I giganti della montagna

In scena il 10 e 11 dicembre 2016 alla Sala Pasolini di Salerno

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fotodi Luigi Pirandello

adattamento e regia Roberto Latini (*Premio della Critica ANCT 2015)

musiche e suoni Gianluca Misiti (*Premio Ubu 2015 Miglior progetto sonoro o musiche originali)

luci e direzione tecnica Max Mugnai

con Roberto Latini

video Barbara Weigel

elementi di scena Silvano Santinelli, Luca Baldini

assistenti alla regia Lorenzo Berti, Alessandro Porcu

movimenti di scena Marco Mencacci, Federico Lepri

organizzazione Nicole Arbelli

produzione Fortebraccio Teatro

in collaborazione con Armunia Festival Costa degli Etruschi – Festival Orizzonti – Fondazione Orizzonti d’Arte – Emilia Romagna Teatro Fondazione

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Tre microfoni inclinati sull’asta si incontrano ad incrocio al centro della scena coperti da una ‘pezza’ di garza di un colore incerto fra il rosso mattone e il marrone bruciato. Sono, insieme ad una sedia, gli elementi di scena che aiutano l’attore a destreggiarsi nel ‘gigantesco compito di vivere lo spettacolo’.

I giganti della montagna” è un dramma incompiuto dello scrittore italiano Luigi Pirandello, che prevede i seguenti Personaggi:

La compagnia della Contessa:

Ilse, detta ancora La Contessa

II Conte, suo marito

Diamante, la seconda donna

Cromo, il caratterista

Spizzi, l’attor giovane

Battaglia, generico-donna

Sacerdote

Lumachi, col carretto

***

Gli scalognati:

Cotrone, detto II mago

II nano Quaquèo

Duccio Doccia

La Sgricia

Milordino

Mara-Mara con l’ombrellino, detta anche la Scozzese

Maddalena

***

I giganti della montagna:

Arcifa

Dornio

Cuccurullo

Bollacchiano

Bolaffio

La Vecchia Carocchia

Urna, la sposa

Lopardo, lo sposo

Fantocci, apparizioni

L’Angelo Centuno e la sua centuria

Ovviamente dal programma di sala si evince che l’intero spettacolo è interpretato da un solo attore, non di meno ci si aspettava altro, in merito alla cornice scenografica e non solo.

Un esercizio di stile, eseguito con indiscussa bravura ma pur sempre riduttivo rispetto alla grandezza dell’opera.

Voce profonda e duttile si compiace in toni e ritmi, sonorità e coloriture che rimandano a suggestioni di personaggi evocati.

Un sapiente uso delle mani che volteggiano nell’aria sfiorando un’arpa invisibile, accarezzano la testa nuda come a tastarne i contorni alla ricerca di una conferma dell’essenza che si avvolge su se stessa ripiegandosi nel corpo. Fisicità esposta e nascosta in un dispiego altalenante di forma e sostanza.

La materia occupa lo spazio in un movimento continuo, a tracciare l’evoluzione della storia. Roberto Latini misura a gran passi la scena tracciando percorsi ovoidali come puntini sospensivi a unire frammenti di racconti. Passaggi drammatici e surreali illuminati da fasci di luce sottolineati da suscettibili racconti sonori e musicali.

Così, si sono ricordati ottanta anni dalla scomparsa del grande drammaturgo, Luigi Pirandello (Girgenti, 28 giugno 1867 – Roma, 10 dicembre 1936) drammaturgo, scrittore e poeta italiano, insignito del Premio Nobel per la letteratura nel 1934.

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