Affittasi camera da letto

Andata in scena al Teatro delle Muse di Roma

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Foto di M. De Gregori
Foto di M. De Gregori

Dal 6 al 30 ottobre 2016 il palco del Teatro delle Muse di Roma è stato messo a disposizione della scorribanda serale di una funambolica maratoneta di scena che ha scovato dalla soffitta delle idee un testo che, se non fosse stato concepito oltre Manica, si direbbe che glielo abbiano appositamente cucito addosso i medesimi autori, Anthony Marriott e Bob Grant, due autentici fustigatori del perbenismo caratterizzante la società britannica di mezzo secolo fa. Il primo è, con Alistair Foot, l’ideatore della commedia di successo ‘No sex please, we’re british’ (Niente sesso siamo inglesi, 1971) e il secondo è l’interprete della fortunata serie televisiva ‘On the buses’ (Sui bus, 1969 -73). Luciana Frazzetto è l’attrice ardimentosa che ha dato fiato e rinnovato vigore all’opera dei due commediografi inglesi tradotta molti anni fa da Flavia Tolnay e in attesa di definitivo sdoganamento. In versione originale era ‘Home is were your clothes are’ (La casa è dove sono i nostri vestiti). Già proposto per la prima volta in Italia con il titolo di ‘Affittasi’ nel 1995 al  teatro ‘Anfitrione’ da Giampiero Favetti che l’avrebbe successivamente rappresentata al ‘De Rossi’ nella stagione 2002-03, il nuovo lavoro è stato adattato in compagnia di quell’acuto osservatore di relazioni e passioni quotidiane che è Luca Giacomozzi. Nella trasposizione al ‘delle Muse’ vengono invertiti tutti i ruoli di genere così come quello del protagonista, individuato, secondo le intenzioni degli scrittori, in un personaggio maschile. Nel testo inglese appunto il povero Major, abbandonato dalla consorte Elizabeth che gli aveva preferito Ronald, pensa bene di risolvere la propria esposizione debitoria affittando maldestramente a due ignari inquilini l’appartamento della moglie fedifraga in giorni alterni della settimana. Forte di queste premesse, il tornado Luciana Frazzetto mette mano al copione e prima ne scombina il quadro, quindi rigenera il troppo compassato humour d’importazione e ne viene fuori una scoppiettante commedia all’italiana, una apoteosi di intrighi, ammiccamenti e licenziose combinazioni. È abilissima, sfrontata, caparbia, autoritaria, chiacchierona, complice, un po’ ancella e un po’ matrona, e non disdegna per giunta le arti della cortigiana. Il primo quadro introduce una esuberante affittacamere alle prese con vari capi di abbigliamento da sistemare al meglio, biancheria da imbustare e solleciti di pagamento partecipati dai soliti avvoltoi. È il preludio inquietante di una giornata densa di imprevisti a ripetizione e scandita da ritmi frenetici che non ammettono pause né incertezze. L’irruzione di Mario è solo la prima di una lunga serie e di altrettanti colpi da parare per simulare l’evidenza e non essere travolti da un meccanismo inavvertitamente liberato. Luciana è disoccupata e vive in una esigua dimora lasciatole, dopo la separazione, dal marito Maurizio (Gioacchino Mazzoli) per disposizione testamentale del suocero. Deve fronte ai debitori e alle ristrettezze, affitta quindi un monolocale con cucina, dépendance dell’appartamento, a due yuppies e ogni volta, al cambio, deve predisporre puntualmente arredo e vestiario senza lasciare tracce precedenti. Una fatica immane. Mario (Vincenzo Della Corte) è un pendolare e parte solitamente per Milano di lunedì e fa rientro di venerdì per il weekend ma quell’inizio settimana una telefonata del capo si mette di traverso e vanifica i finti colpi della strega, i depistaggi, le sparizioni ritrovate, le bugie più inverosimili che ardite messe in atto da una fantasia ipereccitata. Doppi sensi e maliziosi malintesi compongono il duetto tra Filippo (Andrea Venditti), l’inquilino dei giorni feriali, e una padrona sempre più turbata e apprensiva. Ne viene fuori un saggio di equilibrismo tra due modi di comunicare impermeabili e l’arbitrario approccio semantico dei due conferisce al discorso un esilarante significato deformato e contrastante. Siamo in presenza di un raffinato esempio di comicità impulsiva esasperata dalle incomprensioni oltreché dalla situazione inconsueta. Filippo Marchesini è un giovane giurista, fidanzato con Barbara (Francesca Stajano), figlia dell’avvocato Ceccarelli (Stefano Santini) che è anche il suo capo. Le confidenze tra Luciana e il giovane locatario part-time sono gags irresistibili e l’annuncio del suocero sbranato dalla tigre innesca un corollario di battute noir che fanno il pari con l’invasione degli scarafaggi nel fine settimana, escamotage inteso a far desistere Filippo dal frequentare la casa in concomitanza del periodo preassegnato a Mario. Non c’è tregua per Luciana che non indietreggia ma la faccenda si complica, le trovate più demenziali si incrinano, e quella dell’idraulico è al limite del verosimile, fino al punto dell’inevitabile plurimo fatal incontro e al concertato conclusivo che provocherà l’implosione generale. Nel frattempo altra visita a sorpresa, quella dell’ex marito con seconda moglie (Anna Tognetti) al seguito, tanto per non far torto a nessun intruso. Marisa, questo il nome della insaziabile neoconsorte podologa, non sopporta Luciana, ha il vizio del gioco e, dopo aver prosciugato i beni del benestante marito, vorrebbe sfrattare la legittima assegnataria. L’avvocato Ceccarelli è un professionista intraprendente con un diverso vizietto e il tenerone Maurizio, amico di lunga data, non può tirarsi indietro. Fra complotti presunti e incidenti familiari che preannunciano la rottura, Luciana perde il conto dei pretendenti occupanti il suo monolocale. Un armadio parlante molto affollato accoglie chiunque. C’è anche Jack, una discinta escort (Cristina Galardini) che non sa a chi rivolgere le sue prestazioni e l’ammucchiata è servita. Da non perdere lo scambio tra l’eccentrica intrattenitrice e l’ormai sempre più logora affittacamere pentita per aver trasformato il suo nido da single in un albergo a ore. Una girandola ininterrotta di repentini cambiamenti e trovate paradossali incombe sulla scena e travolge lo spettatore libero da freni, sorpreso da tanta inattesa grazia. Il finale non si può svelare ma è col doppio botto.

Foto di M. De Gregori
Foto di M. De Gregori

Gli interpreti. Vincenzo Della Corte è Mario. Stravagante e buontempone, asseconda con puntualità la partner d’occasione e conferisce vivacità e ritmo indiavolato al buffo personaggio e alla trama sempre sostenuta. Divertente e dalla grinta inesauribile. Andrea Venditti è Filippo, l’aitante secondo locatario, avvocato in carriera, idraulico per acclamazione e spasimante stralunato e bastonato. Ha difficoltà a relazionarsi e dimostra in questo grande disinvoltura e naturalezza. Francesca Stajano è la fidanzata Barbara, deliziosa e stizzita a ragion veduta. Attorno all’ equivoco che la riguarda suscita un interesse morboso che la infastidisce e ne esalta la bravura. Gioacchino Mazzoli è Maurizio, primo e secondo marito. Straordinario caratterista, simpatia e umorismo straripante. Nella confusione ci sguazza ed è a suo agio e coinvolgente in ogni circostanza. Una spalla di valore. Anna Tognetti è Marisa, la cinica e irriverente moglie partenopea disposta a tutto pur di non rinunciare al gioco. Appropriata e civettuola in una parte di contrasto. Stefano Santini è l’avvocato Franco Ceccarelli, personaggio fantozziano, enigmatico e assatanato, sempre in cerca. Spassosissimo, bonaccione, fornisce una caricatura esemplare. Cristina Galardini è l’esile e navigata ‘accompagnatrice’ che non t’aspetti. Non sprizza avvenenza allo stato puro e le physique non è propriamente du role ma è formidabile interprete.

Luciana Frazzetto infine è un concentrato di energia e dinamismo che sconvolge chi ne è attraversato. Ha una presenza scenica che incute rispetto e a volte soggezione. Possiede una vena comica inconsueta e contagiosa, potente gestualità espressiva e grande intensità di recitazione. Un ibrido tra Bice Valori e altre attrici importanti del passato. Adatta a ruoli drammatici e di illustre popolanità per il penetrante magnetismo che irradia e la qualità che esprime. Semplicemente sontuosa. Equilibrata e ben strutturata la regia ad incastro di Massimo Milazzo. La scenografia, sobria ed essenziale, è di Federica Sollazzo. I costumi curati ed appropriati sono di Gisa Rinaldi. Luci e Fonica di Tony Di Tore.

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