Delfi cantata

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Foto di Maurizio Buscarino
Foto di Maurizio Buscarino

Nuovo allestimento

con Moni Ovadia e Studio Azzurro

Opera per suono, voce, buio e immagini

daI poema di Yannis Ritsos

Traduzione di Nicola Crocetti

Musica Piero Milesi

Nuovo allestimento commissionato da Conversazioni 2016 / 69° Ciclo degli Spettacoli Classici del Teatro Olimpico di Vicenza prodotto da CRT/Teatro dell’Arte di Milano

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Sabato 8 ottobre alle 20.30 e domenica 9 alle ore 18.00, a distanza di oltre venticinque anni dalla sua prima versione (1990), rivive al Teatro Olimpico Delfi cantata uno dei più audaci esperimenti di opera contemporanea creata con l’apporto originario del poeta Yannis Ritsos, del compositore Piero Milesi, dei videoartisti di Studio Azzurro e del performer Moni Ovadia. Nel frattempo non ci sono più il poeta greco, Piero Milesi e Paolo Rosa, ma Moni Ovadia e Studio Azzurro faranno risuonare la voce del vecchio guardiano tra i marmi del Teatro Olimpico.

Il poema Δέλφι (Delfi) fa parte della raccolta τέταρτη διάσταση (Quarta dimensione) e appartiene alla stagione più matura e più poeticamente compiuta della produzione di Yannis Ritsos. Il personaggio a cui il poeta dà voce è un vecchio e spossato custode delle rovine del sito archeologico di Delfi che parla e urla la sua visione del mondo a un interlocutore muto. Questo interlocutore, che non parla e sembra ascoltare, è giovane, sfrontato, bello, bello anche perché non ancora gravato dallo scorrere del tempo, da esperienze e da sconfitte; appartiene a un futuro indifferente ai sentimenti e alle perdite del protagonista. Il vecchio custode-cicerone delle rovine di Delfi si sfoga con il suo giovane collega: è sfinito dalla routine del suo lavoro, dalla vacuità delle sue parole svuotate di senso e di ruolo a causa della volgare distrazione dei suoi interlocutori, i turisti, a cui parla ma che non lo ascoltano, a cui mostra senza che vedano. La sua smisurata stanchezza, testimonia l’estenuarsi della bellezza di un leggendario passato, le statue e gli edifici, spossessati del loro splendore nella banalità consumatrice del mortificante sguardo turistico che si ottunde nella ripetizione meccanica dello scattare fotografie brutte e inutili. Le statue invece, nel loro indifeso biancore, vedono, ascoltano, sentono, capiscono, sono lungimiranti, conservano l’unica memoria possibile, quella di un esilio riconosciuto. Nei versi di questo poema, l’uomo poeta Ritsos raggiunge un vertice in cui la poesia si fa essa stessa senso della vita. “L’incontro con la scrittura di Ritsos e con la sua storia personale” afferma Ovadia parlando dello spettacolo – “ha fatto risuonare in me, nelle corde dell’emozione e del sentimento, la voce dell’ecce homo e simultaneamente dell’ecce poeta. Le due espressioni si fanno nel respiro delle parole una sola cosa e trascorrono, con potenza e grazia, in una laicissima pìetas che abbraccia l’uomo, la natura, gli animali, il cosmo, il firmamento, le cose, il tempo, i fenomeni atmosferici”.

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Moni Ovadia nasce in Bulgaria nel 1946 da una famiglia ebraico- sefardita. Laureato in scienze politiche, ha iniziato la sua carriera artistica come ricercatore e interprete di musica etnica di vari paesi. Nel 1984 si avvicina al teatro, prima in collaborazione con artisti della scena internazionale, come Bolek Polivka, Tadeusz Kantor, Franco Parenti, quindi via via proponendosi come ideatore, regista, attore e capocomico di un peculiare “teatro musicale”, in cui le precedenti esperienze si combinano con la sua vena di grande intrattenitore, oratore e umorista. Filo conduttore dei suoi spettacoli è la tradizione composita e sfaccettata, il “vagabondaggio culturale e reale” del popolo ebraico, di cui si sente figlio e rappresentante, quell’immersione continua in lingue e suoni diversi ereditati da una cultura che le dittature e le ideologie culturali del ‘900 avrebbero voluto cancellare, e di cui si fa memoria per il futuro.

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Studio Azzurro viene costituito nei primi anni ‘80 da Fabio Cirifino, Paolo Rosa e Leonardo Sangiorgi. Il gruppo dà vita a un’esperienza che nel corso degli anni esplora le possibilità poetiche ed espressive delle nuove culture tecnologiche. Attraverso la realizzazione di videoambienti, ambienti sensibili e interattivi, percorsi museali, performance teatrali e film, disegna un itinerario artistico trasversale rispetto alle tradizionali discipline.

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Il 69° Ciclo di Spettacoli Classici è promosso dall’Assessorato alla crescita del Comune di Vicenza in collaborazione con la Fondazione Teatro Comunale Città di Vicenza e curato da Franco Laera. È sostenuto da Fondazione Cassa di Risparmio di Verona Vicenza Belluno e Ancona e da AIM Vicenza.

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Teatro Olimpico – Vicenza

8 ottobre – ore 20.30

9 ottobre – ore 18.00

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Informazioni e prevendite:
www.tcvi.it (http://classici.tcvi.it)
Biglietteria Teatro Comunale 0444 324442, biglietteria@tcvi.it
Sportelli Banca Popolare di Vicenza

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