Eugenio Finardi racconta 40 anni di musica ribelle

Andato in scena al Teatro Comunale Laura Betti di Casalecchio di Reno (BO)

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fotoLa stagione del Teatro Comunale Laura Betti di Casalecchio di Reno (BO) è ricominciata con un appuntamento molto particolare, che ha unito sul palcoscenico uno dei più grandi cantautori della storia musicale italiana, Eugenio Finardi, con uno degli scrittori contemporanei più talentuosi, Carlo Lucarelli: insieme hanno, per più di due ore, catturato tutto il pubblico presente con canzoni, aneddoti, storie di vita ed emozioni.

Eugenio Finardi racconta 40 anni di musica ribelle” è il titolo scelto per questa serata che si è inserita nell’ambito di “Politicamente scorretto”, una rassegna, ospitata dal comune di Casalecchio di Reno (BO), giunta alla sua XII edizione, ricca di incontri, dibattiti, spettacoli teatrali e performance musicali che intendono promuovere la cultura della legalità e dell’impegno civile, nella quale si colloca alla perfezione il lavoro del cantautore milanese.

Infatti, sono passati proprio 40 anni da “Sugo”, il disco che ha portato Eugeno Finardi al successo, che lo ha reso noto al grande pubblico, e dal quale sono uscite canzoni manifesto come, appunto, “La musica ribelle”, alla quale sono seguiti molti brani rappresentativi di un cantautore di grande successo, impegnato e attento ai temi sociali, ma anche di un uomo che ha vissuto molte esperienze. Il rimbalzo dialogico tra Lucarelli e Finardi è ricco di suggestioni e di storia e nelle parole scorrono attimi di vita vissuta, di episodi, anche intimi, che hanno portato alla formazione di un uomo, anzi di due uomini, oltre che di due artisti, ognuno nel suo campo, che hanno la generosità di raccontarsi senza pudori, con un pizzico di auto-ironia, ma anche con gli occhi gonfi di lacrime quando i ricordi diventano pezzi di vita che lasciano segni indelebili. La serata si apre con una bellissima performance chitarra e voce del brano “Le ragazze di Osaka”, uno dei pezzi più intensi e struggenti del cantautore milanese scritta dopo la venuta al mondo della sua prima figlia Elettra, nata down.

Tra una domanda e l’altra si susseguono anche intermezzi musicali che non celebrano solo i grandi successi del cantautore, ma anche grandi artisti appena scomparsi: bellissima l’esecuzione chitarra e voce del brano “Hallelujah” di Leonard Cohen da poco scomparso, e “Manish boy” di Muddy Waters, brano che sottolinea la grande passione del cantautore milanese per il Blues, genere che da sempre lo accompagna e al quale ha anche dedicato il disco “Anima Blues”, uscito nel 2005.

E la musica è stata senz’altro la protagonista della vita di Eugenio Finardi: lo si capisce non solo dalle bellissime emozioni che trasmette quando suona e canta, ma anche quando la spiega, anche tecnicamente, e racconta che in fondo la musica è “matematica resa emotiva”, che unisce “l’assoluto della musica all’assolutamente relativo delle parole”. Sì, perché le parole, molto spesso, sono ambigue, soggette a molteplici interpretazioni, ma quando queste si incollano alla musica, che invece è certezza, esse trovano un senso nuovo, assumono significato anche lì dove, alcune volte, sembrerebbero non averlo.

Il dialogo tra Lucarelli e Finardi, intervallato dalla musica dal vivo, ha approfondito temi cari a questi due artisti come la musica, la creatività e l’arte in generale, ma queste cose non possono sussistere e nemmeno essere bene argomentate se non si parla anche di vita, di libertà, di passione e impegno civile. E cosi è stato.

E come non portarsi a casa l’immagine delle canzoni come barattoli di conserva che, ogni volta che apri, ne senti il profumo, il sapore, richiamano atmosfere e fanno sognare.

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