Lo Schiaccianoci

Andato in scena al Teatro Verdi di Firenze

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nullSe a ogni ricorrenza corrisponde una tradizione, a Natale corrisponde lo Schiaccianoci, storia di Clara che proprio nella notte del 24 Dicembre viene a conoscenza di un mondo fantastico, fatto di leccornie, fiocchi di neve, fiori danzanti ma anche perfidi topi proprio nel salotto di casa sua.

E anche quest’anno, non proprio nel salotto bensì nella platea del Teatro Verdi, il 22 Dicembre, siamo stati trasportati anche noi spettatori in quel mondo fiabesco, reso possibile non soltanto dalla bravura dei due etoiles: Anbeta Toromani, nel ruolo della piccola Clara e Alessandro Macario, nel ruolo dello Schiaccianoci, che hanno ballato i passi diretti da Amedeo Amodio, ma anche dalle scene ciclopiche e dai costumi vivacissimi di Emanuele Luzzati.

Tutto lo spettacolo, che è la versione italiana del balletto del 1989 sulle musiche di Peter Il’ic Cajkovskij , ma tratto dal racconto “Nussknacker und Mausekonig” del tedesco Hoffmann, è giocato anzi ballato sulla interscambiabilità di luci ed ombre cinesi che rimandano proprio a quel mondo fanciullesco e colmo di fantasia, un mondo e un modo già usato nell’antichità per raccontare ai più piccoli delle storie.
Dalla scena principe in cui l’eclettico orologiaio di paese, Drosselmeier, allieta gli ospiti alla festa con giochi di magia e regala ai bambini i doni, si ha un climax di emozioni che hanno origine dal primo balletto fra il burattinaio e il suo burattino in cui passi di danza classica vengono a contatto anche con passi più moderni, quale il Moon walk alla Michael Jackson. Poi si prosegue con il pas de deux dello Schiaccianoci e la sua Clara in cui non bisogna soltanto sottolineare la loro maestria nel ballare ma anche nell’interpretazione della bambina e del burattino di legno. Però i momenti che hanno mosso gli animi e commosso gli occhi di tutta la platea sono stati il Valzer dei fiocchi di neve, in cui il corpo di ballo con tutù bianchi rimandava la sensazione della leggerezza e del candore che solo la neve ha quando scende, oppure il Valzer dei fiori, in cui sullo sfondo vi erano drappi coloratissimi che riprendevano i papillon esagerati dei ballerini.

Gli applausi non sono mancati, anche quelli a scena aperta, di un pubblico entusiasta e sbalordito dopo che due ore e mezzo erano trascorse con sorprendente velocità, sia per i due protagonisti che sono stati accolti da una standing ovation sia al corpo di ballo, in cui abbiamo visto anche una ballerina asiatica, simbolo, anche lei, come la nuova etoile di colore, Misty Copeland dell’American Ballet Theatre, che la danza, come tutte le arti, non ha razza, né colore di pelle, né limite alla fantasia, ma anzi è un mondo leggero e leggiadro in cui bisogna entrarci in punta di piedi, o meglio, “sulle punte”.

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