I pugni ricolmi d’oro ovvero Come un ricco suddito resta sempre un suddito

Dal 1° all'11 dicembre al Teatro Niccolini, Firenze

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Foto di Filippo Manzini
Foto di Filippo Manzini

produzione Fondazione Teatro della Toscana

nell’ambito di Carissimi Padri… Almanacchi della “Grande Pace” (1900-1915)

Fantasmagoria da Heinrich e Thomas Mann in salsa brechtiana

con Donatella Allegro, Nicola Bortolotti, Michele Dell’Utri, Simone Francia, Diana Manea, Eugenio Papalia, Simone Tangolo

alla fisarmonica Olimpia Greco

assistente alla regia Giacomo Pedini

regia Claudio Longhi

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Da giovedì 1 domenica 11 dicembre debutta in prima nazionale al Teatro Niccolini di Firenze la mise en espace I pugni ricolmi d’oro ovvero Come un ricco suddito resta sempre un suddito, una fantasmagoria da Heinrich e Thomas Mann in salsa brechtiana, con il Gruppo di Lavoro dei Carissimi Padri…, la regia di Claudio Longhi e la produzione della Fondazione Teatro della Toscana.

Dopo «Lasciate ogni paura, o voi ch’entrate!» Introibo fiorentino di febbraio scorso, ritorna nella sala di Via Ricasoli il progetto che da 9 mesi ripercorre e condivide con la città di Firenze le ragioni (o piuttosto le follie) che un secolo fa condussero l’Europa nel gorgo autodistruttivo della Prima Guerra Mondiale.

Ripercorrendo la vicenda di Diederich Hessling, protagonista del romanzo satirico II suddito del tedesco Heinrich Mann, riletto alla luce delle riflessioni di un altro Mann, ovvero il fratello Thomas, I pugni ricolmi d’oro gioca a mettere in luce, con stile grottesco, i tragicomici meccanismi di affermazione del potere e costruzione del consenso che 100 anni fa furono fatali all’Europa.

Perché osservare gli errori di ieri è un modo per riflettere (con opportuno straniamento) sui pericoli, assai simili, con cui siamo chiamati a confrontarci oggi. Con pizzico di ironia, alla lezione del grande varietà.

Nelle recite di domenica 4, sabato 10 e domenica 11 dicembre il finale dello spettacolo vedrà il coinvolgimento di 50 cittadini di tutte le età, di Firenze e dintorni, che si sono cimentati in questi 9 mesi nei processi creativi del Gruppo di Lavoro dei Carissimi Padri… in forma di atelier o laboratori.

100 anni fa impazzava già la Prima Guerra Mondiale, arrivata dopo l’abbaglio della ville lumière, dei porti lontani e delle loro merci coloniali, del vanescente mondo della prima cinematografia. Dopo il percorso modenese e cesenate promosso da Emilia Romagna Teatro Fondazione, 9 mesi fa è approdato a Firenze, promosso dalla Fondazione Teatro della Toscana, il progetto partecipato Carissimi Padri… Almanacchi Della “Grande Pace” (1900-1915) affidato a Claudio Longhi e al suo collaudato Gruppo di Lavoro: un anno, il 2016, per indagare insieme alla città di Firenze i 15 anni in cui lo spensierato ottimismo del 1900 ha ceduto il passo alla Grande Guerra, per ripercorrere l’incosciente avvicinarsi all’inferno, compreso solo quando la deflagrazione delle ostilità era ormai realizzata. E il tributo di sangue più alto fu versato proprio da chi non visse gli spensierati anni della Belle époque, perché troppo giovane o perché ne era escluso.

Un accecamento violento ci ha generati o ha quanto meno disegnato alcuni tratti inconfondibili del nostro volto: tra quei “ciechi” possiamo riconoscere anche Diederich Hessling, il protagonista de Il suddito di Heinrich Mann scritto nel 1914 (ma pubblicato in Germania solo nel 1918, dopo molte esitazioni dell’editore), tagliente parodia del servilismo nei confronti del potere da parte del cittadino medio, splendido ritratto del grigiore borghese pronto a trasformarsi in ottusità, pochezza culturale e odio nei confronti dell’altro. Dalle pagine di questo romanzo profetico (il nazismo è lì, in trasparenza), che delinea con crudo e grottesco sarcasmo il ritratto del perfetto suddito tedesco, nasce I pugni ricolmi d’oro ovvero Come un ricco suddito resta sempre un suddito, la mise en espace del Gruppo di Lavoro dei Carissimi Padri… con la regia di Claudio Longhi e la produzione della Fondazione Teatro della Toscana, in prima nazionale al Teatro Niccolini di Firenze dall’1 all’11 dicembre. In scena Donatella Allegro, Nicola Bortolotti, Michele Dell’Utri, Simone Francia, Diana Manea, Eugenio Papalia, Simone Tangolo. Alla fisarmonica: Olimpia Greco.

Heinrich Mann, fratello maggiore di Thomas, nato a Lubecca nel 1871, autore di importanti romanzi tra i quali Professor Unrat (da cui venne tratto il celeberrimo film L’angelo azzurro interpretato da Marlene Dietrich), La piccola città e morto esule in America, dove si era rifugiato all’avvento del nazismo per sfuggire alle persecuzioni hitleriane, scrisse Il suddito tra il 1912 e il 1914. Il romanzo racconta le vicende del protagonista Diederich Hessling sin dall’infanzia scandita dalle frustate del padre che applica in famiglia la rigida disciplina prussiana e dalla scuola in cui i bambini vengono obbligati a imparare a memoria lunghi elenchi di date storiche che ripetono senza capirne il senso.

Ne I pugni ricolmi d’oro seguiamo Deiderich quando da Netzig, la sua piccola città natale, si trasferisce a Berlino dove oltre che iscriversi all’università entra a far parte dell’associazione studentesca “Nuova Teutonia”, devota al potere del Kaiser Guglielmo II. Impara a battersi in duello per questioni d’onore, trascorre ore in birreria in compagnia dei suoi camerati, cosa che lo fa sentire importante e gli fa provare un senso di deresponsabilizzazione e di appartenenza. Tornato a Netzig, diventa capo dell’azienda di famiglia dopo la morte del padre e comincia la sua scalata al potere, tra denunce, intrighi, corruzione. I nemici di Hessling sono i liberali della famiglia Buck, antichi protettori “filo-repubblicani” di Netzig, mentre suoi alleati chiave sono i nobili, nazionalisti, al servizio del governo imperiale. Ma il patto più diabolico che Hessling stringe per distruggere i Buck e per giungere al potere è con il suo più naturale avversario, l’operaio socialdemocratico della sua ditta Napoleon Fischer: sono le origini remote di quell’unione tra nazionalisti e socialisti che sarà fatale alla storia europea. A Zurigo, in viaggio di nozze (con la ricca e nobile donna che ha sposato per soldi, ovviamente), viene a sapere che l’Imperatore farà un viaggio in Italia; allora Diederich vi si precipita, e a Roma lo segue fedelmente, in un delirio patriottico “tenuto su” da buone bevute di vino. L’Imperatore se lo ritrova davanti tutte le volte che esce per la strada con il suo seguito, è ovunque, urlante, festante, estatico davanti alla più alta incarnazione del Potere. Ironica e premonitrice la sua fine: ottenuto il ruolo di conferenziere ufficiale nell’inaugurazione del monumento a Guglielmo II da lui fortemente voluto, la cerimonia viene rovinata da una tremenda tempesta. Tempesta che prefigura la devastante incipiente guerra.

Prototipo del borghese filisteo della Germania guglielmina, debole verso i potenti, prepotente verso i deboli, razzista, misogino, gonfio di boria, Diederich Hessling presenta tutte le caratteristiche che ne fanno il diretto antenato del perfetto nazista. È un essere allo stesso tempo ambizioso e pusillanime, esaltato e arido, mediocre e senza scrupoli. Il “suddito” per eccellenza. Un impasto di zelo, invidia e paranoia, un uomo la cui esistenza si riduce a denunciare i suoi nemici e ad abbattere i suoi concorrenti. Le sue passioni per il denaro e per l’ascesa sociale lo portano a commettere le bassezze peggiori, lo spingono perfino a riconoscere la propria mediocrità e a sopportare ogni genere di umiliazioni, se queste arrivano da qualcuno più potente di lui. Il ritornello del “vero, buon tedesco” ritorna ossessivamente sulle sue labbra a giustificare ogni nefandezza.

Il Gruppo di Lavoro dei Carissimi padri… affronta, con tagliente sarcasmo, tutta l’inumana crudeltà di un secolo totalitario, che viene rappresentato attraverso la descrizione di una élite rapace, fanatica e avida di potere, che fiorisce in un mondo in cui la ragione non appare più che come manifestazione di debolezza. I pugni ricolmi d’oro, attraverso il riso, ci spinge così a riflettere non solo sulla storia di ieri, ma anche su quella presente: ci costringe a interrogarci sulla possibilità che ciascuno di noi ha di prevedere e modificare il corso della Storia. Per stare con Bertolt Brecht: “a guardare le cose lontane si vedono meglio quelle vicine”.

Dopo I pugni ricolmi d’oro al Niccolini, l’evento conclusivo e culmine del progetto Carissimi Padri… a Firenze sarà al Teatro della Pergola dal 7 al 13 aprile con il trittico Istruzioni per non morire in pace, tre capitoli del tutto autonomi, tre differenti sguardi gettati sul crocicchio di destini che si incrociano o si perdono in un soffio, nell’esagitato caravanserraglio della società europea di primo Novecento.

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Prezzi

Interi

I° Settore € 24

II° Settore € 20

Ridotti (over 60, under 26, soci UniCoop Firenze martedì e mercoledì, abbonati Teatro della Toscana (Pergola / Teatro Niccolini / Teatro Era), possessori di PergolaCard)

I° Settore € 21

II° Settore € 18

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Biglietteria di prevendita

Teatro della Pergola

Via della Pergola 30, Firenze

055.0763333 – biglietteria@teatrodellapergola.com

Dal lunedì al sabato: 9.30 / 18.30

Circuito regionale BoxOffice e online su https://www.boxol.it/TeatroDellaPergola/it/advertise/i-pugni-ricolmi-doro/177330.

Biglietteria serale presso il Teatro Niccolini a partire da un’ora prima dello spettacolo.

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