Sarto per Signora

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fotoAl Teatro Manzoni ho avuto il piacere di assistere all’esilarante pièce di Georges Feydeau “Sarto per signora”, andato in scena la prima volta nel 1886, ed oggi come allora le tematiche trattate sono intramontabili.

Intrighi, tradimenti ed equivoci sono solo alcuni degli elementi che costituiscono questa commedia, in cui verità e menzogne vengono amalgamate prudentemente, dove l’imprevisto è pronto a smascherare gli ospiti e lo stesso dottor francese Molineaux, medico libertino della borghesia parigina che arriva al punto di fingersi sarto pur di concedersi pomeriggi colmi di passione con la sua amante.

Un salotto in cui tra un tè e qualche chiacchiera, le vicissitudini di questi individui rei di peccato e lussuria pongono l’attenzione su aspetti importanti, come la consapevolezza di essere parte di un’epoca e di una società in cui vige apparenza, e la cui sostanza viene repressa dalla quotidianità media, ove destreggiarsi tra verità paliate e sotterfugi sembra essere la miglior risposta a una vita talvolta noiosa e sterile.

Appare ardua la scelta del nostro dottore libertino interpretato dallo straordinario Emilio Solfrizzi, di giungere interiormente ad un principio ordinatore, regolatore di un’esistenza ormai assopita e scalfita dal tempo.

Amare, nonostante tutto e nonostante le apparenze, ricucire, e farlo meticolosamente per attuare una sorta di opera di salvataggio, i nostri protagonisti cercano disperatamente di salvare la loro verità, fino alla fine.

Con Valeria Altieri, Anita Bartolucci, Barbara Bedrina, Fabrizio Contri, Cristiano Dessì, Lisa Galantini, Simone Luglio, Elisabetta Mandalari, ed Emilio Solfrizzi.

Sublime regia di Valerio Binasco.

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