive dell’autore, in special modo il largo uso di strumenti percussivi e di sforzati. Il continuo scambio fra momenti corali e momenti solistici, ben evidenziati sia nella scrittura del libretto che nell’orchestrazione, ha permesso di scandire bene il procedere dell’azione. Molto difficile la resa scenica di un personaggio fluttuante, comunque ben pensata e realizzata dalla regista Gravagno, con una coreografia fatta di giravolte e continui rincorrersi. Meno riusciti i momenti solistici che, privi pressochè di regia, dilatavano particolarmente i tempi, dato anche il calmo e trascinato accompagnamento musicale.

L’ensemble, diretto da Matthieu Mantanus, sempre attento e preciso, soprattutto negli attacchi ai giovani interpreti, si è ben distinto per precisione e bel suono.

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Trascrizione di un errore

L’opera di Chernyshkov è stata quello che in gergo internauta viene definito un mind blown, sbalordimento.

Meta-teatro allo stato puro, in cui la composizione non era formata da note e pause, ma dagli interpreti stessi che sul palco, in un continuo ciclo di temi e variazioni, presentavano elementi per poi rielaborarli, passarli e stravolgerli.

I cantanti (Marton Kovacs, Lucas Moreira Cardoso, Giulia Beatini, Alicia Paredes) e i componenti dell’ensemble musicale coinvolti hanno incantato metà pubblico, lasciando fra lo sbalordito e lo spiazzato la restante metà.

La capacità, oltretutto, di sperimentare ma facendo ridere, cosa avvenuta a più riprese, giocando sul teatro dell’assurdo o su semplici ripetizioni drammaturgiche, va assolutamente premiata.

Importante anche la capacità degli autori di modellare lo spettacolo a immagine e somiglianza degli interpreti e quindi, per esempio, puntare sulla verve televisiva di Mantanus, il direttore dello spettacolo che sul palco mai avverrà perché iniziato prima ancora che ci fossimo accorti.

Continuano le serate 23OFF, che per il momento hanno riscontrato grande partecipazione giovanile e ottimi feedback in termini di apprezzamento.

Merito anche di un battage pubblicitario forse superiore a quello della Biennale stessa, che ha raggiunto i giovani anche in terraferma.

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Slowly Fading

La performance audiovisiva del più giovane fra gli artisti di punta di questa edizione, Yakamoto Kotzuga, aka Giacomo Mazzuccato, ha ricevuto numerosi attestati di stima, in primis dal direttore Fedele, che ha puntato su questa performance, come primo appuntamento della notte, al Teatro alle Tese.

Abbiamo assistito all’officio di una messa d’inesorabili processi di trasformazione, sonora e ritmica, in cui il richiamo alla fragilità di Venezia era più una sottile allusione che un vero e proprio tema ricorrente.

Apprezzabile e assolutamente inusuale che un bedroom producer, (dj sarebbe riduttivo, sound designer troppo generico), durante la performance, si stacchi dal pc e dalla console, per impugnare la propria chitarra.

Ma ciò non stupisca. L’uso sapiente di climax e di pause, di attese e di ritmiche variegate, dimostra la sua cultura musicale, la sua continua voglia di andare oltre.

Una buona promessa per il futuro.

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Red Letter Day

Pubblico in piedi. Luci stroboscopiche. E poi si danza. Fra il pubblico fan e futuri fan perché la musica del duo M+A, Michele Ducci e Alessandro Degli Angioli, è travolgente.

Non ancorati ad un unico genere, spaziando fra elettronica, pop e jazz, il duo, a cui si è aggiunto Marco Frattini, ha portato in live alcuni dei brani prodotti nell’ultimo periodo, non disdegnando qualche brano più celebre, subito cantato a gran voce dagli estimatori stipati sotto il palco.

Forse alcuni puristi della contemporanea potrebbero alzare il sopracciglio a sperimentazioni così vicine alla musica pop, ma le ricerche timbriche e l’uso dei sintetizzatori non li allontana da quello che la musica contemporanea è stata e dovrà essere.

Se questi approcci portano anche i giovani a ballare, allora ben vengano.

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