Casa di Bambola

In scena fino al 20 novembre 2016 al Teatro Arcobaleno, Roma

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fotoSi prega di non discutere di Casa di bambola”, questa era la postilla che le famiglie per bene scandinave aggiungevano sui cartoncini di invito ai ricevimenti nelle loro belle case.

Casa di bambola di Henrich Ibsen è stato considerato, sin dal suo esordio, un testo scandaloso. E per molti anni la sua “cattiva fama” lo ha sempre preceduto.

Dov’è dunque lo scandalo nella messinscena di Gianni Leonetti al Teatro Arcobaleno?

Nelle note di regia, Leonetti dichiara che “in “Una casa di bambola” non ci sono verità, e sondare i chiaro-scuri con cui l’autore norvegese magistralmente disegna le potenti ambiguità dei personaggi è stato il punto di partenza della nostra ricerca”.

Ma il personaggio di Nora, interpretato dalla brava Maria Teresa Tartufolo, risulta piatto, monotono. Per tutta la durata della pièce appare come una bambina capricciosa e viziata che ha imparato ad ottenere tutto quello che desidera con moine ed astuzia. Il momento cruciale, lo scambio di battute del terzo atto, perde tutta la sua forza. Nora si mette a nudo (non solo metaforicamente. Leonetti le fa sfilare il vestito da bambolina che fino ad allora tanto l’aveva rappresentata), ma continua a muoversi come una marionetta. Il cambiamento, il momento rivoluzionario non viene rappresentato. O per lo meno non si avverte dalla platea.

Dov’è l’eroina che abbandona non solo figli e marito, ma anche posizione sociale e reputazione? Nella messinscena al Teatro Arcobaleno l’allontanamento di Nora sembra quasi il suo ennesimo capriccio.

La vera vittima qui è il marito, Torvald. Assoggettato e pronto a rendere felice la moglie in tutti i modi, umiliato quando scopre del prestito chiesto da Nora, mortificato quando si rende conto che sta per perderla, facendo svanire così l’ultimo briciolo di dignità che gli era rimasto.

Forse questa è una chiave di lettura che il regista vuole offrirci “Se è vero che alla tradizione morale borghese del secolo di Ibsen e di Freud, si è sostituita la dittatura dell’immagine, dell’eterna giovinezza, del facile successo, la mitizzata fuga dalla responsabilità e dalla fatica del percorso personale allora una Casa di bambola è una straordinaria partitura del nostro tempo”, si legge sempre nelle note di regia.

A farne una brutta figura, allora è il personaggio femminile, che mentre Ibsen ha sollevato dalla condizione di subalternità, Leonetti riduce a una civetta con troppi grilli per la testa.

Anche i personaggi di Kristine e Krogstad che nel testo di Ibsen rappresentano il giudizio borghese, qui hanno una funzione accessoria, rientrano negli ingranaggi della storia, ma niente di più.

Il gioco delle luci è un valido espediente che permette di fermare la storia e portare lo spettatore nella testa di Nora. Anche le musiche, belle e appropriate, aiutano a immergersi nella scena.

Gli attori hanno saputo rendere le volontà della regia. Brava Maria Teresa Tartufolo nel ruolo di Nora, e in parte anche Bruno Governale nei panni del marito Torvald, impeccabile Letizia Spata (Katrine).

Uno spettacolo vorrei ma non posso. Il lavoro di ricerca rischia spesso di perdere il filo conduttore e le intenzioni risultano poco chiare. Grave mancanza, soprattutto se si decide di trattare un opera così forte e discussa come Casa di bambole.

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di Henrik Ibsen

Regian Gianni Leonetti

Scenografia Mauro Banella

con Maria Teresa Taratufolo, Bruno Governale, Letizia Spata, Gianluca delle Fontane,

Alessio Binetti

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