Oblivion in “The Human Jukebox”

Andato in scena al Teatro Puccini, Firenze

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Foto di Angelo Redaelli
Foto di Angelo Redaelli

Di strada ne hanno fatta, Gli Oblivion, che in questi giorni 11 e 12 Novembre ci (ri)sono al Teatro Puccini di Firenze con uno spettacolo tutto da ridere ma soprattutto partecipare, “The Human Jukebox” di Gallione.

Che fossero dotati di talento era ovvio già dall’esordio con “I Promessi Sposi in 10 minuti” un video pubblicato su Youtube ma che è stato quasi meglio di un Bignami per noi studenti, anche per strapparci un sorriso durante quei giorni da maturandi. Però in sala c’era gente che la maturità l’ha fatta da tempo ma che si è fatta coinvolgere nello <<spettacolo più inutile della stagione>> come loro stessi lo hanno definito. Il loro Jukebox umano è in realtà puro varietà sapientemente articolato tra ore di prove e improvvisazione. Infatti chiedono al pubblico di scrivere su un foglietto il cantante preferito per metterlo in un sacchettino, cuore della serata, da cui scaturiranno canzoni, risate e sketch. I più quotati: Baglioni, Morandi e Vasco, ma ieri sera il gruppo si è dovuto scontrare anche con cantautori cari alla tradizione italiana, come Pino Daniele in un mash up (improbabile, ma come ci hanno dimostrato, non impossibile) con i canti alpini, ma anche con un cantautore molto caro a noi fiorentini, Marasco. Il talento, come già detto prima o in questo caso la X del tanto seguito programma X-FACTOR, non manca, e non ne è mancata la brillante parodia ai suoi concorrenti vincitori, di cui la più riuscita è stata Giusy Ferreri. <<Abbiamo una buona parola per tutti>> dicono alla fine del numero <<i cantanti nei camerini si accalcano…con i propri avvocati>>.

Tra i big della canzone italiana, Battiato (con la “Hura” una doppia parodia, al cantante e a noi fiorentini), De Gregori, Nek (come un “Esercizio di stile” eseguono la sua nuova hit in sette modi diversi, anche modalità Beach boys), per poi menzionare anche quelli che hanno avuto fortuna all’estero, come Pupo, Tozzi, Romina Power e Al Bano e proprio questi ultimi, si beffeggia, canterebbero tutti in un ipotetico festival della canzone russa “Festival Zar” il cui logo sarebbe “Perché San Pietroburgo è San Pietroburgo”. Dure ore gradevolissime e oltre alle loro doti canore bisognerebbe anche complimentarci per la sagacia nell’insistere e parodiare il background italiano dal quale hanno estratto uno spettacolo geniale. Ma la ciliegina sulla torta è stato il finale, un duetto tra Mina e i rapper, Fibra e <<il primo rapper senza semi: Clementino>> con “C’è bisogno di una zebra” remix della celebre “Una zebra a pois”. L’unica pecca è che forse in platea non è stato apprezzato quanto lo sarebbe stato da un pubblico più giovane, e proprio questa è il problema: che noi più giovani questi spettacoli ce li perdiamo.

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