Il Flauto Magico

Dal 13 al 22 gennaio al Teatro Verdi, Trieste

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Il Flauto Magico, in scena dal 13 al 22 gennaio, è senz’altro uno degli appuntamenti più importanti della stagione in corso: il capolavoro di Mozart, che manca dal palcoscenico triestino dal 1997, ritorna in una nuova attesa produzione della nostra Fondazione Lirica firmata da Valentina Carrasco, regista argentina, già parte del collettivo Fura dels Baus, che ha di recente diretto Norma a Londra alla Royal Opera House (come Associate Director) e in Italia (a giugno 2016) Proserpina di Wolfgang Rihm, all’Opera di Roma.
Nata a Buenos Aires, dove ha studiato musica, danza e letteratura, Carrasco ha iniziato la sua carriera nel mondo dell’audiovisivo, vivendo per molti anni a Parigi. Come regista si è affermata sulla scena internazionale, raccogliendo numerosi premi e riconoscimenti in tutto il mondo. Tra gli allestimenti più importanti della sua carriera: Auf den Marmorklippen di Giorgio Battistelli (vincitore nel 2002 del Critics Award Opera tedesco per la miglior produzione), Le Grand Macabre da Ligeti, diretto con Alex Ollé, e Colon Ring tratto dal Ring di Wagner per il Teatro Colón di Buenos Aires.
A proposito de Il Flauto magico, spiega Carrasco di volere portare in scena l’Opera “dando un’importanza speciale al ruolo delle due divinità Isis, rappresentata dalla Luna (come nell’antico Egitto) simbolo della notte ma anche della femminilità, ed Osiris, rappresentato dal Sole (come nella mitologia egiziana) simbolo del giorno ma anche della mascolinità. Nella nostra visione le divinità sono due bambini e quindi l’allestimento si configura come un gioco, il loro gioco. E mentre i bimbi giocano, litigano, una bambola si rompe e con i pezzi rotti si tenta di ricostruire il giocattolo perduto: così si originano tutti gli eventi presenti ne Il Flauto magico.” L’idea della “casa di bambole” vuole essere “una riflessione sulla condizione umana la cui vita sembra, altrettanto gestita da entità non corrispondenti ai principii razionali con cui ci ostiniamo nel tentativo di capire il mondo”.
Il Flauto magico è un’opera elaborata e dalle molteplici letture: in questa edizione viene affidata alla bacchetta del Maestro Pedro Halffter Caro, di ritorno a Trieste dopo lo splendido concerto (con musiche di Čajkovskij, Prokof’ev e Musorgskij) di quest’autunno nel corso della Stagione Sinfonica, un grande successo personale per il Maestro d’origine madrilena. Halffter Caro è un grande professionista della scena internazionale, dalla carriera eclettica: direttore, compositore, direttore artistico del Teatro de la Maestranza a Siviglia.

Rappresentato per la prima volta al Theater auf der Wieden di Vienna il 30 settembre 1791, due giorni dopo la stesura finale della partitura da parte di Mozart, Il Flauto Magico incarna in sé un compendio delle possibilità artistiche dell’Opera: è opera seria con accenti drammatici, è opera buffa fatta di manifestazioni di gioia, leggerezza, ironia, è rappresentazione sacra, opera proto-romantica, è un turbinio di registri che la musica di Mozart riesce a ricondurre in unità compiuta.
Un’altra caratteristica unica del lavoro mozartiano è la sua possibilità di lettura su diversi livelli, la sua ricchezza interpretativa. L’approccio più immediato è quello della fiaba, dato dalla storia che tradizionalmente si dipana tra dame da salvare, prove, imprevisti, personaggi nettamente tratteggiati e dai numerosi elementi fantastici. Ci possono poi essere letture più raffinate che colgono i riferimenti della storia d’ispirazione illuminista, o quelli di una continua contrapposizione di principi opposti: la luna, il sole, il capovolgimento del bene e del male, la confusione tra il vero e il falso.
Infine sono noti i rimandi al mondo della Massoneria, ai suoi riti di iniziazione con il continuo ritorno del numero 3 (sia musicalmente che nei personaggi), i simboli, i richiami alla fratellanza, all’evoluzione dell’uomo nel superamento di prove.
In scena due cast di grande equilibrio, e con molti giovani affermati cantanti della scena internazionale.
Il ruolo di Tamino è affidato al tenore turco Merto Sungu – di ritorno a Trieste dopo la partecipazione nel Die Fledermaus la scorsa stagione – e a Vassilis Kavayas. Il soprano Elena Galitskaya – che ricordiamo come Sophie nel Werther della scorsa stagione – sarà Pamina, con Lucrezia Drei. Il gran sacerdote Sarastro è affidato al basso Petar Naydenov. La Regina della Notte è cantata dal soprano Katharina Melnikova, che si alternerà nel ruolo con Olga Dyadiv. Nel ruolo di Papageno si avvicenderanno Peter Kellner, al suo debutto sul palcoscenico triestino, e Dario Giorgelè, di ritorno a Trieste dopo la partecipazione in Bohème. Papagena è affidata a Lina Johnson, voce molto nota al pubblico triestino che l’ha di recente vista nella Cenerentola e nel Rigoletto. Motoharu Takei avrà il ruolo di Monostatos.

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Scene: Carles Berga
Costumi: Nidia Tusal
Luci: Peter van Praet
Maestro del coro: Francesca Tosi

In collaborazione con Sawakami Opera Foundation
Nuovo allestimento della Fondazione Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste

Personaggi e interpreti:

Sarastro
Petar Naydenov


Tamino
Merto Sungu (13, 17, 19, 22/I)

Vassilis Kavayas (14, 21/I)


Pamina
Elena Galitskaya (13, 17, 19, 22/I)
Lucrezia Drei (14, 21/I)


Regina della Notte
Katharina Melnikova (13, 17, 19, 22/I)
Olga Dyadiv (14, 21/I)


Papageno
Peter Kellner (13, 17, 19, 22/I)
Dario Giorgelè (14, 21/I)


Papagena
Lina Johnson


Monostatos
Motoharu Takei


Oratore
Horst Lamnek


Prima dama
Olga Dyadiv (13, 17, 19, 22/I)
Rinako Hara (14, 21/I)


Seconda dama
Patrizia Angileri


Terza dama
Isabel De Paoli


Primo sacerdote/Secondo armigero
Giuliano Pelizon


Secondo sacerdote/Primo armigero
Francesco Paccorini


Tre genietti
Elena Boscarol, Simonetta Cavalli, Vania Soldan

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