Philippe Bianconi in concerto

Il 25 ottobre, ore 20, al Palazzetto Bru Zane, Venezia

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Foto di Bernard Martinez
Foto di Bernard Martinez

Philippe Bianconi, pianoforte

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PROGRAMMA

Camille SAINT-SAËNS

Suite in fa maggiore op. 90 (estratti)

Studio per la mano sinistra op. 135 (n. 4 Bourrée – n. 6 Gigue)

Souvenirs d’Italie, Valse canariote, Valse langoureuse, Étude en forme de valse

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Cécile CHAMINADE

Danse ancienne, Mazurk’ suédoise

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Claude DEBUSSY

Mazurka

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Mel BONIS

Barcarolle

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Charles-Valentin ALKAN

Marche funèbre op. 26

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Fino al 3 novembre 2016 il Palazzetto Bru Zane – Centre de musique romantique française di Venezia dedica un festival alla figura del compositore Camille Saint-Saëns (1835-1921). Il prossimo appuntamento in programma è per martedì 25 ottobre 2016 alle 20 al Palazzetto Bru Zane con Philippe Bianconi.

Oltre a un’ampia produzione destinata a portare il valzer nei salotti e la quadriglia nei gran balli, i compositori romantici si sono spesso impadroniti di forme popolari o divertenti per evocare, nelle opere più intime, in particolare in quelle destinate al pianoforte, il ricordo dei secoli passati o l’esotismo di un altrove fantasticato. Come la cicala della favola di La Fontaine – condannata a danzare per non aver previsto il suo futuro –, valzer, bourrées, gighe o mazurke sono gli ultimi rifugi per sospendere il tempo di un mondo trasfigurato dalle rivoluzioni industriali.

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PHILIPPE BIANCONI

Dopo aver vinto la medaglia d’argento al Concorso Van Cliburn, Philippe Bianconi si è fatto apprezzare dal pubblico e dalla critica internazionali per le sue interpretazioni sia in recital o con orchestra sia in concerti di musica da camera. Si è esibito nelle sedi più prestigiose d’Europa e dell’America del Nord, ma anche in Giappone, in Cina e in Australia, e ha suonato con importanti orchestre sotto la guida di direttori quali Lorin Maazel, Kurt Masur, Christoph von Dohnányi, James Conlon, Marek Janowski, Georges Prêtre, Yakov Kreizberg, etc. Al contempo, Philippe privilegia quella forma musicale più intima che è la musica da camera. Ha registrato vari brani per pianoforte di Schubert, Schumann e Ravel e pezzi di musica da camera (Brahms, Fauré, Prokof’ev, Šostakovič) per diverse etichette. L’integrale dei Préludes di Debussy, incisa per La Dolce Volta nel 2012, ha ottenuto il plauso unanime del pubblico e della critica ed è stata nominata alle Victoires de la Musique Classique nella categoria «migliore registrazione dell’anno», ottenendo il premio dell’Académie Charles Cros e il «Diapason d’or» dell’anno. Due anni dopo ha inciso per la stessa etichetta un disco dedicato a Chopin, che ha ricevuto il premio Maestro della rivista «Pianiste». Nel 2013, Philippe Bianconi è stato nominato Direttore del Conservatoire Américain di Fontainebleau, succedendo a Philippe Entremont.

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SAINT-SAËNS, ALCUNE NOTE BIOGRAFICHE

Orfano di padre proprio come Charles Gounod, Saint-Saëns fu cresciuto dalla madre e dalla prozia. Fu quest’ultima a iniziarlo al pianoforte, prima di affidarlo a Camille-Marie Stamaty e poi a Pierre Maleden. Straordinariamente precoce, fece la sua prima apparizione in concerto già nel 1846. Due anni dopo lo ritroviamo al Conservatorio nelle classi di Benoist (organo) e poi di Halévy (composizione). Anche se fallì due volte al concorso per il prix de Rome, il complesso della sua carriera fu costellato da un’infinità di riconoscimenti e di nomine a vari incarichi ufficiali, tra cui un’elezione all’Académie des beaux-arts nel 1881. Virtuoso, titolare degli organi della Madeleine (1857-1877), impressionò i suoi contemporanei. Compositore colto e fecondo, si adoperò per la riabilitazione dei maestri del passato partecipando a edizioni di Gluck e di Rameau. Eclettico, difese tanto Wagner quanto Schumann. Come didatta ebbe tra i suoi allievi Gigout, Fauré o Messager. Come critico firmò numerosi articoli che attestano uno spirito lucido e acuto, anche se molto legato ai principi dell’accademismo. Fu questo stesso spirito, indipendente e volitivo, a indurlo a fondare nel 1871 la Société nationale de musique, e quindi a rassegnare le dimissioni nel 1886. Ammirato per le sue opere orchestrali, pervase di un rigore assolutamente classico in uno stile ardimentoso (cinque concerti per pianoforte, tre sinfonie, l’ultima delle quali con organo, quattro poemi sinfonici, tra cui la celebre Danse macabre), conobbe un successo internazionale grazie in particolare alle opere Samson et Dalila (1877) e Henry VIII (1883).

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