La “Madama Butterfly” della prima

In scena al Teatro alla Scala di Milano fino all’8 gennaio 2017

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Una Butterfly dai contrasti pastello e dai colori tenui della tragedia: intensa, elegante, raffinata senza essere leziosa. Una prima versione che lo stesso Chailly definisce “riparatrice” verso l’autore che, nel 1907 vide un fiasco – forse pilotato – proprio in questo stesso teatro, per quella che poi sarebbe diventata, con qualche taglio e qualche revisione, una delle opere più rappresentate di sempre.

La Scala ha compiuto con questa prima un’operazione titanica. Grazie al supporto del Comune di Milano e di diversi sponsor privati, questa Madama Butterfly è diventata un evento non solo per i milanesi, che l’hanno respirata per le strade, nei musei, nelle vetrine dei negozi e nei teatri cittadini grazie alle iniziative della “Prima diffusa”, ma anche per i 12 milioni e mezzo di spettatori che hanno seguito la diretta su RAI 1.

Un torto riparato – quello verso Puccini – che, sebbene a più di un secolo di distanza, arriva come riconoscimento postumo non solo da parte del teatro, ma anche da parte di tante, tante, persone che si sono assiepate in galleria Vittorio Emanuele II per seguire la diretta, nei teatri di quartiere, nei musei o nel salotto di casa.

E d’altronde come si può non amare un’opera così intensa, dove la musica diventa un sentimento liquido che scende sullo spettatore in forma di sensazioni indotte dal dialogo tra le voci e l’orchestra, tra il libretto e la musica, tra la narrazione e gli accenti che salgono e calano così magistralmente all’unisono.

Una scrittura, quella del maestro toscano, che anticipa di molti anni il cinema, dove il pentagramma diventa completamento delle vicende e riesce ad indurre gli stati d’animo richiesti dalla trama nello spettatore. Connubio questo che, proprio nella Butterfly, giunge al suo apice, in un susseguirsi di momenti dove non esistono linee piatte, mentre lo spettatore viene immerso nello svolgersi delle vicende di Ciò-Cio-San e ne segue prima l’estasi amorosa, poi il rifiuto della realtà e infine la tragedia dell’abbandono.

La complessa operazione della Scala che, come dicevamo, ha trasformato questa Madama Butterfly in un vero evento mediatico, ha colto nel segno, grazie ad un eccellente lavoro sul palco, nella buca, nei laboratori di scenografia, negli uffici, sui media e nelle strade. Un lavoro che ha dato lustro al teatro e alla città, dimostrando (nel caso ce ne fosse bisogno), che l’opera non è una cosa morta nel passato dell’era pre-digitale, ma può ancora oggi essere una risorsa importante.

Con questa produzione La Scala prosegue il percorso pucciniano iniziato con Turandot e La fanciulla del west, riportando le opere alla versione voluta dall’autore: la regia di Alvis Hermanis è infatti allo stesso tempo moderna e filologica, così come le scene, firmate dallo stesso Hermanis e da Leila Fteita, che riescono ad essere essenziali e monumentali allo stesso tempo.

La scena è composta da una struttura a pannelli mobili che ricorda le antiche case giapponesi, ma diventa una sorta di piano verticale nel quale i personaggi sembrano apparire e scomparire come incastonati all’interno di una dimensione verticale, dove i protagonisti restano nel piano più basso, mentre a quelli più alti sembrano sfilare le proiezioni delle loro tragedie interiori e inconsce o materiali e metafisiche come lo zio Bonzo, che appare quasi in forma di spettro.

La direzione di Riccardo Chailly, che pur in alcuni passaggi perde l’equilibrio con il palco coprendo i cantanti, è quanto più vicina all’idea di Puccini si possa avere in testa, evidenziando con maestria vera tutti gli accenti e i chiaroscuri, rendendo alla perfezione tutte le sfumature cromatiche della partitura, creando il giusto pathos con i crescendo, senza dimenticare di valorizzare le melodie e le romanze che hanno reso celebre l’opera.

Un plauso particolare va fatto ai costumi di Kritine Juriane, che ha saputo creare dei meravigliosi quanto funzionali pezzi d’arte indossabili, ispirandosi all’antica tradizione del kimono giapponese, e compiendo un lavoro di ricerca facilmente rintracciabile nei tessuti, nel taglio e nell’effetto sorprendente dell’insieme.

La Cio-Cio-San di Liana Aleksanyan ha visto momenti alti e attimi meno luminosi, con qualche difficoltà percepibile nei passaggi di registro più complessi e una tessitura non sempre morbida, la soprano ha avuto difficoltà anche nei fiati in alcuni passaggi, soprattutto nei registri più gravi, offrendo però nell’insieme una buona prova, compensata soprattutto dalle sue doti empatiche.

Annalisa Stroppa ha interpretato una Suzuki convincente nel mostrare il suo dispiacere per la padrona, accompagnandola nella sua tragedia con un canto morbido e ricco di sfumature in tutte le sue espressioni.

Bryan Hymel, al contrario, non ci è sembrato del tutto all’altezza del ruolo di Pinkerton, sottomettendo l’espressività all’apertura vocale, pur con un’intonazione perfetta, ci è sembrato poco in linea con la protagonista femminile e più in generale con il tono della rappresentazione, mostrando una grande potenza, ma fallendo nell’interpretazione delle pieghe psicologiche del personaggio, che ha perso così buona parte del suo spessore.

Lo Sharpless di Carlos Alvarez è invece giustamente impettito, nobile nei movimenti e fermo nel suo distacco iniziale, riuscendo però a trasmettere la sua pena per la protagonista durante lo svolgersi della trama, con voce limpida e priva di sbavature.

Anche Carlo Bosi, nel ruolo di Goro, ha offerto una prova interessante e ben riuscita, tanto da spiccare spesso sul collega Hymel, grazie ad un timbro ben definito e ad un fraseggio morbido ma preciso.

Il coro della Scala, diretto dal maestro Bruno Casoni, ha offerto come sempre una buona prova, anche se, forse, il coro a bocca chiusa, è sembrato un po’ troppo cantato.

Al termine della rappresentazione lunghi e sentiti applausi per tutti, in particolare per la protagonista e per Chailly.

La recensione si riferisce alla recita di venerdì 16 dicembre 2016.

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Madama Butterfly

Musica di Giacomo Puccini

Versione originale Milano 1904

 

Tragedia giapponese in due atti 

Libretto di Giuseppe Giacosa e Luigi Illica

(Ricostruzione della 1ª versione 1904 di Julian Smith; Casa Ricordi, Milano)

 

Coro e Orchestra del Teatro alla Scala

Nuova produzione Teatro alla Scala

Direttore: Riccardo Chailly

Regia: Alvis Hermanis

Scene: Alvis Hermanis e Leila Fteita

Costumi: Kristine Jurjāne

Luci: Gleb Filshtinsky

Video: Ineta Sipunova

Coreografia: Alla Sigalova

Drammaturgo: Olivier Lexa

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CAST

Madama Butterfly (Cio-Cio-San): Liana Aleksanyan

Suzuki: Annalisa Stroppa

Kate Pinkerton: Nicole Brandolino

F.B. Pinkerton: Bryan Hymel

Sharpless: Carlos Álvarez

Goro: Carlo Bosi

Il principe Yamadori: Costantino Finucci

Lo zio bonzo: Abramo Rosalen

Yakusidé: Leonardo Galeazzi

Commissario imperiale: Gabriele Sagona

L’Ufficiale del registro: Romano Dal Zovo

La madre di Cio-Cio San: Marzia Castellini

La zia di Cio-Cio San: Maria Miccoli

La cugina di Cio-Cio San: Roberta Salvati

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