I marziani al mare

In scena fino al 15 gennaio al Teatro delle Spiagge, Firenze

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A dieci anni di distanza dai Marziani, Beatrice Visibelli e Marco Natalucci tornano a vestire i panni di Mara e Alvaro, una coppia di fiorentini come ce ne sono state tante, negli anni ’60. Ora però siamo alla fine dell’estate del ’73, di panni è bene indossarne pochi e leggeri, soprattutto in spiaggia. Certo faceva più caldo ad agosto, ma a settembre si spende meno e si gode uguale, almeno secondo Alvaro. In un decennio il mondo ha fatto in tempo a cambiare: sono state inaugurate le torri gemelle, Salvador Allende è il nuovo presidente cileno, i Pink Floyd si ribattezzano con la formazione che li farà passare alla storia e un tale David Bowie fa impazzire i giovani inglesi. Fra questi anche Noemi, figlia della coppia, che è andata a vivere a Londra e da oltremanica cerca di far assaporare anche ai suoi quest’ondata di nuovo che travolge l’occidente. A giugno è uscito un 45 giri che fa proprio al caso di Mara, e così da un ombrellone un po’ storto sulle spiagge bianche di Rosignano Solvay si sente Is there life on Mars? di Bowie e chissà quanti, sul litorale, l’hanno già ascoltata, e chissà quanti hanno capito cosa significa. C’è vita su Marte? Secondo Mara decisamente sì. Per Alvaro ovviamente no. Ma poi, anche se ci fosse, ci si può forse preoccupare di Marte quando ancora in Italia la classe operaia non ha raggiunto la coscienza sociale che permette l’istaurazione un governo comunista? Anche su quel fronte le cose sono cambiate, perché ormai da un anno e mezzo il PCI ha un nuovo segretario, Enrico Berlinguer. Il compagno Alvaro, però, autista dell’ATAF ormai in pensione, non è molto convinto di questo sardo col cognome difficile da pronunciare. Poi c’è la rivoluzione sessuale sessantottina, che deve ancora attecchire in Italia, ma sta già dando i primi frutti anche tra chi sembrerebbe imperturbabile…

Insomma in riva al mar Tirreno, sulle caraibiche e carbonatiche spiagge a sud di Livorno, Mara e Alvaro non inalano soltanto agenti chimici belgi, ma anche l’aria di cambiamento che gli anni ’70 hanno trasportato un po’ ovunque. Il testo di Alberto Severi con la regia di Nicola Zavagli scorre leggero come una brezza marina, tra canzoni indimenticabili e botta e risposta spiritosi, con quel tanto di parlata fiorentina che guarnisce senza appesantire. Ci si diverte e ci si rilassa, come distesi su una comoda sdraio sulla spiaggia. Quasi non ci si accorge che, intanto, anche il sole fa il suo mestiere, prima di tramontare, roseo, all’orizzonte. E ci si brucia anche un po’ alla fine, con quel sole che, quieto, ci arrossa la pelle. No, non è il sol dell’avvenire, Alvaro. Non è nemmeno un brusco trasferimento sul pianeta rosso, cara Mara. A bruciarci è un’insidiosa malinconia, uno sfarfallio nello stomaco a ritmo di The dark side of the moon, un ricordo nostalgico di un’epoca ineguagliabile, per chi l’ha vissuta e per chi se l’è fatta raccontare. Un’improvvisa, lancinante epifania: siamo noi. Mara e Alvaro siamo tutti noi, prima o dopo, e non perché parlano come noi o vanno al mare dove andiamo noi, ma perché scappano da quello da cui fuggiamo anche noi. Now she walks through her sunken dream / To the seat with the clearest view / And she’s hooked to the silver screen. Camminiamo nei nostri sogni sommersi, cerchiamo il posto con la visuale migliore e rimaniamo catturati dallo schermo argentato. Ognuno ci veda quello che vuole, nel disco volante che sovrasta la Solvay l’11 settembre del ’73, ognuno decida dove immaginarsi un futuro migliore, se a Londra, dietro una duna di bicarbonato o sul suolo purpureo di un altro pianeta. Ovunque si arrivi con l’immaginazione, c’è vita, e il piccolo Teatro delle Spiagge continua a mettere in scena la sua biodiversità.

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