Elvira

In scena al Piccolo Teatro Grassi di Milano fino al 18 dicembre 2016

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Foto di Fabio Esposito
Foto di Fabio Esposito

Un esaltante incipit della stagione 2016/17 per il Piccolo Teatro Grassi, nido originario del Piccolo Teatro che festeggia i 70 anni di “teatro d’arte” mettendo in scena la moderna traduzione di Giuseppe Montesano di Elvira, testo di sconcertante attualità – scritto nel 1986 con il titolo Elvire Jouvet 40 dalla drammaturga e regista Brigitte Braques che l’ha tratto dalle Sette lezioni di Louis Jouvet a Claudia sulla seconda scena di Elvira nell’atto IV del “Don Giovanni” di Molière (edizioni Gallimard) – caro a Giorgio Strehler che 30 anni fa lo sceglie per inaugurare il Teatro Studio facendo interpretare a una Giulia Lazzarini già matura l’intensa e difficile parte della protagonista, oggi affidata alla giovanissima Petra Valentini (diplomatasi nel 2014 alla Paolo Grassi).

Tra il 14 febbraio e il 21 settembre 1940, in una Parigi sconvolta dalla guerra e dal rovinoso dilagare delle truppe naziste di cui si odono lontani echi di battaglia, il grande maestro della scena francese d’anteguerra Louis Jouvet (Crozon 1887 – Parigi 1951) – elegante regista e attore teatrale e cinematografico, tenace anche nel superare un problema di balbuzie – tiene sette lezioni di teatro nel ‘Conservatoire Supérieur d’Art Dramatique’ dove insegna dal 1934 e dal 1939 fa stenografare le proprie dissertazioni. Tra i tre allievi Jouvet si sofferma in particolare su Claudia, una giovane della 3ª classe il cui vero nome è Paula Dehelly, che quale interprete di Donna Elvira chiede al seduttore di pentirsi. All’esame finale Paula/Claudia otterrà il Primo Premio presentando tale scena, ma come ebrea non potrà calcare le scene fino alla liberazione, mentre Jouvet, dopo essere riparato in Svizzera, si recherà in America Latina tornando in Francia nel 1944.

Un clima di violenza e sopraffazione diverso, ma simile a quello dei nostri giorni dominati da un’ambiziosa corsa all’apparire che spazza valori e umanità nel nome di singoli e protervi egoismi mentre nell’interno del Teatro si respira ancora la speranza di migliorare se stessi e gli altri attraverso l’esercizio della cultura che affina, purifica e libera portando alla luce uno straordinario e profondo distillato di umanità pura, luminosa e penetrante.

Qui si dipana un’operazione socratica di maieutica in cui il maestro trasmette il sapere teatrale con caparbia tenacia traendo fuori ciò che si cela nel profondo del discepolo non senza apprendere a sua volta in nome della nobile arte del teatro che richiede fatica, sacrifici e impegno se non si vuole navigare nella palude della mediocrità e di un successo effimero. Dal che la distinzione operata da Jouvet tra comédien che scavando dentro di sé entra nella personalità di un personaggio e acteur che ricicla se stesso in una pluralità di personaggi: lessico non così chiaro per il nostro tempo dando l’italiano una connotazione deteriore a ‘commediante’ con un rovesciamento di significati rispetto a Jouvet.

Oggi, questa straordinaria e delicatissima operazione è compiuta da Toni Servillo, regista e attore di eccezionale spessore e cultura, asciutto e vivace nell’elegante portamento oltreché padrone della scena come di se stesso, che calato nei panni di Jouvet offre una raffinata e coinvolgente prova del lavoro tenace, faticoso e severo (e nell’impegnativa rifinitura delle sfumature del personaggio può apparire distaccato e compreso in se stesso) di ‘modellare’ (insegnare non è forse aiutare a scoprire l’io dell’altro e anche il proprio?) l’attrice trasmettendole l’élan a migliorarsi e ad affinare fino alla perfezione i moti e le pulsioni dell’animo in modo che Claudia divenga un’Elvira purificata nei sentimenti.

Un percorso di vibrazioni e variazioni che scorrono sul viso dell’attrice che compie una metamorfosi trasformando la sicumera derivata da un copione diligentemente appreso nella confessione spontanea ed emozionata di un’Elvira che si è sovrapposta a Claudia.

La grande e nobile arte di creare un personaggio attraverso la recitazione, pennello dell’attore e del teatro, si avvale di riflessioni profonde che producono risultati di grande bellezza e sono di notevole utilità per la crescita spirituale e sociale: una ‘crescita di vita’ di chiunque sviluppi con profonda passione i suoi impegni.

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