“Carmen” dell’Orchestra di Piazza Vittorio

Dall’8 all’11 dicembre 2016 al Teatro Verdi di Salerno

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Foto di A. de Spuches
Foto di A. de Spuches

Si abbassano le luci in sala e l’attenzione viene richiamata da una bella ragazza che entra trascinando una sedia al centro della scena e si siede aggiustando la gonna e regalando un prologo musicale con la sua fisarmonica.

Brava! È riuscita a farci entrare nella giusta atmosfera dello spettacolo e ad allontanare riflessioni di politica sociale. Tutti siamo travolti e stravolti dal clima elettorale che ha infuocato la nostra Italia negli ultimi mesi e che sembra ancora persistere. Ma ora godiamoci lo spettacolo!

Entrano due fidanzatini elegantemente vestiti d’oro ed aprono la tenda-fondale scoprendo così l’orchestra di Piazza Vittorio. Su due pedane ai lati sono sistemati gli strumenti e al centro l’apertura che offre spazio all’immaginazione. Al di sopra, una piattaforma che può essere una terrazza panoramica o una passeggiata sulle mura di cinta della città o ancora un locale all’aperto (data la presenza di due sedie col tavolino). È comunque un punto di osservazione dal quale i due testimoni, d’oro vestiti, commentano, cantando, la vicenda che vive nella sua evoluzione e ne rimangono sempre più coinvolti da diventare quasi un alter ego dei protagonisti.

Imparare a mettersi in altri panni, ascoltare le ragioni degli altri, cantare le passioni che animano i personaggi rendono sempre più vicina l’identificazione con loro ed annullano la distanza emotiva.

La trama della “Carmen” è nota.

La confusione delle lingue e delle voci colorano la vita gioiosa della carovana di migranti e contrabbandieri giunta alle porte di Siviglia esibendosi in balli e canti popolari, sotto gli occhi di un gruppo di sfaccendati soldati che fingono di mantenere l’ordine.

La bella e sensuale gitana Carmen fa innamorare José, un giovane e pacifico soldato di origine brasiliana, che ammaliato dalla sua bellezza prima diserta, poi offuscato dalla gelosia affronta in duello Escamillo, un equivoco ma affascinante torero arabo. José, per conquistare la bella zingara, non esiterà a lasciare Micaela, la giovane e dolce infermiera che avrebbe dovuto sposare. Ma Carmen, pur amandolo, non sarà disposta a perdere la sua libertà, neanche se questo significherà…. Addirittura perdere la vita.

Con la produzione de “Les Nuit de Fourviere”, la direzione artistica e regia di Mario Tronco, che firma insieme al direttore musicale Leandro Piccioni anche gli arrangiamenti, su libretto adattato da Serge Valletti, la scenografia di Lino Fiorito, i costumi di Katia Marcanio, le coreografie di Giorgio Rossi ed il disegno luci di Daniele Davino, la “Carmen” vede in scena un folto gruppo di artisti provenienti dai cinque continenti, tra musicisti, danzatori e cantanti.

Un mosaico di ritmi e stili musicali, atmosfere e musiche liberamente fuse: dal blues al tango, dalla salsa al flamenco, dalla tecno alla lirica, fino al reggae e alle esotiche sonorità arabe, indiane e africane in un viaggio che va dalla Francia alla Spagna, dalla Tunisia al Senegal, dal Brasile all’antica Persia.

Nel ruolo di Carmen la cantante Mama Marjas, il brigadiere Don Josè è Evandro Dos Reis, il torero Escamillo è Houcine Ataa, la giovane Micaela è Elsa Birgè, il tenente Zuniga è Carlos Paz Duque, i due fidanzatini Hersjana Matmuja e Dario Ciotoli, il dancarino è il trombettista Omar Lopez Valle, cui si aggiungono, tra gli altri, i musicisti Pino Pecorelli al basso e sintetizzatore, Raul Scebba alle percussioni, Ziad Trabelsi all’oud, Emanuele Boltrini alle chitarre, Saria Convertino alla fisarmonica.

La Carmen è un’opéra-comique, ispirata dalla musica popolare gitana. Il nostro lavoro – così dice Mario Tronco tende ad esaltare le zone della partitura di forte ispirazione popolare. Con Leandro Piccioni cerchiamo di mettere a nudo la composizione, renderla il più semplice possibile per capire dove si trova il centro dell’emozione. La semplicità della melodia spogliata ti avvicina idealmente al momento in cui l’autore l’ha composta. Questa è la parte più interessante del nostro lavoro, o almeno, quella che noi amiamo di più.

Regalano momenti di vivacità le caratterizzazioni dei personaggi, le coreografie delle danze, le movenze dei soldati e il tutto riesce a far sentire la fragranza dell’aria popolare nei suoi tempi e luoghi.

Particolarmente suggestivo il gioco delle luci e alcune sorprese ad effetto rendono variegata la costruzione registica.

Il pubblico ha apprezzato.

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