Macbeth

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fotodi William Shakespeare

traduzione Agostino Lombardo

regia di Franco Branciaroli

con Franco Branciaroli, Valentina Violo, Tommaso Cardarelli, Daniele Madde, Stefano Moretti, Livio Remuzzi, Giovanni Battista Storti, Alfonso Veneroso

scene Margherita Palli – costumi Gianluca Sbicca – luci Gigi Saccomandi

costumi Gianluca Sbicca

luci Gigi Saccomandi

produzione CTB – Centro Teatrale Bresciano / Teatro de Gli Incamminati

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La stagione 2016/2017 del Teatro Gentile di Fabriano, organizzata da AMAT, si apre con un classico del teatro, il Macbeth di Shakespeare. Come dice il regista e protagonista Franco Branciaroli  questa “è la tragedia del male dell’uomo, della violazione delle leggi morali e naturali. Intorno all’inquietante parabola di seduzione dell’anima al male pulsa l’enigmatico cuore di questa tragedia.”

Macbeth è la tragedia del potere, storia dell’attrazione del male e dell’ambizione. Quella di Macbeth è la storia di una parabola: una faticosa ascesa, frutto di scelleratezze e compromessi, seguita da una brusca, inarrestabile caduta.

Franco Branciaroli dirige ed interpreta il capolavoro shakespeariano in un allestimento asciutto ed essenziale che dà molto spazio al testo. Il dramma si svolge in un ambiente completamente nero, nella scenografia scarna e disadorna si stagliano i personaggi dai costumi drappeggiati e dalle tinte calde, un’atmosfera ambigua e oscura, caravaggesca, riempie la scena; le luci e le musiche sono minimali, tutto è misurato a favore del testo.

Branciaroli affronta il ruolo di Macbeth concentrandosi non tanto sulla brama di potere quanto sul dubbio, sull’incertezza e la codardia del personaggio, il quale si fa trasportare negli abissi del male dalla forza ammaliatrice e sopraffacente di Lady Macbeth, moglie complice e dominatrice allo stesso tempo.

Il damma shakespeariano è la tragedia della sovversione in cui brame umane, troppo umane, portano al ribaltamento dei ruoli e delle leggi di natura. Gli uomini sono esseri demoniaci che non sono nati da grembo materno o che uccidono chi per loro era come un padre; mentre le donne diventano implacabili e risolute come gli uomini. Sono le donne infatti il motore della tragedia, Lady Macbeth persuade il consorte rendendo reali le fantasie insinuate dalle tre streghe. Particolare attenzione va a queste figure perverse, che risultano le più convincenti per la loro interpretazione magnetica, le tre streghe androgine, infatti, significano al meglio la parola magica recitando in lingua originale frammenti di testo.

L’ambizione, così permeante nella tragedia; i confini labili tra la fantasia del potere e la realtà; la lotta di una natura snaturata, sono gli elementi che scorrono nel testo di questa tragedia. Il regista vuole nobilitare la parola con una recitazione enfatica, anche se a tratti risulta declamatoria, così da far emergere limpidamente il testo. L’intento è quello di provare a restituire la potenza e la vitalità di un dramma che parla di una sempre attuale smania per il potere.

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