Conversazione esclusiva con il Prof. Alkis Raftis, presidente CID-Unesco

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fotoAlkis Raftis, ingegnere, sociologo, manager, storico della Danza, specialista della Danza Greca antica e tradizionale. A partire dal 2003 il professor Raftis è Presidente del “Consiglio Internazionale della Danza” (CID) presso l’UNESCO a Parigi. Dal 1987 è Presidente della “National Dora Stratou Dance Theatre and Company” di Atene. Ha pubblicato piu di venti libri e oltre cento articoli sulla danza in diverse lingue, autore del portale www.orchesis-portal.org ed è uno tra i massimi specialisti nella Sociologia della Danza.

Gentile professore, quanto è importante e perché salvaguardare le radici e le tradizioni storiche di un popolo?

Ciò che noi chiamiamo radici e tradizioni non è altro che la Storia della gente semplice. Viviamo in un mondo in cui le cose accadono troppo velocemente, i cambiamenti avvengono da tutte le parti, le informazioni ci inondano costantemente. Tutta questa cacofonia si deposita e ciò che resta alla fine è Storia. Il tempo finalmente decide ciò che è veramente importante, e per questo la Storia è molto importante. Poiché la Storia contiene sedimenti filtrati, essa è relativamente stabile. Più rapidamente il nostro mondo cambia più abbiamo bisogno di Storia per fornire un ancoraggio.

Come si è avvicinato alla Danza ed in particolar modo a quella popolare e folkloristica?

Ho iniziato intorno al 1980, ero semplicemente curioso di conoscere la Danza. Poi mi sono reso conto che la maggior parte dei libri sulla danza raccontavano semplicemente la vita di famosi ballerini (con un sacco di fotografie per riempire le pagine) ma non vi era alcuna teoria, niente di concretamente basato sulla ricerca, soprattutto sui secoli precedenti. Non ci sono stati veri storici della danza, solo amatori di danza che scrivevano le proprie visioni dell’arte coreutica. La Storia della Danza non faceva parte della Scienza della Storia. Allora io ho iniziato a ricercare fatti storici sulla danza avvenuti prima del 1900 nei vari paesi. Non sono folklorista, anche se ho fatto un sacco di ricerca sul campo, nei villaggi. Il Folklore non è una disciplina indipendente, fa parte della Storia Generale, è la storia di persone popolari. Cerco un senso nella danza, il mio motto è: “La danza è molto più di movimento”.

Come si combina e quale nesso intercorre tra la sociologia e la nobile arte della danza?

Ora, dopo 35 anni ci sono buoni storici della danza, c’è una bibliografia crescente, anche se pochissimi ballerini vogliono leggerla. La Storia della Danza è stabilita, ma la Sociologia della Danza è praticamente inesistente. Non riesco a spiegarlo, oggi non è difficile ottenere una visione ampia della danza in una data società. Si potrebbe dire che la Storia della Danza è insegnata nelle università, mentre la Sociologia della Danza no, ma anche la Medicina della Danza non è insegnata però ci sono molti medici specializzati in danza.

Ci illustri la fondamentale importanza e peculiarità della Danza tradizionale greca?

La Grecia è un paese molto “europeo”, anche se geograficamente si trova ai confini dell’Europa. A causa del dominio ottomano e di altri fattori rimase al di fuori degli sviluppi, così tante caratteristiche del passato sono state conservate fino al XX secolo, compresi gli aspetti sociali del ballo. In combinazione con il fatto che la Grecia ha la più ricca storia antica nella danza, è un paese con un interesse unico.

Come si può riconoscere una corretta e buona metodologia della ricerca applicata alla danza?

Non ci sono linee guida particolari che io vorrei proporre. Il mio consiglio è: “basta seguire la metodologia standard della scienza che hai scelto”. Quelli che affermano una metodologia particolare sulla danza mi sembrano sospetti.

Lo studio etnografico della cultura coreutica da cosa parte e come si sviluppa?

L’Etnografia si basa sull’intervistare le persone, discutere e parlare con la gente. Se sei un buon ascoltatore si può essere un buon etnografo. L’etnografia è la parte facile. Purtroppo la maggior parte dei ricercatori di danza si comportano come i giornalisti, cercano “news”, hanno la priorità del presente e del sensazionale. Essi dovrebbero studiare il passato e dovrebbero possedere una cultura molto ampia. La Danza dev’essere affrontata come qualsiasi altra area di studio, né più né meno. La danza è uguale alla religione, alla politica, all’economia o alla medicina. Andrebbe studiata con la stessa serietà ed intensità.

A suo avviso che ruolo gioco nella società odierna la didattica del ritmo e del movimento? Quanto è importante ascoltare il proprio corpo?

L’insegnamento del ritmo e del movimento SI, ascoltando il proprio corpo NO. Le scuole di danza insegnano solo movimenti del corpo, questo è un approccio molto povero alla danza. Dovrebbero dare più ore per la “cultura della danza”, per materie come: Storia della danza in generale, Storia della danza nello specifico (per la forma di danza che si pratica, come la danza classica, moderna, contemporanea, tango, sala da ballo, ecc.), Anatomia, Musica, Ritmo, Costume, Produzione di spettacolo ecc. D’altra parte credo che questo movimento di tornare verso l’interno di se stesso è andato troppo lontano. Milioni di persone vanno ai workshop e agli stage per imparare ad ascoltare il proprio corpo e la propria mente. Corrono in un vicolo cieco, diventano egocentrici e socialmente inutili. Dovrebbero fare il contrario: ascoltare gli altri. I buoni ballerini ascoltano gli altri – i loro compagni di danza, il loro pubblico, i loro concittadini – è lì che trovano l’ispirazione e la guida.

Per gli antichi greci cosa rappresentava la danza a livello culturale, che posto occupava nella vita quotidiana?

È come la democrazia, gli antichi greci l’hanno inventata e praticata in una forma pura, tanto avanzata che lei non può essere riprodotta dopo. Nessun’altra società ha posto la danza su un livello così alto. Possiamo immaginare, oggi, gli allievi di tutte le scuole che praticano la danza a ogni livello di istruzione (dal kindergarten fino all’università)? Possiamo immaginare i politici, i generali, i sacerdoti, i giudici che ballano in situazioni solenni? I soldati moderni che ballano prima e dopo la battaglia? I nostri autori teatrali che compongono la coreografia per ogni dramma, commedia o tragedia? Possiamo solo immaginare piccoli passi in questa direzione.

fotoAttualmente com’è la situazione della danza in Grecia: presente e futuro?

Come sempre, la danza è molto forte in Grecia, la crisi economica è risultata anche positiva, ha portato sempre più persone a ballare. Il numero di scuole di danza è aumentato, il numero delle compagnie di danza moderna e i gruppi di danza popolare è costante. Non ci può essere nessun matrimonio senza una grande festa, con centinaia di ospiti e un sacco di danza greca. Ognuno dei 10.000 paesi (villaggi) o isole della Grecia tiene un Festival annuale in cui ciascuno balla in cerchio. La danza è una parte integrante della cultura greca sin dall’antichità attraverso i tempi attuali.

Da alcuni anni è Presidente del CID, di cui mi fregio di farne parte come Membro, quali sono le finalità del “Consiglio Internazionale della Danza” con sede a Parigi, per chi non conoscesse l’organizzazione?

Ci sono molti obiettivi, troppi per essere elencati qui, si dovrebbe esplorare il portale CID, esistono innumerevoli pagine da leggere, lì si trovano esattamente tutti gli argomenti. La mia politica è chiaramente espansionista, voglio più persone a ballare in ogni paese, gioisco con i numeri. Più gente balla e più significa avere maggiori scuole, più compagnie di danza, più festival, più tutto. Voglio che i media (giornali, TV, internet) prestino più attenzione alla Danza. Voglio che i governi dichiarino una politica specifica sulla danza. Io sono stufo che la Danza sia sempre marginale. Voglio che la Danza diventi uguale allo Sport (per importanza), che gli spettacoli di danza riempino gli stadi, che abbia delle multinazionali come sponsor, con i ministri dello Stato presenti alle manifestazioni, che le notizie della danza siano su tutte le pagine dei vari giornali: “come lo sport”. I professionisti della danza sono abituati alla miseria, non hanno mai sognato di guadagnare uguale alle stelle del calcio. Io non mi fermerò fino a quando la danza non sarà in parità con lo sport.

Che ruolo gioco nel CID l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’educazione, la scienza e la cultura?

Il nostro ruolo è di consulenza, cerchiamo di influenzare le decisioni prese ad un livello elevato. Questo è un processo lungo, alla gente si rizzano i capelli, ma non può essere altrimenti, se si desidera portare molti paesi a concordare hai bisogno di una grande quantità di tempo, fatica e conoscenze specialistiche.

Quanto è importante investire in Cultura per la crescita sia economica ma anche sociale?

La struttura sociale può essere divisa in tre parti: il settore pubblico, il settore privato e il settore del volontariato. Il settore del volontariato comprende la maggior parte delle attività culturali in qualsiasi paese in quanto è effettuata da organizzazioni non governative. Le statistiche mostrano che il terzo settore, chiamato anche la società civile, ha un tasso più alto di crescita e un tasso più alto di occupazione degli altri due. Il settore pubblico è in costante declino, il settore privato passa da una crisi all’altra, mentre il settore civile è in costante fioritura: la cultura è parte di esso. Se si sente artisti che si lamentano è perché non capiscono come funziona la società o non vogliono lavorare abbastanza per avere successo. Da quando ho assunto la presidenza del CID è cresciuta ad un tasso del 35% annuo.

Professore Lei ha scritto numerosi libri, trattati e saggi sull’arte tersicorea applicata, ha tenuto conferenze e simposi in materia, da dove trae il suo continuo “sapere” e la “curiosità” per tramandare tutto ciò ai posteri?

Sono stato in buone scuole, in un periodo in cui stavano fornendo una vasta cultura generale. Ci è stato insegnato seriamente greco antico e il latino, le lezioni di religione erano un’ora alla settimana, anche educazione civica e altre questioni che poi sono state sostituite da allora. Anche le questioni letterarie e scientifiche sono state avvicinate come cultura generale, non come pratici strumenti per il lavoro nel futuro. Il nostro ideale era di essere “uomini del Rinascimento”, acquisendo la più possibile conoscenza nel maggior numero di campi possibile. Ho deciso di specializzarmi nel ballo solo quando avevo quarant’anni. I giovani che vogliono imparare non dovrebbero essere spinti troppo presto a specializzarsi.

È anche presidente del Teatro “Dora Stratou” di Atene, un’istituzione unica al mondo con un suo originale Corpo di ballo. Ci parli di questo “museo vivente per le danze greche”? Un luogo incantevole di formazione e di ricerca…

È unico al mondo, perché è allo stesso tempo una Compagnia stabile di danza e di musica, una grande Scuola di danza, una Collezione di costumi da museo, una Casa editrice, un Istituto di ricerca e una Biblioteca con archivi estesi – il tutto a un livello elevato.
La compagnia di danza è anche unica in molti modi. È molto grande per gli standard internazionali, 65 ballerini e 15 musicisti che fanno 100 spettacoli all’anno. In primo luogo, non ha mai avuto un coreografo o anche un insegnante di danza. In secondo luogo, tutti i suoi membri hanno un lavoro mattutino per guadagnare, molti sono insegnanti di danza nella nostra scuola o in altre scuole. In terzo luogo, ciò che presentiamo sul palco è il frutto di una lunga ricerca nei villaggi e negli archivi, si tratta di una riproduzione storica il più fedele possibile. Questo è il motivo per cui è chiamato “il museo vivente della danza greca”, noi siamo più un museo che un istituto artistico. Mi permetta, signor Olivieri, di aggiungere una quarta caratteristica: non mostriamo assolutamente i nomi dei danzatori. Il pubblico del nostro teatro non vede alcun nome all’entrata o nel programma – proprio come quando si entra in un villaggio che non si leggono i nomi dei suoi abitanti postati da qualche parte –
riproduciamo la società del villaggio il più fedelmente possibile, sul palco e fuori dal palco. Non è sorprendente che ogni anno ci siano matrimoni tra ballerini, musicisti o allievi della scuola nostra? Il Teatro Dora Stratou è come un villaggio, una comunità di mille persone.

Per concludere un suo personale messaggio al “mondo della Danza internazionale” declinato in ogni stile e ogni disciplina coreutica?

La maggior parte dei ballerini che incontro sono dei rinunciatari, deboli di “cuore”, accettano che la loro arte sia inevitabilmente marginale. Vorrei convincerli che la danza è la più antica, la più dinamica, la più internazionale, in definitiva l’arte più completa. Dite loro di stare insieme, di unire le loro forze (non nel senso sindacale obsoleto) ma di fissare obiettivi alti come ottenere la stessa considerazione che nutre il mondo del calcio.

 

Grazie, cordialmente

Michele Olivieri

(membro CID-Unesco)

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