Notturno di donna con ospiti

In scena fino al 6 novembre al Teatro Quirino, Roma

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fotoSe il senso di colpa dell’infanzia resta intrappolato in un corpo di donna, la distruzione è dietro l’angolo.

Adriana è una donna che convive con i rimpianti, la frustrazione e i fantasmi del suo passato.

Lo spettacolo comincia a sipario chiuso e con le luci accese in sala. La voce di Adriana-bambina recita una filastrocca napoletana, e la donna adulta canta Montagne Verdi di Marcella Bella (Mi ricordo montagne verdi, e le corse di una bambina/con l’amico mio più sincero, un coniglio dal muso nero).

Quella sera, però, dei personaggi del suo passato irrompono nel suo appartamento, entrando violentemente e senza chiedere permesso. Il corpo accaldato, stanco, ma seducente nasconde una bambina che vuole rimediare ai suoi errori e, forse, cambiare il suo futuro. La dimensione onirica si confonde con la realtà fino a sostituirla. Il padre adorato (Gino Curcione) la culla sulle ginocchia, la madre zoppa (sempre Gino Curcione) riversa su di lei le aspettative e i sensi di colpa di un’educazione rigida, religiosa, repressiva e ricattatoria. La degradata periferia di una metropoli campana, in cui Adriana è cresciuta e continua a vivere, è insieme rifugio e prigione. I sentimenti contrastanti, che via via conducono a un vero e proprio sdoppiamento della personalità della protagonista turbano Adriana e, di riflesso, lo spettatore.

Notturno di donna con ospiti è un dramma della contemporaneità, in cui una donna che apparentemente ha tutto (“io sto bene, a me non mi manca niente) si macchia del crimine più orrendo.

La penna di Annibale Ruccello (un giovane talento campano, morto prematuramente, che tanto ancora avrebbe potuto dare al teatro) ha saputo descrivere bene la lotta interiore di una donna a cui, forse, è stata negata la possibilità di scegliere e che è ormai costretta a vivere una vita apparentemente normale e tranquilla fatta da un marito da soddisfare, figli da crescere, appartamento da pulire e vacanze in campeggio.

Giuliana De Sio ha saputo racchiudere tutte le anime di Adriana, con una prova d’attrice che richiede continui i cambi di registro. La protagonista, secondo il testo di Ruccello, è una ragazza di venticinque anni, ma la De Sio non solo è riuscita a risultare credibile, ma con la sua fisicità ha aggiunto valore e modernità al personaggio di Adriana: una donna che deve passare, con un gesto estremo, alla negazione della femminilità per appropriarsene definitivamente.

La regia di Enrico Maria Lamanna si muove in punta di piedi in un testo quasi cinematografico, attuale e ne restituisce tutta la forza drammaturgica. L’attenzione resta sempre vigile, anche se i due atti dello spettacolo sono permeati da un tono sempre troppo alto, sopra le righe, il che è comprensibile per la dimensione che si vuole rendere, ma a tratti fastidioso. Se a questo si aggiunge che molti dialoghi sono in napoletano, la comprensione potrebbe risultare davvero difficile.

La scenografia di Roberto Ricci racconta il mondo interiore della protagonista: la radio e la televisione sono l’unico contatto con il mondo esterno, le pubblicità, le canzoni e i film fanno sognare. Il giardino e l’armadio diventano, all’occasione, passaggi che trasportano in un passato lontano, ma incredibilmente reale.

Bravi gli attori che, senza mai risultare macchiette, sostengono il dramma interiore di Adriana. Rosanna (Rosaria De Cicco) le ricorda che non ha un lavoro, l’ex-fidanzato Sandro (Luigi Iacuzio) il senso di colpa verso in marito, Arturo (Andrea De Venuti) parla e si muove come un attore della televisione e seduce Adriana, Michele (Francesco Di Leva) le ricorda la sua triste condizione. Tutti fanno leva sulle fragilità della donna, fino a farla sentire sola e inadeguata.

Il turbinio degli eventi travolge Adriana, il ritmo si fa sempre più incalzante e il pathos aumenta fino al tragico eppure necessario finale, che porta in sé tutta la sua forza catartica.

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Con

Adriana Giuliana De Sio

Madre/padre Gino Curcione

Rosanna Rosaria De Cicco

Sandro Luigi Iacuzio

Arturo Andrea De Venuti

Michele Francesco Di Leva

Testo di Annibale Ruccello

Regia Enrico Maria Lamanna

Scene Roberto Ricci

Costumi Teresa Acone

Disegno Luci Stefano Pirandello

Musiche Carlo De Nonno

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