Una vita da gatto

In sala dal 7 dicembre 2016

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Foto di Takashi Seida
Foto di Takashi Seida

Genere: commedia

Regia: Barry Sonnenfeld

Cast: Kevin Spacey, Jennifer Arner, Robbie Amell, Cheryl Hines, Mark Consuelos, Malina Weissman, Christopher Walken

Origine: Usa

Anno: 2016

In sala dal 7 dicembre 2016

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Creare un film in cui interagiscono animali e uomini richiede un certo impegno tanto più se i primi sono gatti che, pur se dotati di capacità di apprendimento pari a quella dei cani, sono in genere caratterizzati da un senso di autonomia e utilitarismo – come sostengono le addestratrici coinvolte nella pellicola – più spiccato rispetto al cane che per gratificare il padrone è disposto a obbedirgli rifacendo una scena più volte e dimostrandogli così palesemente il proprio amore.

Dato il tenore di questa storia dallo spirito tipicamente natalizio condito dalla speranza non così scontata – in fondo tutti la coltiviamo senza rivelarla per paura di essere tacciati di banalità – di un miglioramento di alcune persone che una vita sempre più strampalata rende aride e superficiali, non poteva esserci soggetto più azzeccato di un felino con il suo istinto individualista e opportunista che lo porta a soddisfare i propri bisogni e non quelli altrui: fatto che negli animali guidati da pulsioni istintive diverte, ma che nell’uomo raziocinante è assolutamente disdicevole e fonte di guai per chi lo circonda.

Bene ha fatto dunque il regista Barry Sonnenfeld a portare avanti il suo progetto senza curarsi di eventuali sentenze di ‘opinionisti modaioli’ di turno e del fatto di essere fortemente allergico ai gatti per cui ha sguinzagliato i propri collaboratori alla ricerca di mici ipoallergenici come i siberiani e, come se non bastasse, con occhi di un certo tipo di azzurro e naturalmente con una folta e carezzevole pelliccia.

Dalla Russia sono arrivati sul set star-gatti ciascuno con le proprie peculiari abilità come Gene, attor-micio superesperto in scene in cui è richiesto un atteggiamento calmo e riflessivo (quasi umano della miglior natura, quindi raro in entrambe le specie), Connery, micio catapulta, un mago nelle scene d’azione, Yuri con un forte senso del ritmo, il Roberto Bolle dei felini…

Ovviamente a un cast di tale genere il regista non poteva non affiancare attori del calibro di Kevin Spacey nei panni di Tom Brand, imprenditore che si è fatto i soldi e pensa più a questi che alla famiglia da cui ha ricavato un matrimonio fallito, un rapporto problematico con il figlio di primo letto (il bravo Robbie Amell), un faticoso tran tran con Lara, la seconda moglie un po’ satura di continue assenze (la raffinata Jennifer Garner) e un affetto incondizionato da Rebecca, la loro bimba undicenne innamorata del padre e dei sogni (eccezionale Malina Weissman) e soprattutto desiderosa di avere un gatto per il proprio compleanno, regalo tanto più prezioso in quanto il plutocrate padre li detesta.

Se il nostro eroe non percepisce come problematico il rapporto familiare, tuttavia non può non patire difficoltà e grattacapi sul lavoro per l’egocentrica ambizione di realizzare uno status symbol che lo ricordi perennemente come gli uomini di oggi rammentano Federico II grazie allo splendido Castel del Monte ad Andria/BA. Brama che gli crea anche tacita ostilità nel buon senso di alcuni soci e il manifestarsi di un ostacolo nell’avidità di collaboratori senza scrupoli. Guai a pensare più alle proprie ambizioni che agli affetti familiari perché può accadere come al nostro Tom Brand che, invece di finire nell’aldilà, si trova in modo magico e surreale imprigionato nell’intollerabile pelliccia di Mr. Fuzzypants, il detestato gatto acquistato obtorto collo per la propria figlia presso Felix Perkins, singolare, eccentrico ed enigmatico commerciante di felini (un Christopher Walken dai modi seducenti e ammalianti) con un negozio che profuma di passato e di magia: un’enclave da favola nell’esasperante modernità della metropoli newyorchese.

Guardare la vita da una prospettiva a livello di pavimento (splendidi quelli che compaiono nella pellicola) con zampe incapaci di scrivere e un’impossibilità quasi totale di comunicare verbalmente con gli uomini costringe il nostro eroe a soffermarsi, guardare, osservare e comprendere quelle persone che da umano distratto e amante solo di sé aveva solamente sbirciato e usato quando gli erano utili senza comprendere quanto bisogno reciproco ci fosse da entrambe le parti.

Riuscirà Mr. Fuzzypants/Tom a compiere quel percorso che lo può aiutare a trovare in sé la capacità di guardare gli altri non mutando se stesso, ma imparando a osservare in modo diverso la realtà delle persone che gli vogliono bene e ad agire di conseguenza?

Non resta che andare a vedere un ottimo film divertente, simpatico e piacevole senza fare troppe ‘pulci’ e chissà che non capiti il miracolo che qualcuno divenga meno egocentrico.

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