La pazza della porta accanto

In scena fino all'11 dicembre 2016 al Teatro Eliseo, Roma

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fotoEmozionante e toccante lo spettacolo La pazza della porta accanto di Claudio Fava. Poetico, sarebbe più giusto dire. E non solo perché la protagonista è una delle più celebri poetesse italiane del secolo scorso, Alda Merini, che qui di tanto in tanto declama, con pause e con voce spezzata e urlante alcune tra le sue poesie più celebri, ma anche per la messa in scena e la violenta dolcezza con cui gli attori raccontano la vita dietro le sbarre di un ospedale psichiatrico negli anni ’70.

Lo spazio scenico pensato da Alessandro Gassmann, con la collaborazione di Alessandro Chiti è di forte impatto. Grigio, imponente, claustrofobico. Il velo che separa la scena dalla platea contribuisce a sottolineare l’idea del manicomio-prigione in cui si svolge l’azione. Le internate non possono superarlo e gli spettatori le guardano muoversi, agitarsi, delirare protetti da quella barriera. “Guardateci, noi siamo dentro e siamo pazzi, voi che siete fuori siete i normali” sembrano dire.

Claudio Fava ha voluto rendere omaggio alla sensibilità artistica e non solo di una donna straordinaria, raccontandocela nella sua pagina forse più nera: l’internamento.

Alda Merini a soli 36 anni varca la soglia dell’ospedale psichiatrico con la diagnosi di schizofrenia e paranoia. Sono gli anni degli elettroshock, delle umiliazioni, delle proibizioni. La fotografia più celebre della poetessa la ritrae con una sigaretta tra le dita. Lì dentro le sigarette sono proibite, sono proibiti gli abiti e i contatti con l’esterno. “Sono le regole” continuano a ripetere le infermiere. I giorni passano tutti uguali, il passato è troppo lontano e inesistente è la speranza del futuro:“Il domani qui dentro è già passato”.

Il dottore (Angelo Tosto) è l’unico che comprende il talento della sua paziente e le offre gli strumenti per continuare a scrivere poesie. Dall’incontro casuale con Pierre nasce una struggente storia d’amore. Lui che non conosce le donne, i loro bisogni. Terrorizzato alla sola idea di lasciare quel posto che tanto lo fa sentire protetto e al sicuro; lei che invece gli uomini li conosce bene, che vuole vivere la loro storia fino in fondo, sognando di lasciarsi alle spalle quelle sbarre.

Anna Foglietta, conosciuta ai più per i suoi lavori sul grande schermo (Colpi di Fulmine di Neri Parenti, Tutta colpa di Freud e Perfetti Sconosciuti di Paolo Genovese, Io e la Giulia di Edoardo Leo…) o in televisione (La Squadra, Distretto di polizia, La mafia uccide solo d’estate…) è stata molto brava a interiorizzare e fare proprio un personaggio così difficile e complesso. Portando in scena non solo la malattia psichica, che richiede continui cambi di registri, di stati d’animo, di movimenti (la vediamo sempre ricurva su se stessa, quasi claudicante in un atteggiamento di chiusura), ma anche la sua anima sincera, pura. Le incertezze di una donna che nella malattia ha saggiato la forza della vita.

Liborio Natali ha emozionato il pubblico che si è lascito andare in un applauso empatico alla fine di una battuta del suo personaggio, Pierre, che conosce bene come sono guardati fuori da quelle quattro mura quelli come lui. Anche tenersi per mano susciterebbe curiosità e giudizio morboso.

Brave le compagne di degenza che hanno saputo raccontare il mondo alterato di chi galleggia negli abissi della malattia mentale.

I costumi di Mario Tufano contribuiscono a depersonalizzare le degenti, che indossano panni lisi e sporchi, tutti uguali. Ma non c’è da meravigliarsi, anche i loro nomi sono ridotti a lettere dell’alfabeto.

Il disegno luci di Marco Palmieri predilige i colori freddi, propri degli ospedali, che aggiungono distacco e imperturbabilità a quell’ambiente.

Le videografie di Marco Schiavoni accompagnano lo spettatore tra le immagini mentali di Alda Merini.

Uno spettacolo che non è solo una denuncia politica e sociale (sarebbe riduttivo definirlo teatro civile) ma è soprattutto il racconto di un anima speciale che si dona completamente, senza riserve. In una messa in scena di Alessandro Gassmann accurata e con la direzione degli attori mai lasciata al caso, in cui movimenti, respiri e parole sono studiati scrupolosamente.

La giovane Proserpina riesce dunque a risalire dall’Inferno e rivedere la luce. La poetessa dei navigli non si lascia vincere dalla rassegnazione, ma l’amore per tutto ciò che è vivo l’aiuterà a tornare alla vita.

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CREDITS

Di Claudio Fava

Con Anna Foglietta, Angelo Tosto, Alessandra Costanzo, Sabrina Knaflitz, Liborio Natali, Olga Rossi, Cecilia Di Giuli, Stefania Ugomari Di Blas, Giorgia Boscarino, Gaia Lo Vecchio

Spazio Scenico Alessandro Gassmann con la collaborazione di Alessandro Chiti

Costumi Mario Tufano

Musiche Originali Pivio&Aldo De Scalzi

Disegno Luci Marco Palmieri

Videografie Marco Schiavoni

Produzione Teatro Stabile di Catania e Teatro Stabile dell’Umbria

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Al Teatro Eliseo dal 22 novembre all’11 dicembre

Biglietteria 06 835 102 16

teatroeliseo.com

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