Chi ha incastrato Mary Poppins

Andato in scena al Teatro di Cestello di Firenze

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fotodi Marco Predieri

con Marco Predieri, Maria Rita Scibetta, Rita Iacone, Eleonora Cappelletti, Simone Marzola

produzione Altrove Teatro

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Mentre ancora si aspetta Godot, nel clima di precarietà di questi tempi che non si discostano troppo dal teatro dell’assurdo, sul palcoscenico del Cestello si palesa una colf capace di rassettare casa e anima.

Se le nostre relazioni affettive fanno spesso le spese delle nostre incertezze, del nostro orgoglio, della paura e della demotivazione che ci espropria di sogni e progetti ambiti, allora questa figura epifanica è tanto di guadagnato: viene a dirci, non tanto a parole, quanto con i fatti, che dedicarsi con cura alle persone care e agli spazi intimi della propria vita è un’esigenza che non ha prezzo, ma assoluta priorità.

Una figura carismatica, capace di valutare le circostanze come un narratore onnisciente, dall’alto della sua esperienza si affaccia sul presente di due giovani coppie, raccontandocele orfane di guida e di riferimenti e dandoci modo di osservare da vicino il quadro attuale di molte famiglie in embrione, spaccato di fragilità, castello di carte male assestate in attesa del primo vento che solo impegno e dedizione potranno far cementare.

Uscita a sorpresa dal cilindro, questa Mary Poppins, che sembra ispirarsi un po’ anche alla celebre pellicola “Mrs. Doubtfire”, denuncia l’incapacità di comunicarsi quale causa principale delle dinamiche del fraintendimento e ci ricorda che nella vita non “basta un poco di zucchero”, ma serve olio di gomito a volontà.

Ines Arsì

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