Notturno di donna con ospiti

Dal 1° al 6 novembre al Teatro Quirino, Roma

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Foto di Federico Riva
Foto di Federico Riva

di Annibale Ruccello

scene Roberto Ricci

costumi Teresa Acone


disegno luci Stefano Pirandello

musiche Carlo De Nonno

regia ENRICO MARIA LAMANNA

Personaggi e interpreti:

Adriana Giuliana De Sio

madre/padre Gino Curcione

Rosanna Rosaria de Cicco

Sandro Luigi Iacuzio

Arturo Andrea De Venuti

Michele Francesco Di Leva

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Il testo propone, ancora una volta, il viaggio che Ruccello aveva intrapreso nel quotidiano attraversato e contaminato dal thriller, nonché il viaggio nel panorama desolato della periferia urbana, dei ghetti degradati, tra le tv locali e le radio libere.

Un percorso apparentemente triste, che però viene ravvivato ora da una miscellanea di sentimenti, ora da involontaria comicità.

Una serie di colpi di scena con un occhio al cinema “thrilling”; ma mentre “Le cinque rose” ha come riferimento il cinema di Hitchcock, di Argento, di Polanski, nel Notturno domina quello anni ’70, per intenderci di Scorsese e di Kubrick.

I canoni sono sempre gli stessi: il luogo isolato, il protagonista barricato all’interno, la minaccia esterna che semina orrore e sgomento fino ad un catartico finale.

L’azione si svolge in una casa a due piani nella periferia di una metropoli: Adriana porta avanti la sua esistenza, nel caldo afoso, tra canzoni e note di un pianoforte, tra televisione ed una terza gravidanza, con un marito, Michele, che lavora di notte e ritorna a casa all’alba.
Una sera accade che strani individui, temuti e desiderati da troppo tempo, si introducano in casa. Improvvisamente riaffiorano senza una logica i ricordi, angoscianti fantasmi del passato, che provocheranno in Adriana una reazione atroce, insensata, ma a lei necessaria per fuggire da quella prigione grigia e ossessiva.

Un progetto in definitiva che segna l’ideale ricostruzione del discorso su Ruccello, sulla violenza e modernità delle metropoli.

La mano del regista ha saputo cogliere gli aspetti più significativi di un testo percorso, come è nello stile dell’autore, da un coacervo di sentimenti contrastanti.

Un particolare ricordo va a Giuseppina De Nonno-Ruccello, recentemente scomparsa, che fino alla fine è stata rigorosa custode della “vicenda drammaturgica” del suo adorato figlio Annibale.

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